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Sondaggio Harvard: tra i giovani sicuri di votare i Dem sono avanti di 37 punti
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Sondaggio Harvard: tra i giovani sicuri di votare i Dem sono avanti di 37 punti

Il 63 per cento dei 18-29enni sicuri di votare sceglie i democratici, il 26 i repubblicani. Ma andrà alle urne solo un giovane su tre e il calo più forte è tra i repubblicani

Tra i giovani americani che andranno sicuramente a votare alle midterm del 3 novembre, le elezioni di metà mandato in cui si rinnovano la Camera e un terzo del Senato, i democratici sono avanti di 37 punti: 63 per cento contro 26, con il 10 per cento di indecisi. È il dato principale del nuovo sondaggio dell'Institute of Politics della Harvard Kennedy School, la scuola di politiche pubbliche dell'università di Harvard, che due volte all'anno intervista gli americani tra i 18 e i 29 anni. Tra tutti gli elettori registrati della stessa età il vantaggio democratico scende a 21 punti, 45 per cento contro 24.

La domanda è quella del cosiddetto "generic ballot": agli intervistati si chiede per quale partito voterebbero alla Camera, senza fare i nomi dei candidati. Il sondaggio è stato condotto dal 30 settembre al 7 ottobre su 2.024 giovani, intervistati da Ipsos attraverso KnowledgePanel, un panel di persone selezionate in modo casuale e quindi rappresentativo della popolazione. Il margine di errore è di 2,6 punti sul campione complessivo e di 4,3 punti tra i 749 elettori probabili, cioè chi dice che voterà sicuramente.

Sondaggio · Stati Uniti

Tra i giovani sicuri di votare i democratici sono avanti di 37 punti

Per quale partito voterebbero oggi alla Camera gli americani tra i 18 e i 29 anni. Tutte le righe tranne la prima riguardano gli elettori probabili, cioè chi dice che voterà sicuramente: i democratici sono davanti in ogni gruppo, ma nelle zone rurali il vantaggio è di un solo punto. 30 settembre-7 ottobre 2026 · 2.024 americani tra 18 e 29 anni (±2,6%) · Harvard Youth Poll

Totale
Elettori registrati
45% 24%
Elettori probabili
63% 26%
Sesso
Donne
66% 21%
Uomini
58% 32%
Istruzione
Laureati
70% 23%
Studenti universitari
64% 25%
Né studenti né laureati
57% 29%
Etnia
Afroamericani
80% 10%
Asiatici americani
76% 22%
Ispanici
59% 24%
Bianchi
58% 32%
Dove vivono
Città
69% 21%
Sobborghi
69% 23%
Piccoli centri
46% 40%
Zone rurali
43% 42%
Situazione economica
In difficoltà
69% 19%
Stabili
58% 35%
Benestanti
59% 28%
Partito
Indipendenti
55% 17%
DemocraticiIndecisi o altroRepubblicani
Fonte Harvard Youth Poll dell’Institute of Politics della Harvard Kennedy School, autunno 2026. Interviste a 2.024 americani tra i 18 e i 29 anni raccolte da Ipsos dal 30 settembre al 7 ottobre 2026 sul panel probabilistico KnowledgePanel. Gli elettori probabili sono 749 (margine di errore di 4,3 punti), i registrati 1.366 (3,2 punti). La parte grigia comprende indecisi e altre risposte; la linea tratteggiata indica il 50 per cento.

Tra gli elettori probabili i democratici sono davanti in tutti i gruppi. Le donne li preferiscono 66 a 21, gli uomini 58 a 32. Tra i laureati il vantaggio è di 70 a 23, tra gli studenti universitari di 64 a 25 e tra chi non studia e non ha una laurea di 57 a 29. Gli afroamericani votano democratico 80 a 10, gli asiatici americani 76 a 22, gli ispanici 59 a 24 e i bianchi 58 a 32. Nelle città e nei sobborghi i democratici superano il 69 per cento, nei piccoli centri sono avanti 46 a 40, mentre nelle zone rurali la sfida è quasi pari, 43 a 42. Gli indipendenti scelgono i democratici nel 55 per cento dei casi e i repubblicani nel 17, ma il 27 per cento è ancora indeciso.

