Il Texas ha superato la California per numero di aziende nella classifica Fortune 500, che riunisce i gruppi statunitensi con i ricavi più elevati: 57 contro 56. Dal 2020 in poi più di cento società hanno trasferito la propria sede nello Stato della Stella Solitaria, tra cui Charles Schwab, Tesla e Hewlett Packard Enterprise. Se fosse un Paese, il Texas sarebbe così l'ottava economia mondiale. Un'analisi del Financial Times ricostruisce come lo Stato a guida repubblicana abbia costruito nell'arco di trent'anni un modello di "capitalismo senza freni" e come quel modello sia ora messo alla prova dalla rivolta contro i data center e dalle elezioni di midterm di novembre.
Trent'anni di politiche favorevoli alle imprese
La svolta risale al 1994, quando George W. Bush vinse la corsa a governatore. Da allora nessun democratico ha più vinto un'elezione statale in Texas. Il futuro presidente riformò le norme sulle cause civili e sui risarcimenti con l'obiettivo di limitare le azioni giudiziarie considerate infondate. Nel 2023 il Texas ha istituito un tribunale specializzato nelle controversie commerciali e l'anno scorso ha approvato un pacchetto di norme sui mercati dei capitali che innalza la soglia per gli azionisti intenzionati a contestare in tribunale le decisioni dei dirigenti.
Così diverse aziende hanno trasferito in Texas non soltanto la sede operativa, ma anche quella legale. È il caso di SpaceX, la cui sede legale Elon Musk ha spostato in Texas dopo che, nel 2024, un tribunale del Delaware aveva annullato il suo pacchetto retributivo da 56 miliardi di dollari in Tesla. Christina Sautter, docente di diritto alla Southern Methodist University di Dallas, ha detto al Financial Times che le norme texane sono oggi "molto più favorevoli al management e ostili agli azionisti" e rappresentano "un rischio sistemico perché le aziende sono così potenti".
Il Texas, però, non è più soltanto lo Stato del petrolio. L'area di Dallas-Fort Worth, soprannominata "Y'all Street", punta a diventare un polo finanziario alternativo a New York. JPMorgan ha ormai più dipendenti in Texas che a New York City: Jamie Dimon ha indicato nell'ultimo rapporto annuale circa 32.000 addetti nello Stato della Stella Solitaria contro 24.000 nella città di New York. Goldman Sachs sta costruendo a Dallas un campus di circa 75.000 metri quadrati e il mese scorso la Borsa di New York ha aperto in città una sede regionale per contrastare la nuova Texas Stock Exchange.
Elaine Agather, vicepresidente globale di JPMorgan a Dallas, ha detto al Financial Times che la divisione di private banking della banca nello Stato della Stella Solitaria è cresciuta di oltre il 50% in quattro anni. Austin, un tempo tranquilla città universitaria, ospita oggi la sede legale di Tesla, Dell e Firefly Aerospace, mentre Houston resta la capitale energetica e concentra il maggior numero di aziende Fortune 500 del Texas. Lo Stato produce circa il 25% dell'energia primaria degli Stati Uniti, più di qualsiasi altro, ed è il primo Stato del Paese per produzione di elettricità eolica.
L'economia texana è cresciuta del 2,5% l'anno scorso e ha raggiunto un prodotto interno lordo di 2.900 miliardi di dollari, quasi il 50% in più in termini reali rispetto al 2015, quando Greg Abbott è diventato governatore. Da decenni occupazione e popolazione crescono più rapidamente della media nazionale.
Il rovescio della medaglia di questa crescita impetuosa senza regole è una rete di protezione sociale molto più debole che in altri Stati. Il Texas ha la quota più alta di residenti senza assicurazione sanitaria dell'intero Paese e una percentuale di famiglie in povertà superiore alla media nazionale. Pia Orrenius, economista del lavoro alla Federal Reserve di Dallas, ha detto al Financial Times che la creazione di posti di lavoro si è fermata e che, con un'inflazione elevata, i redditi personali "crescono molto lentamente".
La rivolta contro i data center
La nuova scommessa per sostenere l'espansione economica del Texas è rappresentata dai data center, gli enormi impianti che ospitano i server necessari all'intelligenza artificiale. Nello Stato della Stella Solitaria c'è più capacità in costruzione che in qualsiasi altro Stato e ad Abilene si trova il principale sito del progetto Stargate di OpenAI, gestito da Oracle, destinato a estendersi su circa 370.000 metri quadrati.
