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Petrolio sopra i 95 dollari, Hormuz torna a pesare sui mercati
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Economia 23 min di lettura

Petrolio sopra i 95 dollari, Hormuz torna a pesare sui mercati

I nuovi attacchi nel Golfo spingono il Brent ai massimi da luglio. il Segretario al Tesoro Bessent scommette sui nuovi oleodotti per ridurre il peso dello Stretto in futuro, mentre crescono i timori per inflazione e Fed.

La nuova ondata di raid americani sull'Iran ha fatto risalire il petrolio, con gli investitori che stanno tenendo in conto il ritorno a una fase più calda del conflitto nel Golfo Persico. I future sul Brent, il riferimento internazionale, sono saliti di oltre il 4% superando i 94 dollari al barile, mentre il WTI, il riferimento americano, è cresciuto del 4,5% avvicinandosi ai 90 dollari. Oggi il Brent per consegna a novembre ha toccato i 96,59 dollari. Il giorno prima dell'inizio della guerra, a fine febbraio, aveva chiuso a 72,48.

I mercati hanno reagito così all'attacco a due superpetroliere, la Sidr dell'armatore saudita Bahri e la Senegal Prosperity della sudcoreana Sinokor, raggiunte da attacchi non rivendicati a pochi minuti di distanza tra lunedì sera e martedì, mentre uscivano dallo Stretto dentro il corridoio meridionale presidiato dagli americani, ciascuna con due milioni di barili di greggio saudita a bordo. Nel fine settimana gli Stati Uniti avevano bombardato l'isola di Larak, dove secondo il Comando Centrale americano l'esercito iraniano preparava razzi per portare mine nello stretto. L'Iran aveva risposto con droni contro la Giordania e gli Emirati e con il sequestro di una nave da carico vicino a Bandar Abbas. Si è trattato del primo ritorno a scontri veri e propri dopo circa un mese di calma.

Petrolio e guerra nel Golfo

I raid sull’Iran riaccendono Hormuz e riportano il petrolio sopra i 96 dollari

Dopo un mese di calma, il bombardamento americano dell’isola di Larak e gli attacchi a due superpetroliere in uscita dallo Stretto hanno riportato i mercati a prezzare la guerra. Il conto arriva alla pompa e alla Fed.

Brent, dollari al barile
72,48$
Consegna a novembre, quotazione toccata nella seduta del 2 settembre 2026
+0,0%dal pre-guerra

Il giorno prima dell’inizio della guerra il Brent aveva chiuso a 72,48 dollari. Nella seduta di oggi ha guadagnato oltre il 4%, il WTI il 4,5%.

Lo Stretto

Da Hormuz passa metà del greggio di prima: il resto aggira lo Stretto via oleodotto

La produzione del Golfo è risalita a circa due terzi dei livelli prebellici, ma i transiti nello Stretto restano dimezzati: il petrolio saudita ed emiratino esce sempre più dalle condotte verso il Mar Rosso e il Golfo di Oman.

ARABIA SAUDITA IRAN IRAQ OMAN YEMEN EGITTO Mar Rosso Golfo Persico produzione al 66% del pre-guerra Golfo di Oman EAU Yanbu ~7 mln barili/giorno Abqaiq Oleodotto Est-Ovest Fujairah da 1,8 a 3,6 mln b/g Habshan Stretto di Hormuz transiti al 50% del pre-guerra Larak: raid USA ARABIA SAUDITA IRAN OMAN Mar Rosso Yanbu ~7 mln b/g Oleodotto Est-Ovest Fujairah 1,8 → 3,6 mln Hormuz transiti al 50% Larak
greggio attraverso lo Stretto greggio via oleodotto e rotte alternative Hormuz, transiti dimezzati
0%
del greggio mondiale transitato da Hormuz nel 2025
IEA
0%
i transiti attuali nello Stretto rispetto al pre-guerra
Marisks
0mln b/g
inviati da Riyadh sulla condotta Est-Ovest fino a Yanbu
Durante la chiusura dello Stretto
0mln b/g
la capacità di esportazione prevista a Fujairah, il doppio di oggi
Abu Dhabi
Washington

Gli Stati Uniti dipendono poco da Hormuz: solo il 7% del greggio importato

Produzione interna e importazioni dal Canada hanno portato la quota di greggio americano in arrivo dal Golfo al livello più basso in quasi quarant’anni.