Andranno però a votare meno giovani rispetto alle ultime due midterm. Solo il 33 per cento dice che voterà sicuramente, contro il 40 per cento del 2018 e del 2022. Resta comunque sopra il 27 per cento del 2010 e il 26 del 2014. Il calo riguarda soprattutto i repubblicani: oggi è sicuro di votare il 34 per cento dei giovani repubblicani, contro il 46 per cento del 2022 e il 43 del 2018. Tra i democratici la quota è stabile al 50 per cento, dal 51 del 2022 e dal 54 del 2018. La distanza fra i due partiti è così salita a 16 punti, dai 5 di quattro anni fa e dagli 11 del 2018.

Sondaggio · Stati Uniti

I giovani repubblicani sicuri di votare scendono dal 46 al 34 per cento

Quota di americani tra i 18 e i 29 anni che dicono che alle midterm voteranno sicuramente, nei sondaggi d’autunno degli ultimi cinque cicli. Tra democratici e repubblicani ora ci sono 16 punti di distanza, contro i 5 del 2022 e gli 11 del 2018.

0% 20% 40% 60% 2010 2014 2018 2022 2026 27% 26% 40% 40% 33% 38% 42% 43% 46% 34% 33% 30% 54% 51% 50%
DemocraticiRepubblicaniTutti i giovani
Fonte Harvard Youth Poll dell’Institute of Politics della Harvard Kennedy School, autunno 2026. Interviste a 2.024 americani tra i 18 e i 29 anni raccolte da Ipsos dal 30 settembre al 7 ottobre 2026 sul panel probabilistico KnowledgePanel. Per gli anni precedenti, i sondaggi d’autunno dello stesso istituto prima delle midterm. Democratici e repubblicani sono gli intervistati che si identificano con il partito.

Lo stesso calo si vede tra i giovani uomini, che nel 2024 avevano contribuito alla vittoria di Trump e tra cui anche Joe Rogan, Elon Musk e Tucker Carlson stanno perdendo consenso. Il 31 per cento di loro dice che voterà sicuramente, contro il 42 per cento del 2022. Tra le giovani donne la quota è del 35 per cento, quasi uguale al 37 di quattro anni fa.

Dentro il Partito Repubblicano i più motivati sono i sostenitori del movimento MAGA, lo slogan "Make America Great Again" con cui si identifica la base più fedele a Donald Trump. Il 50 per cento di loro voterà sicuramente, contro il 29 per cento dei repubblicani che non si considerano parte del movimento. I giovani MAGA sono però una minoranza: si riconosce nel movimento solo il 31 per cento dei giovani repubblicani e il 32 per cento dei giovani che nel 2024 hanno votato Trump. Tra i democratici succede qualcosa di simile con l'etichetta di socialista-democratico: tra chi dice che quella definizione lo renderebbe più propenso a sostenere un candidato, il 66 per cento voterà sicuramente, contro il 40 per cento di chi dice il contrario.

Per molti giovani il voto di novembre sarà un giudizio sul presidente. Tra gli elettori probabili il 63 per cento descrive il proprio voto per il Congresso come un voto contro Trump e le sue politiche, il 14 per cento come un voto a suo favore e il 17 per cento dice che il presidente non c'entra molto. Chi vuole un Congresso democratico è diviso quasi a metà: il 49 per cento dice di votare soprattutto a favore dei democratici, il 51 per cento soprattutto contro i repubblicani. Tra gli indipendenti che preferiscono i democratici, il 70 per cento vota soprattutto contro i repubblicani. Chi vuole un Congresso repubblicano vota invece per lo più a favore del proprio partito (62 per cento) e meno contro i democratici (38). John Della Volpe, direttore dei sondaggi dell'Institute of Politics, ha detto che i giovani elettori "sono pronti a dare una dura bocciatura al presidente Trump".

Solo il 9 per cento dei giovani pensa che il paese stia andando nella giusta direzione, lo stesso minimo storico registrato nella primavera del 2024. Il 62 per cento pensa che sia sulla strada sbagliata e il 26 per cento non sa. Il 69 per cento guarda al futuro dell'America più con paura che con speranza, contro il 26 per cento che prova più speranza. Il pessimismo attraversa i partiti, con intensità diverse: pensa che il paese vada nella giusta direzione il 5 per cento dei giovani democratici e degli indipendenti e il 24 per cento dei repubblicani. Ha paura del futuro l'80 per cento dei democratici e il 75 per cento degli indipendenti, mentre i repubblicani sono divisi: il 52 per cento prova speranza e il 45 per cento paura.

