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La generazione Z americana è piena di debiti e sempre più sfiduciata verso la politica
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Economia 6 min di lettura

La generazione Z americana è piena di debiti e sempre più sfiduciata verso la politica

I giovani americani hanno più debiti dei millennial alla loro età, faticano a trovare lavoro e non si fidano della politica: solo uno su tre dice che voterà di sicuro alle midterm

I giovani americani della generazione Z hanno più debiti dei millennial alla loro età, faticano a trovare un lavoro stabile e si fidano sempre meno della politica: a poco più di una settimana dalle midterm del 3 novembre, solo il 33 per cento dice che andrà sicuramente a votare, una quota più bassa rispetto al 2022 e al 2018. È il quadro che emerge da un lungo articolo di Catherine Kim pubblicato su Politico, basato su una decina di interviste a ragazzi di tutto il paese e su studi di agenzie di credito, università e centri di ricerca. La tesi è che il comportamento politico di questa generazione venga spesso letto attraverso le guerre culturali e le mode di internet, mentre la forza più importante è un'altra: la sensazione che l'economia americana non funzioni, almeno non per loro.

Il debito è la prova più concreta di questa sensazione. Uno studio del 2024 di TransUnion, una delle agenzie che valutano l'affidabilità creditizia dei consumatori americani, ha rilevato che i ragazzi tra i 22 e i 24 anni avevano saldi medi più alti sulle carte di credito, sui prestiti per l'auto e sui prestiti personali rispetto ai millennial della stessa età dieci anni prima, anche tenendo conto dell'inflazione. Avevano anche tassi di insolvenza più alti. Nel 2024 un giovane della generazione Z su sette ha raggiunto il limite massimo della propria carta di credito e nel 2025 i loro punteggi di credito, il voto che negli Stati Uniti decide l'accesso a mutui, prestiti e perfino affitti, sono calati a un ritmo record.

Una parte importante di questi debiti nasce all'università. Le rette hanno raggiunto livelli record, eppure i giovani che si iscrivono sono più che nelle generazioni precedenti. Oggi un laureato esce dall'università con un debito studentesco medio di oltre 30.000 dollari e il 67 per cento dei ragazzi della generazione Z dice di aver rimandato un passaggio importante della vita, come comprare casa o sposarsi, proprio per questo debito. Nel 2023 la maggioranza conservatrice della Corte Suprema ha bocciato il piano dell'allora presidente Joe Biden per cancellare oltre 400 miliardi di dollari di prestiti studenteschi e da allora il Congresso ha fatto poco. "Quando i parlamentari parlano della crisi del costo della vita, parlano di affitti, benzina e bollette. Il debito studentesco non viene nemmeno nominato, eppure riguarda 45 milioni di americani", ha detto a Politico Natalia Abrams, presidente dello Student Debt Crisis Center, un'associazione che chiede una sospensione dei pagamenti.

Ai prestiti per lo studio si sommano quelli per vivere. Molti giovani aprono nuove linee di credito e usano il Buy Now Pay Later, cioè la possibilità di pagare a rate anche piccoli acquisti quotidiani. A 26 anni perdono l'assicurazione sanitaria dei genitori e devono pagarsene una propria, con costi in aumento: alla fine del 2025 il Congresso a maggioranza repubblicana ha lasciato scadere i crediti d'imposta potenziati dell'Affordable Care Act, la riforma sanitaria nota come Obamacare, e i premi sono saliti. Già prima, quasi un giovane su cinque tra i 18 e i 29 anni diceva di aver dovuto chiedere soldi in prestito per pagare le spese mediche, la quota più alta tra tutte le fasce d'età.

Anche il gioco d'azzardo contribuisce ad aumentare i debiti. Quando traguardi come la casa di proprietà sembrano irraggiungibili, la promessa di una vincita rapida diventa più attraente e si diffonde quello che alcuni studi chiamano "nichilismo finanziario": la tendenza a puntare su scommesse sportive, mercati delle previsioni e altri investimenti speculativi, che attirano in particolare la generazione Z. La Federal Reserve di New York, una delle dodici banche regionali che compongono la banca centrale americana, ha rilevato un aumento misurabile delle difficoltà finanziarie delle famiglie e dei ritardi nei pagamenti dopo la legalizzazione delle scommesse sportive dal telefono. Le perdite finiscono spesso per gonfiare i saldi delle carte di credito.

Il mercato del lavoro non aiuta a ripagare. Il tasso di disoccupazione tra i 20 e i 24 anni è all'8 per cento, quasi il doppio del 4,2 per cento nazionale, anche se l'economia nel complesso va abbastanza bene. Le offerte di lavoro per chi è all'inizio della carriera sono calate del 35 per cento dal 2023 e l'intelligenza artificiale sta cambiando il tipo di lavori disponibili. Le aziende chiedono esperienza, ma per farla spesso servono stage non pagati che molti non possono permettersi. Senza un lavoro, il debito accumulato per laurearsi non si ripaga e con gli interessi continua a crescere.

Maxwell Frost, deputato democratico della Florida e unico membro del Congresso appartenente alla generazione Z, conosce il problema in prima persona: dopo la sua prima elezione nel 2022 si è visto rifiutare un appartamento per il suo basso punteggio di credito e si è indebitato per arredare la nuova casa. "Tutto è troppo caro. Nessuno ha soldi. Il mercato del lavoro per i giovani fa schifo", ha detto a Politico. Secondo Frost, se questi ragazzi non riusciranno a mettere da parte qualcosa nei prossimi dieci o vent'anni, "un'intera generazione vivrà da uno stipendio all'altro".

