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Un ex agente ICE è stato incriminato per aver mentito sulla sparatoria di Minneapolis
Agenti dell'ICE accanto a un veicolo federale a Minneapolis durante Operation Metro Surge, 8 gennaio 2026. Credito: Chad Davis / Flickr — CC BY 4.0 — foto ritagliata.
Giustizia 3 min di lettura

Un ex agente ICE è stato incriminato per aver mentito sulla sparatoria di Minneapolis

Christian Castro deve rispondere di sei capi d'accusa per false dichiarazioni agli investigatori federali. Il caso riapre lo scontro tra Minnesota e Texas e le divisioni all'interno del Dipartimento di Giustizia.

La procura federale ha incriminato un agente dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE), l'agenzia federale per l'immigrazione, con l'accusa di aver mentito agli investigatori sugli eventi che portarono al ferimento di un cittadino venezuelano durante la stretta sull'immigrazione a Minneapolis all'inizio dell'anno. Christian Castro, 52 anni, l'agente che secondo le autorità sparò a Julio Cesar Sosa-Celis colpendolo a una gamba, deve rispondere ora di 6 capi d'accusa per false dichiarazioni agli investigatori federali, secondo quanto riferito da una persona informata sull'indagine. L'atto d'accusa, emesso mercoledì da un grand jury, resta secretato finché Castro non sarà preso in custodia.

Castro è il primo agente federale dell'immigrazione a essere perseguito dal Dipartimento di Giustizia dell'Amministrazione Trump per fatti legati a Operation Metro Surge, l'operazione avviata a dicembre e ampliata a gennaio con l'invio di migliaia di agenti nell'area di Minneapolis e St. Paul, che il Dipartimento di Sicurezza Nazionale ha definito la più grande mai condotta. L'operazione era già finita sotto accusa per la morte di due cittadini americani: Renee Good, uccisa il 7 gennaio da un agente dell'ICE, e Alex Pretti, ucciso il 24 gennaio dalla polizia di frontiera.

Secondo la ricostruzione delle autorità del Minnesota, il 14 gennaio Castro e un collega inseguirono un uomo, Alfredo Alejandro Aljorna, fino alla casa in cui viveva insieme a Sosa-Celis. Castro sparò attraverso la porta d'ingresso e colpì Sosa-Celis alla coscia. Le autorità federali accusarono poi il venezuelano e un altro uomo di aver picchiato un agente con un manico di scopa e una pala da neve, ma ritirarono tutte le accuse a febbraio, dopo che alcuni video avevano sollevato dubbi sulla ricostruzione fornita dagli agenti.

Il braccio di ferro tra Minnesota e Texas

L'incriminazione federale arriva una settimana dopo la scarcerazione di Castro in Texas. Le autorità del Minnesota lo avevano incriminato separatamente per aggressione e falsa denuncia e lo avevano fatto arrestare alla fine di maggio. L'agente era stato detenuto a Brownsville, al confine con il Messico, in attesa dell'estradizione.

Il governatore del Texas Greg Abbott si è però rifiutato di firmare il mandato di estradizione, citando le indagini sulle frodi nei programmi sociali del Minnesota, le stesse che Trump aveva richiamato per giustificare la stretta anti immigrazione nello Stato del nord degli Stati Uniti. Le autorità del Minnesota avevano chiesto che Castro non fosse scarcerato per il timore che potesse fuggire in Messico: in una causa hanno riferito che, dal carcere, l'agente aveva parlato con una donna della possibilità di sposarla e comprare una casa oltre confine. Il giudice federale Fernando Rodriguez Jr. si è comunque rifiutato di ordinare l'estradizione e il 27 agosto, scaduto il limite di 90 giorni previsto dalla legge texana, Castro è stato liberato.

Lo scontro tra i due Stati resta aperto. Il Procuratore Generale del Minnesota, Keith Ellison, ha accusato Abbott di voler trasformare il Texas in "uno Stato santuario per criminali violenti", assicurando che Castro "non sfuggirà alla giustizia in Minnesota". Abbott ha replicato su X definendo "pessimi avvocati" i suoi interlocutori. Un suo portavoce ha però fatto sapere che la polizia texana è pronta ad assistere le autorità federali nell'arresto. Il Dipartimento di Sicurezza Nazionale aveva invece definito il procedimento del Minnesota "illegale e nient'altro che una trovata politica", sostenendo che la competenza spetti esclusivamente alle autorità federali.

Lo scontro all'interno del Dipartimento di Giustizia

All'inizio della settimana un procuratore federale che lavorava al caso, Matthew Evans, aveva detto agli avvocati di Sosa-Celis e delle altre vittime che i vertici del Dipartimento di Giustizia avevano bloccato il suo tentativo di contestare a Castro un'accusa più grave, per violazione dei diritti civili in relazione alla sparatoria, secondo quanto rivelato da ProPublica.

Una persona informata sull'indagine citata dall'Associated Press ha contestato questa ricostruzione, sostenendo invece che l'inchiesta è ancora in corso e che non è stata presa alcuna decisione definitiva su eventuali ulteriori accuse. La sezione del Minnesota dell'American Civil Liberties Union ha comunque annunciato che Sosa-Celis chiederà anche un risarcimento al governo federale per quanto ha subito.

Castro era stato messo in congedo a febbraio, dopo l'apertura dell'indagine, e sospeso senza stipendio il giorno successivo alla scarcerazione. "Gli uomini e le donne dell'ICE sono chiamati a far rispettare la legge e sono tenuti ai più alti standard di professionalità, integrità e condotta etica", aveva dichiarato a febbraio il direttore facente funzioni dell'agenzia, Todd Lyons, assicurando che eventuali violazioni "non saranno tollerate".

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