Per la prima volta nella storia del sondaggio, i giovani che si aspettano di stare peggio dei propri genitori sono più di quelli che si aspettano di stare meglio. Il 25 per cento pensa che alla loro età sarà più ricco di quanto siano oggi i genitori, un altro 25 per cento pensa che starà più o meno uguale, il 27 per cento pensa che starà peggio e il 19 per cento non sa. Due anni fa gli ottimisti superavano i pessimisti di 8 punti, oggi sono sotto di 2. Le aspettative sono simili tra democratici (27 per cento di ottimisti), repubblicani (27) e indipendenti (24). Anche la laurea cambia poco: è ottimista il 29 per cento dei laureati, il 28 per cento degli studenti e il 23 per cento di chi non studia e non è laureato.

Le difficoltà di oggi sono invece distribuite in modo più diseguale. Il 49 per cento dei giovani dice che la propria famiglia fatica ad arrivare a fine mese o va avanti con poca sicurezza economica. La quota sale al 57 per cento tra chi non studia e non ha una laurea, contro il 38 per cento dei laureati e il 37 per cento degli studenti. Arriva al 59 per cento tra gli ispanici e al 57 per cento tra gli afroamericani, contro il 42 per cento dei bianchi e il 40 per cento degli asiatici. Da quando l'attuale amministrazione è in carica il 49 per cento dice che la propria situazione economica è peggiorata e solo l'11 per cento che è migliorata. Il 77 per cento disapprova il modo in cui il presidente gestisce l'economia: il 94 per cento dei democratici, l'83 per cento degli indipendenti e il 48 per cento dei repubblicani.

Il 68 per cento dei giovani considera il potere delle grandi aziende una seria minaccia per la propria sicurezza economica nel lungo periodo. Il 62 per cento dice lo stesso della ricchezza e del potere dei miliardari. Sulle grandi aziende sono d'accordo l'81 per cento dei democratici, il 67 per cento degli indipendenti e il 60 per cento dei repubblicani. Il 64 per cento vede come una seria minaccia anche la sostituzione dei posti di lavoro da parte dell'intelligenza artificiale, con il 76 per cento dei democratici e il 61 per cento sia dei repubblicani sia degli indipendenti.

Quando si chiede quali temi conteranno nella scelta del voto, al primo posto c'è il costo della vita, considerato importante dal 91 per cento degli elettori registrati che hanno almeno una possibilità su due di votare. Al secondo c'è la corruzione nel governo, all'88 per cento. Sono anche i due temi più sentiti: il 65 per cento considera "estremamente importante" il costo della vita e il 56 per cento la corruzione. Tra gli elettori probabili le quote salgono al 94 e al 90 per cento, mentre quelle di chi li considera estremamente importanti arrivano al 70 e al 61. Tra chi andrà sicuramente a votare pesano di più anche le guerre e i conflitti all'estero in cui sono coinvolti gli Stati Uniti, estremamente importanti per il 53 per cento contro il 43 del totale degli elettori registrati.

Sondaggio · Stati Uniti

Dopo il costo della vita, la corruzione è il tema che conta di più per i giovani

Quanto sarà importante ciascun tema nella scelta del voto alle midterm, secondo gli elettori registrati tra i 18 e i 29 anni che hanno almeno una possibilità su due di andare a votare. 30 settembre-7 ottobre 2026 · 2.024 americani tra 18 e 29 anni (±2,6%) · Harvard Youth Poll

Costo della vita
65% 27%
Corruzione nel governo
56% 32%
Guerre e conflitti all’estero
43% 40%
Costo della sanità
47% 36%
Elezioni libere e regolari
46% 36%
Immigrazione ed espulsioni
40% 35%
Commercio internazionale
25% 49%
Aborto
35% 33%
Clima e ambiente
35% 31%
Intelligenza artificiale e data center
33% 32%
Traffico di droga
21% 35%
Questioni transgender
19% 23%
Estremamente importanteImportante
Fonte Harvard Youth Poll dell’Institute of Politics della Harvard Kennedy School, autunno 2026. Interviste a 2.024 americani tra i 18 e i 29 anni raccolte da Ipsos dal 30 settembre al 7 ottobre 2026 sul panel probabilistico KnowledgePanel. Domanda posta a 1.175 elettori registrati che hanno almeno il 50 per cento di probabilità di votare. La traccia grigia è chi considera il tema poco o per nulla importante.

Su quasi tutti questi temi i giovani elettori registrati si fidano più dei democratici che dei repubblicani, come succede anche nel resto della popolazione. Il vantaggio democratico è di 33 punti sul costo della sanità, di 24 sul costo della vita e sulle elezioni libere e regolari, di 21 sulla corruzione e di 15 sull'immigrazione e le espulsioni. L'unico tema su cui sono davanti i repubblicani è il traffico di droga, 33 a 30. Questa fiducia convive con un giudizio negativo sul partito: il 66 per cento disapprova il lavoro dei democratici al Congresso, anche se va peggio ai repubblicani, bocciati dal 74 per cento. Tra gli elettori probabili i democratici sono avanti su tutti i 12 temi, ma il 64 per cento disapprova il loro lavoro al Congresso.

