Le forze americane hanno colpito ieri due lanciatori iraniani sull'isola di Larak, nello Stretto di Hormuz, con l'obiettivo di impedire la posa di nuove mine navali nelle acque dello Stretto. Lo ha riferito un funzionario americano, secondo cui i Guardiani della Rivoluzione, il corpo militare che risponde direttamente alla Guida Suprema iraniana, erano stati osservati mentre si preparavano a lanciare in mare vettori carichi di mine.
Si tratta del primo attacco americano noto in territorio iraniano dalla fine di luglio, quando Donald Trump sospese la campagna militare di due settimane condotta dagli Stati Uniti nello stretto. La settimana scorsa il CENTCOM, il comando militare americano per il Medio Oriente, aveva dichiarato conclusa la bonifica delle mine lungo la principale rotta di navigazione.
In un video diffuso giovedì, l'ammiraglio Brad Cooper, comandante del CENTCOM, aveva spiegato che "negli ultimi mesi" le forze statunitensi avevano ripulito "meticolosamente e in silenzio" le rotte internazionali, impiegando sommozzatori della Marina, incursori SEAL e velivoli. Alcuni alleati degli Stati Uniti avrebbero però avvertito in privato che le operazioni non avevano eliminato tutte le mine posate dagli iraniani, il cui numero era stimato tra 80 e 150.
Trump aveva avvertito che l'Iran era stato informato che qualsiasi nave o imbarcazione impegnata a posare nuovi ordigni sarebbe stata "immediatamente e sistematicamente distrutta". "È in pieno vigore una politica di tolleranza zero sulla posa di mine", aveva scritto il presidente su Truth Social, aggiungendo che la Space Force sorveglia "ogni centimetro quadrato" dello Stretto.
Due lanciatori su uno scoglio: il raid di Larak incrina la tregua nello Stretto
Le forze americane hanno colpito due lanciatori iraniani sull’isola di Larak, dove i Guardiani della Rivoluzione preparavano razzi carichi di mine da lanciare in mare. È il primo attacco statunitense noto in Iran dalla fine di luglio.
Larak, cinquanta chilometri quadrati a ridosso della rotta del petrolio
Larak si trova all’imboccatura dello Stretto, a poche decine di chilometri dal corridoio dove transitano le petroliere dirette in Asia e in Europa.
Dallo Stretto passavano 21 milioni di barili di petrolio al giorno, circa un quinto del consumo mondiale. Le corsie internazionali corrono a poche decine di chilometri da Larak: per questo Washington ha annunciato una politica di tolleranza zero sulla posa di nuovi ordigni.
Coste e isole: Natural Earth, scala 1:10 milioni. Il corridoio indica la posizione approssimativa delle rotte internazionali, formate da due corsie di 3,2 chilometri ciascuna separate da una fascia di sicurezza.
Cinque settimane di calma, finite in un pomeriggio
Dalla sospensione della campagna americana alla ripresa del fuoco, passando per la bonifica dichiarata conclusa dal CENTCOM.
«Avrà risposta dai figli dell’Iran e si concluderà con la punizione dell’aggressore»Guardiani della Rivoluzione, poche ore dopo il raid
Bonifica conclusa, ma non per tutti
Washington sostiene che le acque internazionali dello Stretto siano libere. Alcuni alleati hanno avvertito in privato che le operazioni non hanno eliminato tutte le mine posate dagli iraniani. Ogni simbolo della griglia è una mina.
Le mine ancora attive sulla rotta principale, secondo la versione americana
Le mine che l’Iran avrebbe posato nello Stretto, secondo le stime degli alleati
I transiti risalgono, la normalità resta lontana
Nell’ultima settimana rilevata il traffico settimanale attraverso lo Stretto è cresciuto di oltre il trenta per cento, trainato da petroliere e gasiere.
I barili al giorno che passavano dallo Stretto prima della crisi: circa un quinto del consumo mondiale di prodotti petroliferi.
La quota di container movimentata oggi dal porto di Jebel Ali rispetto ai volumi normali. I carichi vengono dirottati su Fujairah e sull’Oman, fuori dallo Stretto.
I dati settimanali sono preliminari: i transiti non tracciati, con il trasponditore spento, possono farli salire nelle revisioni successive.
