Negli Stati Uniti l'inflazione è tornata ad accelerare a settembre, spinta soprattutto dai rincari dei carburanti. L'indice dei prezzi al consumo (CPI) è salito dello 0,6% rispetto ad agosto e del 3,7% su base annua, contro il 3,4% del mese precedente. Lo ha comunicato oggi il Bureau of Labor Statistics (BLS), l'ufficio statistico del Dipartimento del Lavoro. Gli economisti si aspettavano un aumento annuo del 3,6%.
Anche l'inflazione di fondo, che esclude le componenti più volatili, alimentari ed energia, ha superato le attese: i prezzi sono cresciuti dello 0,3% in un mese e del 2,6% in un anno, contro previsioni rispettivamente dello 0,2% e del 2,5%. Ad agosto l'aumento annuo era stato del 2,4%. Secondo Sonu Varghese, responsabile della strategia macroeconomica di Carson Group, citato dalla CNBC, l'aumento mensile dell'inflazione di fondo equivale a un ritmo annualizzato del 3,7%. A suo giudizio, gli effetti del caro diesel e del boom dell'intelligenza artificiale devono ancora manifestarsi pienamente.
I prezzi dell'energia sono aumentati del 5,2% rispetto ad agosto e del 20,4% su base annua. La benzina è rincarata del 9,1% in un mese, contribuendo per oltre metà all'aumento complessivo dell'indice, e costa circa il 34% in più rispetto a un anno fa. Il gasolio da riscaldamento è aumentato del 74% su base annua. L'impennata dei prezzi energetici è cominciata con la guerra tra Stati Uniti e Iran, iniziata a fine febbraio con gli attacchi americani e israeliani, che ha ridotto l'offerta mondiale di petrolio.
Secondo l'associazione automobilistica AAA, oggi il prezzo medio nazionale della benzina ordinaria era di 4,33 dollari al gallone, circa 3,8 litri: oltre il 40% in più rispetto a un anno prima. Il diesel, usato da camion, macchine agricole, mezzi pesanti e locomotive, resta vicino ai massimi storici, a 6,30 dollari al gallone, con un rincaro annuo del 72%.
Il gasolio da riscaldamento costa invece in media 6,04 dollari al gallone nella rilevazione nazionale del 5 ottobre, contro i 4,10 del 23 febbraio, prima dell'inizio della guerra. Lo indicano, in questo caso, i dati dell'Energy Information Administration (EIA), l'agenzia federale che raccoglie e analizza le statistiche sull'energia. Con l'arrivo del freddo, questi rincari peseranno soprattutto sulle famiglie del Nord-est. Il maggiore costo dei carburanti ha contribuito anche all'aumento dei biglietti aerei, rincarati dell'1,2% in un mese e del 22,4% in un anno. Nel complesso, i prezzi dei servizi di trasporto sono saliti dello 0,6% rispetto ad agosto.
Data center e consumi sostengono i rincari
Gli aumenti hanno interessato anche settori meno direttamente legati all'energia. Rispetto ad agosto, i costi dell'abitazione sono cresciuti dello 0,4%, i prezzi delle auto e dei pick-up usati dello 0,7% e quelli dell'abbigliamento, un settore esposto agli effetti dei dazi, dello 0,3%. Per l'abbigliamento, il rincaro annuo è del 3,4%. I prezzi degli alimentari sono invece rimasti invariati nel mese, pur risultando più alti del 2,5% rispetto a settembre 2025.
Una parte delle pressioni sui prezzi deriva dalla corsa alla costruzione di data center, che alimenta la domanda di semiconduttori e altri beni di questo tipo. Così, secondo il Wall Street Journal, i prezzi dei computer e dei prodotti collegati sono aumentati dell'1,4% in un mese e del 9,7% in un anno.
Su questa componente dell'inflazione, tassi d'interesse più alti potrebbero avere un effetto limitato: le grandi società che offrono servizi cloud continueranno probabilmente a costruire data center anche se finanziare gli investimenti diventerà più costoso. Beth Hammack, presidente della Federal Reserve di Cleveland, ha spiegato in una recente intervista citata dal quotidiano che le imprese impegnate in questi progetti sono molto meno sensibili ai prezzi e hanno maggiore urgenza di ricevere le forniture.
A sostenere l'inflazione contribuisce anche la tenuta dei consumi. La bassa disoccupazione e i rialzi di Borsa incoraggiano le famiglie a continuare a spendere nonostante i rincari, consentendo alle imprese di trasferire sui clienti l'aumento dei costi. Ad agosto la spesa per consumi, al netto dell'inflazione, era cresciuta del 2,6% rispetto a un anno prima. Per Richard Moody, capo economista di Regions Financial, pesano però soprattutto i vincoli all'offerta, tra cui le interruzioni del traffico nello Stretto di Hormuz, i dazi e la carenza di lavoratori in alcuni settori. "In definitiva, il problema è l'offerta", ha detto al Wall Street Journal.
Nel frattempo, l'aumento dei prezzi erode il potere d'acquisto dei salari. A settembre la retribuzione oraria media dei dipendenti del settore privato non agricolo, corretta per l'inflazione, è diminuita dello 0,5% rispetto ad agosto e dello 0,7% rispetto a un anno prima. È il sesto mese consecutivo di calo su base annua. Il confronto tra le serie dei salari e dei prezzi mostra che la retribuzione oraria media reale è tornata sostanzialmente al livello di gennaio 2025, quando Donald Trump ha iniziato il secondo mandato. Da allora, dunque, il potere d'acquisto della paga oraria media è pressoché invariato.
Crescono le attese di un rialzo dei tassi a ottobre
Il nuovo dato arriva a poche settimane dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Il caro vita resta un tema politicamente sensibile negli Stati Uniti, dove l'inflazione supera da anni l'obiettivo del 2% della Federal Reserve. A settembre la Banca Centrale ha alzato i tassi d'interesse per la prima volta in oltre tre anni, di un quarto di punto percentuale, portando l'intervallo di riferimento al 3,75–4%. Nei giorni scorsi diversi esponenti della Fed avevano dichiarato di non avere fretta di intervenire nuovamente. I mercati si aspettavano quindi una pausa alla riunione del 27 e 28 ottobre, seguita da un nuovo rialzo a dicembre.
Dopo la pubblicazione del CPI, la probabilità di un aumento già a ottobre implicita nei prezzi di mercato è salita a circa il 50%, dal 22% della vigilia. Il dato ha rafforzato le attese di un ulteriore rialzo entro fine anno. I contratti future sugli indici azionari statunitensi sono passati in negativo e i rendimenti dei titoli di Stato sono saliti nettamente.
Di fronte a rincari causati da una riduzione dell'offerta, come quelli dell'energia, la Banca Centrale tende a evitare una reazione immediata finché li ritiene temporanei. Il protrarsi della guerra alimenta però il timore che gli aumenti si trasmettano al resto dell'economia e che famiglie e imprese comincino ad aspettarsi un'inflazione più alta anche in futuro. Quello di settembre è l'ultimo dato sul CPI prima della riunione della Fed. Giovedì il BLS pubblicherà l'indice dei prezzi alla produzione. Il 29 ottobre, il giorno dopo la decisione sui tassi, arriverà invece l'indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE), la misura che la Banca Centrale usa come riferimento per il proprio obiettivo d'inflazione.