Sondaggio · Stati Uniti

Su 11 temi su 12 i giovani si fidano più dei democratici

Di quale partito si fidano di più gli elettori registrati tra i 18 e i 29 anni per gestire ciascun tema, in ordine di vantaggio democratico. I repubblicani sono davanti solo sul traffico di droga, di tre punti. 30 settembre-7 ottobre 2026 · 2.024 americani tra 18 e 29 anni (±2,6%) · Harvard Youth Poll

Clima e ambiente
56% 15%
Costo della sanità
52% 19%
Aborto
52% 26%
Costo della vita
47% 23%
Guerre e conflitti all’estero
46% 22%
Elezioni libere e regolari
46% 22%
Commercio internazionale
46% 24%
Corruzione nel governo
41% 20%
Questioni transgender
47% 28%
Intelligenza artificiale e data center
39% 20%
Immigrazione ed espulsioni
47% 32%
Traffico di droga
30% 33%
Si fida più dei democraticiUguale o non saSi fida più dei repubblicani
Fonte Harvard Youth Poll dell’Institute of Politics della Harvard Kennedy School, autunno 2026. Interviste a 2.024 americani tra i 18 e i 29 anni raccolte da Ipsos dal 30 settembre al 7 ottobre 2026 sul panel probabilistico KnowledgePanel. Domanda posta agli elettori registrati. La parte grigia comprende chi si fida dei due partiti allo stesso modo e chi non risponde; la linea tratteggiata indica il 50 per cento.

Nelle preferenze sulle singole politiche emerge una vena populista che va oltre la sinistra democratica. Il 63 per cento sostiene il divieto per i parlamentari e i loro coniugi di comprare e vendere azioni durante il mandato. Il 57 per cento è favorevole a un'assicurazione sanitaria pubblica per tutti, il cosiddetto "Medicare for All", e il 54 per cento a una tassa annuale del 2 per cento sui patrimoni familiari superiori a 50 milioni di dollari. Le due proposte hanno la maggioranza tra i democratici (75 e 70 per cento) e tra gli indipendenti (55 e 52). Le appoggiano anche circa quattro repubblicani su dieci (39 e 42). Solo il 20 per cento dei giovani dice però che un candidato socialista-democratico lo renderebbe più propenso a votarlo, 5 punti in più rispetto al 2018, contro il 31 per cento che sarebbe meno propenso e il 45 per cento per cui non cambierebbe nulla.

Il 20 per cento sostiene i dazi del presidente sulle merci importate, contro il 54 per cento che si oppone. La fine degli aiuti militari americani a Israele è sostenuta dal 65 per cento dei democratici, dal 47 per cento degli indipendenti e dal 44 per cento dei repubblicani. Le divisioni più profonde fra i due partiti, di almeno 45 punti, sono su tre temi: il diritto all'aborto garantito per legge (77 per cento dei democratici a favore, 29 dei repubblicani), l'aumento delle espulsioni di immigrati irregolari (19 contro 67) e l'obbligo per gli atleti transgender di gareggiare nelle squadre scolastiche corrispondenti al sesso alla nascita (34 contro 79).

Solo il 34 per cento dei giovani si fida molto o abbastanza del fatto che le elezioni di novembre si svolgeranno in modo corretto e regolare. Appena l'8 per cento si fida molto. Il 40 per cento si fida poco o per nulla e il 22 per cento non sa. La fiducia cambia molto con l'intenzione di voto: si fida il 53 per cento di chi voterà sicuramente e il 12 per cento di chi sicuramente non voterà. Tra questi ultimi il 46 per cento non sa rispondere, contro l'8 per cento dei votanti sicuri, mentre la sfiducia esplicita è quasi identica nei due gruppi, al 37 e al 38 per cento. La sfiducia più alta, al 53 per cento, è tra chi ha una possibilità su due di votare. Il 66 per cento degli elettori probabili pensa che votare e partecipare alla politica possa cambiare molto o abbastanza le cose sui temi che gli stanno a cuore, contro l'8 per cento di chi non voterà. Tra chi non andrà alle urne il 43 per cento pensa che partecipare serva a poco o a nulla e il 32 per cento non sa.

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