Le autorità statali stanno però esaminando richieste di connessione alla rete elettrica complessive per oltre 474 gigawatt, più di cinque volte il massimo storico della domanda del Texas. Gli elettori temono le conseguenze sul consumo d'acqua e sulla tenuta della rete. Un sondaggio del Texas Politics Project dell'Università del Texas indica che più della metà dei texani è contraria alla costruzione di data center nella propria comunità. La contestazione contro i data center è cresciuta anche fuori dallo Stato della Stella Solitaria ed è diventata un tema nazionale.
La disputa pesa anche sulle elezioni di midterm. Il democratico James Talarico è dato leggermente avanti nella media dei sondaggi sul repubblicano Ken Paxton, coinvolto negli ultimi anni in numerose controversie e scandali, nella corsa per il seggio al Senato. Una sua vittoria segnerebbe la prima sconfitta repubblicana in una competizione statale in Texas da oltre trent'anni.
I democratici chiedono una moratoria immediata sulla costruzione di nuovi data center, mentre gli elettori delle aree rurali, tradizionalmente una roccaforte repubblicana, sono divisi. "È insolito vedere questo tipo di opposizione non solo dai democratici ma anche dai repubblicani", ha detto al Financial Times Joshua Blank, analista politico dell'Università del Texas ad Austin. Sul fronte opposto, American Mission, collegato al comitato Leading the Future, che ha raccolto più di 75 milioni di dollari dai miliardari della Silicon Valley, sta finanziando le campagne elettorali di candidati favorevoli allo sviluppo dell'intelligenza artificiale.
Abbott ha reagito alla fine del mese scorso annunciando di aver "messo in pausa" il collegamento di nuovi data center nella rete elettrica statale e di aver ordinato una revisione dei progetti in attesa di approvazione. Gli analisti sottolineano che non si tratta di una vera moratoria, perché non tutti i progetti richiedono il via libera del governatore, ma il segnale politico è chiaro. Abbott ha inoltre annunciato che lavorerà con il Parlamento statale per obbligare i data center a sostenere i costi delle infrastrutture elettriche necessarie, adottare tecnologie che riducano il consumo d'acqua e rinunciare alle esenzioni fiscali di cui oggi beneficiano.
Il prezzo del modello texano
Per i critici, il rapporto con Musk è diventato il simbolo di una politica eccessivamente generosa verso le imprese. Nel 2013 il Texas ha modificato la legge per limitare l'accesso pubblico alla spiaggia di Boca Chica, vicino a Brownsville e all'interno di un rifugio naturale federale, per agevolare le attività dell'azienda di Musk. Dopo che Musk scelse proprio quel sito per la base di lancio di SpaceX, lo Stato ha stanziato 15 milioni di dollari per un fondo dedicato agli spazioporti, poi assegnati all'azienda.
Quest'anno la contea di Grimes, a circa un'ora da Houston, ha concesso a SpaceX un ampio pacchetto di agevolazioni fiscali per Terafab, il nuovo impianto di costruzione di semiconduttori che l'azienda intende costruire nell'area. I primi documenti della contea stimavano in 55 miliardi di dollari l'investimento per le fasi iniziali e fino a 119 miliardi quello complessivo, mentre ad agosto Abbott ha indicato in oltre 16,8 miliardi il valore della prima fase. L'accordo prevede un versamento iniziale di 10 milioni di dollari e pagamenti alla contea di 20 milioni di dollari l'anno. Secondo un avvocato di SpaceX, considerando l'intera durata dell'intesa, l'abbattimento fiscale effettivo sarà di circa il 78%, mentre i versamenti dell'azienda raggiungeranno complessivamente 710 milioni di dollari in 35 anni.
Ma l'agenda ideologica estrema dei repubblicani statali, dal divieto quasi totale dell'aborto introdotto nel 2022 allo smantellamento delle politiche di diversità e inclusione, potrebbe scoraggiare altre aziende dal trasferirsi in Texas. Ann Lipton, docente di diritto all'Università del Colorado Boulder, ha detto al Financial Times che scegliere il Texas come sede legale "dice qualcosa sui valori politici dell'azienda" e che le società intenzionate a rivolgersi a un pubblico progressista potrebbero trovarlo poco attraente: "Non so se Disney vorrebbe trasferirsi in Texas", afferma.
Per ora, comunque, la capacità del Texas di attrarre imprese americane non mostra segni evidenti di cedimento. Ross Perot Jr., presidente della società immobiliare Hillwood e della Camera di Commercio americana, ha detto al giornale che sui data center lo Stato della Stella Solitaria deve trovare il modo di procedere "in modo responsabile, ma senza perdere il treno", perché le aziende "non torneranno per un secondo giro".