Le generazioni precedenti hanno avuto le loro crisi: i millennial si sono laureati durante la recessione del 2008, la generazione X ha vissuto lo scoppio della bolla delle dot-com, i baby boomer la stagflazione degli anni Settanta. Jimmie Lenz, economista della Duke University che studia le abitudini finanziarie delle diverse generazioni, ha spiegato a Politico che per la generazione Z pesa un fattore in più, i social media, che amplificano un pessimismo già presente: "Ti viene sempre servita la stessa cosa". Lenz ha aggiunto che questi ragazzi hanno vissuto anni davvero turbolenti, pandemia compresa, e che aspettarsi una visione diversa sarebbe "un po' sciocco". Paul Teller, stratega repubblicano, ha detto che con questi elettori i dati sul PIL o sull'inflazione non bastano: "Non puoi cambiare le loro sensazioni con i fatti".

Questa frustrazione ha già avuto effetti elettorali. Nel 2024 i giovani hanno contribuito alla vittoria di Donald Trump e per un momento è sembrato che i conservatori avessero conquistato l'attenzione dei ragazzi, attratti anche dagli influencer della cosiddetta manosphere, l'insieme di podcast e creator che si rivolgono soprattutto ai giovani uomini. Secondo Kim, però, molti avevano votato il presidente per la sua promessa di abbassare i prezzi. Visto che i prezzi non sono scesi, anche a causa dei dazi e della guerra con l'Iran, ora sembrano pronti a voltare le spalle ai repubblicani, come mostra l'ultimo sondaggio dell'Institute of Politics di Harvard.

Il rischio maggiore, però, è che molti non votino affatto. In un sondaggio dell'Institute of Politics condotto all'inizio dell'anno solo il 15 per cento dei giovani diceva di fidarsi del governo federale sempre o quasi sempre, il valore più basso nella storia della rilevazione, mentre il 50 per cento sentiva di non avere alcuna voce su ciò che fa il governo, contro il 34 per cento del 2017. Una ricerca della UCLA del 2024 su ragazzi tra i 14 e i 27 anni aveva già misurato questa distanza: l'86 per cento voleva realizzare una qualche versione del sogno americano, ma il 60 per cento pensava che per lui sarebbe stato difficile. Rachel Janfaza, stratega politica che si occupa di elettori giovani, prevede un calo dell'affluenza della generazione Z e ha detto a Politico che a livello federale "i giovani hanno la sensazione che non cambi mai niente". Frost teme che possano allontanarsi del tutto dalla politica oppure continuare a votare con meno fedeltà ai partiti e "più sete di vedere succedere qualcosa di grande".

Alcuni studiosi vedono anche un pericolo di radicalizzazione. All'estrema destra, l'influencer nazionalista bianco e antisemita Nick Fuentes ha conquistato un pubblico crescente di giovani delusi dalla politica tradizionale; all'estrema sinistra, l'uccisione dell'amministratore delegato di UnitedHealthcare Brian Thompson da parte di Luigi Mangione ha alimentato online una romanticizzazione della violenza contro le grandi aziende. "Una delle forme di radicalizzazione più potenti è quando le persone sentono di non avere altre opzioni", ha detto a Politico Jon Lewis, ricercatore del Program on Extremism della George Washington University, secondo cui l'idea che il paese sia rotto "funziona davvero come un fattore di rischio".

Per molti giovani la credibilità di un politico si misura sui cambiamenti visibili nella vita quotidiana. È uno dei motivi per cui il sindaco di New York Zohran Mamdani piace a molti di loro: lavori come la riparazione delle buche, l'installazione di fontanelle e la tassa sulle seconde case sono piccoli interventi che però si notano. Anche il Congresso ha approvato quest'anno il 21st Century ROAD to Housing Act, una legge per aumentare l'offerta di case e abbassarne i prezzi, che però avrà effetti pieni solo tra molto tempo.

Alcuni ragazzi hanno deciso di candidarsi. Riley Owens, repubblicano di 27 anni in corsa nel primo distretto dello Utah, è uno dei pochi candidati repubblicani della generazione Z e capisce perché molti coetanei si avvicinano al socialismo democratico: "La promessa di offrire cose a basso costo o gratis è molto attraente per chi sente che il sistema non funziona". Owens, che vive in affitto, propone di cambiare le regole urbanistiche locali per costruire più case bifamiliari e piccole unità abitative, di aumentare i crediti d'imposta per le case destinate ai redditi bassi e di limitare gli acquisti di villette da parte dei grandi investitori. Justin Pearson, democratico di 31 anni candidato nel nono distretto del Tennessee, punta invece su un messaggio populista in economia: sanità pubblica per tutti con il Medicare for All, interventi sul debito medico, un salario minimo più alto, tasse sui miliardari e uno stop ai data center che fanno salire le bollette. Le ricette sono diverse, ma i giovani di entrambi i partiti descrivono gli stessi problemi: debiti, casa e la difficoltà di farsi strada. "Chi riuscirà a risolvere questo problema avrà la fedeltà e il sostegno degli elettori", ha detto Owens.

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