Teheran risponde e riapre lo scontro
Il raid americano su Larak avrebbe provocato delle vittime. Secondo l’agenzia Tasnim, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, l’attacco sarebbe stato condotto da un drone e avrebbe ucciso due persone, ferendone altre due. I Guardiani, citati dall’emittente statale iraniana IRIB, hanno sostenuto che il bombardamento avrebbe causato morti e feriti sia tra i militari sia tra i civili iraniani, senza fornire un bilancio preciso. Poco dopo hanno promesso una risposta: l’attacco americano, avevano dichiarato, “avrà risposta dai figli dell’Iran e si concluderà con la punizione dell’aggressore”.
La rappresaglia è arrivata nelle prime ore di lunedì. L’Iran ha lanciato missili balistici contro due basi che ospitano forze americane in Giordania, riaccendendo così lo scontro diretto con Washington dopo circa un mese di relativa tregua. I Guardiani della Rivoluzione hanno affermato di aver colpito le basi di King Hussein e Al Azraq e di aver provocato “gravi danni”. L’esercito giordano ha confermato di avere intercettato otto missili entrati nello spazio aereo del Paese, senza precisarne la provenienza. Una fonte americana citata dalla stampa statunitense ha riferito che quasi tutti i missili diretti contro le installazioni sono stati intercettati e che, nelle prime ore successive all’attacco, non risultavano danni significativi. Reuters e Associated Press hanno confermato l’attacco iraniano e le intercettazioni annunciate da Amman.
Teheran ha rivendicato anche altre due azioni che, al momento, non risultano confermate in modo indipendente. L’esercito iraniano ha dichiarato di aver lanciato decine di droni d’attacco contro la base aerea di Al Minhad, negli Emirati Arabi Uniti, prendendo di mira le aree in cui sarebbero dislocati elicotteri e militari statunitensi. Separatamente, i Guardiani della Rivoluzione hanno affermato di aver abbattuto con un missile un drone americano MQ-9 Reaper sopra lo Stretto di Hormuz, facendolo precipitare nelle acque del Golfo. Il Financial Times ha riportato entrambe le rivendicazioni iraniane, senza però indicare una conferma da parte degli Stati Uniti.
Il Ministro degli Esteri iraniano ha definito gli attacchi contro le basi americane un atto di “legittima difesa” in risposta al raid su Larak. “Non cerchiamo la guerra, ma daremo una risposta decisa agli aggressori”, ha dichiarato il presidente Masoud Pezeshkian, secondo la televisione di Stato. Washington sostiene invece che l’operazione su Larak sia stata un’azione “limitata e precisa” contro unità dei Guardiani della Rivoluzione che rappresentavano una “minaccia imminente” perché si preparavano a posare nuove mine nello Stretto di Hormuz.
Teheran risponde a Larak colpendo la Giordania: quattro obiettivi, una sola conferma
Nelle prime ore di lunedì l’Iran ha lanciato missili balistici contro due basi che ospitano forze americane in Giordania. I Guardiani della Rivoluzione hanno rivendicato anche un attacco con droni negli Emirati e l’abbattimento di un drone americano sullo Stretto di Hormuz: nessuna delle due azioni ha finora un riscontro indipendente.
Da uno scoglio nello Stretto a due basi a novecento chilometri
Il raid americano su Larak, domenica, ha innescato una rappresaglia che ha attraversato mezzo Medio Oriente in poche ore.
Confini da Natural Earth, scala 1:50 milioni. Le linee indicano la direzione degli attacchi rivendicati, non le traiettorie reali: i punti di lancio non sono stati resi noti.
Tre rivendicazioni, un solo riscontro
Teheran ha colpito quattro obiettivi in tre azioni distinte. Solo il lancio verso la Giordania è stato confermato da una fonte diversa dai Guardiani della Rivoluzione.
Novecento chilometri per i missili, centosettanta per i droni
Distanza in linea d’aria fra ogni bersaglio e il territorio iraniano più vicino, calcolata sui confini Natural Earth.
Le distanze non corrispondono alla gittata effettiva: i punti di lancio non sono stati resi noti e i missili possono essere partiti da molto più lontano all’interno del territorio iraniano.
Legittima difesa contro minaccia imminente
Le due capitali descrivono la stessa sequenza di fatti con due categorie giuridiche opposte.
«Legittima difesa»
Il ministro degli Esteri definisce così gli attacchi contro le basi americane, presentandoli come risposta al raid su Larak.
«Azione limitata e precisa»
Gli Stati Uniti sostengono di aver colpito unità dei Guardiani che rappresentavano una minaccia imminente, perché si preparavano a posare nuove mine.
«Non cerchiamo la guerra, ma daremo una risposta decisa agli aggressori»Masoud Pezeshkian, presidente iraniano, alla televisione di Stato