0,5 mln b/g
i barili importati ogni giorno dai Paesi del Golfo attraverso lo Stretto nel 2024
~40 anni
da quando la dipendenza americana dal Golfo non era così bassa
2 anni
l’orizzonte in cui, secondo Bessent, gli oleodotti renderanno Hormuz irrilevante; le nuove condotte, però, richiedono anni

«Tra due anni lo Stretto di Hormuz sarà un pezzo d’acqua senza valore»

Scott Bessent, Segretario al Tesoro, a Fox Business dal G20 finanziario di Asheville
Il conto

Il rimbalzo del greggio si scarica sulla benzina e complica la mossa della Fed

Alla pompa
Benzina negli Stati Uniti, dollari al gallone
Prima della guerrafine febbraio
2,98 $
Oggi2 settembre
4,09 $
+0%in sei mesi, media nazionale secondo l’automobile club AAA
Federal Reserve
Probabilità di un rialzo dei tassi a settembre
~0%
sui mercati delle scommesse, con i tassi oggi al 3,50-3,75% e il nuovo presidente Warsh concentrato sull’inflazione
Rendimenti dei Treasury, variazione in punti base
2 anni
+5 pb
10 anni
+4 pb
30 anni
+2 pb
Fonte: confini Natural Earth (semplificati); tracciati di oleodotti e rotte indicativi; quotazioni Brent e WTI dei future al 2 settembre 2026; Goldman Sachs (produzione del Golfo); Marisks (transiti nello Stretto); IEA (quote 2025); EIA (importazioni USA 2024); AAA (prezzo della benzina); Comando Centrale USA; dichiarazioni di Scott Bessent a Fox Business. Variazioni percentuali calcolate sui valori riportati.

Gli oleodotti che aggirano lo Stretto

La produzione nei Paesi del Golfo è tornata a circa due terzi dei livelli prebellici, secondo Goldman Sachs, mentre i transiti nello Stretto restano a circa la metà, secondo la società di analisi marittima Marisks, perché gran parte di quel greggio esce ora dalla regione attraverso gli oleodotti verso il Mar Rosso e il Golfo di Oman. Prima della guerra dallo Stretto passava circa un quinto del commercio mondiale di petrolio. Secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) nel 2025 vi era transitato quasi il 34% del greggio mondiale, in gran parte diretto in Asia.

Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha detto che lo Stretto "non è un collo di bottiglia" per gli Stati Uniti, parlando con Larry Kudlow di Fox Business a margine della riunione dei Ministri delle Finanze del G20 ad Asheville, in North Carolina. Nel 2024 il Paese ha importato attraverso Hormuz circa mezzo milione di barili al giorno dai Paesi del Golfo, il 7% del greggio totale importato, secondo l'Agenzia per l'Informazione sull'Energia (EIA), che ha registrato il livello più basso in quasi 40 anni grazie alla produzione interna e alle importazioni dal Canada. LoStretto resta invece un collo di bottiglia "per molti altri Paesi", ha ammesso Bessent, ma non per molto: "Tra due anni lo Stretto di Hormuz sarà un pezzo d'acqua senza valore", perché il petrolio "viaggerà su oleodotti attraverso la terraferma".

Arabia Saudita ed Emirati hanno già alcuni oleodotti operativi che aggirano lo Stretto: durante la chiusura dello Stretto Riyadh ha inviato petrolio per circa 7 milioni di barili al giorno sulla condotta Est-Ovest fino a Yanbu, porto sul Mar Rosso, e Abu Dhabi progetta di raddoppiare la capacità di esportazione da Fujairah, fuori da Hormuz, da 1,8 a 3,6 milioni di barili al giorno. Insieme a Iraq e Turchia i due Paesi hanno firmato accordi per costruire altri oleodotti, ma quelle infrastrutture richiedono anni.

L'aumento della benzina e il rischio tassi della Fed

Nel frattempo però il conto lo pagano i consumatori: la benzina negli Stati Uniti costa in media 4,09 dollari al gallone, secondo l'automobile club AAA, contro i 2,98 di due giorni prima dell'inizio del conflitto. Il rimbalzo del prezzo petrolio arriva in un momento delicato per Washington. Gli investitori guardano alla riunione della Federal Reserve di settembre, dopo che il nuovo presidente Kevin Warsh ha indicato l'inflazione come obiettivo principale e il membro del board Michael Barr ha detto che sarebbe disposto ad appoggiare un rialzo se l'inflazione non rallentasse abbastanza.

La previsione di un aumento dei tassi, oggi al 3,50-3,75%, è salita sui mercati delle scommesse a circa il 70%, mentre i rendimenti dei Treasury a due anni sono già cresciuti di cinque punti base, e quelli a dieci e trent'anni di quattro e due.

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