I protagonisti della manosfera, l’insieme di podcast e comunità online che si rivolgono soprattutto a un pubblico maschile, avevano contribuito a mobilitare i giovani uomini a favore di Donald Trump nel 2024. Ora alcuni di loro stanno perdendo consensi proprio tra quel pubblico. Secondo i dati di Speaking With American Men, un progetto di area democratica, pubblicati da Puck e ripresi da Axios, dall’inizio del secondo mandato di Trump il gradimento di Joe Rogan tra i giovani uomini è sceso dal 53% al 42%, con una perdita di 11 punti. Elon Musk e Tucker Carlson hanno invece perso rispettivamente 14 e 12 punti nel saldo tra giudizi favorevoli e sfavorevoli. Andrew Tate registra un saldo negativo di 30 punti.
Tate, arrestato in Romania nel 2022 nell’ambito di un’inchiesta per tratta di esseri umani e stupro, è stato incriminato anche nel Regno Unito. L’influencer respinge tutte le accuse. Speaking With American Men è un progetto nato dopo la sconfitta democratica del 2024, con un piano da 20 milioni di dollari e un’attività di ricerca guidata dal sondaggista John Della Volpe. Secondo Puck, le difficoltà economiche e la guerra in Iran hanno alimentato la delusione dei giovani uomini in vista delle elezioni di metà mandato, mettendo in difficoltà anche le figure che avevano sostenuto Trump nel 2024.
Le critiche a Trump e la delusione politica
Diversi personaggi della manosfera hanno criticato il presidente durante il suo secondo mandato, soprattutto proprio per la guerra in Iran e la gestione del caso di Jeffrey Epstein. Rogan ha attaccato l’Amministrazione su entrambi i fronti, come altri influencer del movimento MAGA. Carlson ha contestato numerose scelte di Trump, compreso l’intervento militare al fianco di Israele. A luglio, ospite del podcast di Rogan, lo stesso vicepresidente JD Vance ha ammesso che la Casa Bianca aveva "sbagliato" la comunicazione sui documenti relativi a Epstein.
Il malcontento emerge anche dal 2026 Young American Men Survey, realizzato da Cygnal per The Lafayette Company dal 15 al 18 settembre su 800 uomini americani tra i 18 e i 30 anni iscritti alle liste elettorali. Trump, Vance e il Partito Repubblicano raccolgono tutti più giudizi negativi che positivi. Per il presidente, il saldo è di -17,5 punti. Anche le rilevazioni nazionali della Marquette Law School documentano il calo dell’approvazione di Trump tra gli americani dai 18 ai 29 anni: dal 40% del sondaggio condotto tra il 27 gennaio e il 6 febbraio 2025 al 19% di aprile 2026, prima di una risalita al 28% a giugno. Questi ultimi dati riguardano però l’intera fascia d’età, non soltanto gli uomini.
La delusione, ad ogni modo, non si traduce automaticamente in entusiasmo per i democratici. Tra le figure più popolari dell’area democratica citate da Puck, ci sono l’ex presidente Barack Obama, il senatore indipendente del Vermont Bernie Sanders e il sindaco di New York Zohran Mamdani che registrano un saldo di gradimento positivo.
Un pubblico vasto, un’influenza difficile da misurare
Resta da capire quanto podcaster e influencer abbiano effettivamente contribuito al risultato del 2024. Uno studio preliminare pubblicato a settembre dal Center for Social Media, AI and Politics della New York University ha incrociato l’analisi di 36.659 episodi di podcast del 2024 con due serie di dati di sondaggio. Secondo gli autori, l’ascolto dei podcast sembra spiegare soltanto una piccola parte dell’aumento del divario nelle scelte di voto tra giovani uomini e giovani donne. I risultati non consentono quindi di attribuire a questi programmi un ruolo determinante nei progressi di Trump tra i giovani uomini.
Gli influencer mantengono comunque un vasto seguito. Secondo un sondaggio Morning Consult per Business Insider, pubblicato il 16 ottobre e condotto il 23 e 24 settembre su 2.003 cittadini adulti americani, il 64% degli adulti della Generazione Z si informa attraverso i creatori di contenuti online e il 62% si fida dei loro consigli. Circa un adulto americano su quattro dichiara inoltre che i contenuti degli influencer hanno influito sulle proprie scelte di voto. Anche il pubblico dei podcast resta relativamente favorevole a Trump: nella rilevazione Marquette di giugno, il 54% degli adulti che li ascoltavano per informarsi di politica approvava il suo operato, contro il 38% del campione complessivo.
