Il diesel negli Stati Uniti ha toccato il 4 settembre il prezzo più alto mai registrato: 5,85 dollari al gallone nella media nazionale, pari a circa 1,55 dollari al litro. È stato così superato il precedente massimo di 5,81 dollari, raggiunto nel giugno 2022, pochi mesi dopo l'invasione russa dell'Ucraina. E la corsa non si è fermata: lunedì 7 settembre la rilevazione dell'AAA, l'American Automobile Association, indicava già 5,90 dollari. Un anno fa gli autotrasportatori pagavano 3,71 dollari al gallone: da allora l'aumento è stato di quasi il 60%. In California il prezzo è arrivato persino a quota 7,70 dollari, quasi due dollari sopra la media nazionale.
Alla base del rincaro c'è una stretta dell'offerta provocata da due guerre in corso contemporaneamente. Gli attacchi ucraini alle raffinerie russe hanno spinto Mosca a vietare le esportazioni di gasolio, con un divieto poi prorogato fino alla fine di settembre. In Medio Oriente, invece, le operazioni iraniane contro le petroliere nello stretto di Hormuz e le infrastrutture energetiche della regione hanno messo fuori uso altri impianti. Gary Simmons, direttore operativo della raffineria statunitense Valero, ha stimato durante la trimestrale del 30 luglio che circa 5 milioni di barili al giorno di capacità di raffinazione fossero indisponibili.
Andy Lipow, presidente della società di consulenza Lipow Oil Associates, ha spiegato alla CNBC che attualmente risulta interrotto circa l'8% dell'approvvigionamento necessario a soddisfare una domanda mondiale di gasolio pari a 28 milioni di barili al giorno. Il divieto russo incide per circa 800.000 barili al giorno, le difficoltà nello Stretto di Hormuz per altri 1,2 milioni, mentre gli Houthi, alleati dell'Iran, hanno messo fuori uso la raffineria saudita di Jizan, con una capacità di circa 200.000 barili al giorno. "Il prezzo del diesel è una tassa occulta", ha osservato Lipow: l'aumento del costo del carburante si trasferisce infatti sui consumatori attraverso prezzi più alti per gran parte delle merci trasportate su gomma e su rotaia.
Il conto da 100 miliardi e l'effetto sull'inflazione
A misurare il costo complessivo per gli americani è un contatore in tempo reale della Watson School della Brown University, che dall'inizio della guerra in Iran calcola quanto i consumatori stiano pagando in più per benzina e diesel. Il modello confronta le rilevazioni dell'AAA con i prezzi che, secondo i ricercatori, si sarebbero registrati in assenza del conflitto, utilizzando dati dell'agenzia federale per l'energia e del Census Bureau. Lunedì il conto aveva superato i 100 miliardi di dollari e cresceva di circa un milione ogni 2 minuti. Per una famiglia media, il costo aggiuntivo ha superato i 760 dollari dal 28 febbraio, data d'inizio della guerra. L'impatto maggiore si è registrato in Texas, con circa 11 miliardi di dollari di costi aggiuntivi, seguito dalla California con 8 miliardi e dalla Florida con 5.
È anche per questo che il prezzo del diesel preoccupa gli economisti più di quello della benzina. "Puoi fare tutti gli acquisti online che vuoi, ma arriveranno comunque a casa tua su un camion che va a gasolio: non c'è modo di aggirare questo problema", ha spiegato alla CNBC John Kilduff, socio della società di investimenti Again Capital. Bob McNally, fondatore della società di analisi Rapidan Energy, ha invece ricordato che il gasolio è uno dei combustibili più profondamente incorporati nell'economia: "È usato nei trasporti, nel riscaldamento, nell'agricoltura, negli usi industriali. È il carburante principale da tenere d'occhio".
Il presidente Donald Trump sostiene che gli americani siano disposti a sopportare prezzi più alti pur di impedire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare. I sondaggi mostrano però che gli elettori considerano l’inflazione il principale problema del Paese e giudicano negativamente l’operato del presidente su questo fronte. A meno di due mesi dalle elezioni di metà mandato, resta da capire quanto dureranno le difficoltà di approvvigionamento dal Medio Oriente e quanto a lungo continueranno a tenere alti i prezzi. Una cosa però è già certa: le ripercussioni si sono già protratte oltre quanto molti, incluso lo stesso Trump, prevedessero alla fine di febbraio.
