Sarebbe stato Elon Musk a proporre a Donald Trump di introdurre restrizioni su Starshield, il servizio di comunicazioni satellitari di SpaceX destinato agli impieghi governativi e militari, utilizzato anche dalle Forze Armate ucraine per guidare i propri droni. Lo scrive il Telegraph, che cita quattro persone a conoscenza dei colloqui. Il fondatore di SpaceX avrebbe suggerito di limitare la velocità alla quale i terminali possono mantenere la connessione e, secondo una delle fonti, il presidente si sarebbe detto "d'accordo". Le restrizioni sarebbero poi state applicate dal Pentagono.
La misura non riguarda la velocità di navigazione su internet, ma quella di spostamento dei terminali: oltre una determinata soglia, i dispositivi montati sui droni hanno iniziato a perdere la connessione. Starshield impiega tecnologie sviluppate per Starlink, la rete commerciale di SpaceX, ma è destinato esclusivamente ai servizi governativi e di sicurezza nazionale.
Fino ad ora Musk aveva attribuito ogni responsabilità alla Casa Bianca. Mercoledì 14 ottobre aveva scritto su X che i sistemi Starshield sono "di proprietà e sotto il controllo del governo statunitense" e che "qualsiasi limite di velocità o di utilizzo" viene "deciso dalle Forze Armate americane e, in ultima istanza, dal presidente".
Ma, secondo una fonte di alto livello citata dal Telegraph, dopo gli attacchi russi avvenuti durante le interruzioni del servizio, Musk si sarebbe iniziato a preoccupare della possibile reazione dei consumatori europei. "Ha postato di essere innocente e che era stata l'Amministrazione Trump. In realtà erano coinvolti entrambi", ha dichiarato la fonte. Il quotidiano riferisce di aver ricevuto conferme da un alto funzionario europeo e da due fonti ucraine informate sulla vicenda.
Le restrizioni sono arrivate nel pieno dello scontro tra Trump e Volodymyr Zelensky sugli attacchi ucraini alle raffinerie russe. Funzionari americani avevano già avvertito in precedenza i negoziatori di Kyiv che Washington avrebbe potuto sospendere la condivisione di informazioni di intelligence e altre forme di sostegno se gli attacchi a lungo raggio non fossero cessati.
Trump sostiene che queste operazioni militari facciano aumentare i prezzi dell'energia a poche settimane dalle elezioni di metà mandato. "Non fa altro che far salire il prezzo del petrolio nel mondo. Penso che sia una vergogna", ha detto a Newsmax. Il 9 ottobre il presidente statunitense aveva annunciato un accordo a sorpresa con Vladimir Putin per acquistare gasolio russo, ed aveva allentato le sanzioni per consentirne la vendita.
Trump nega qualsiasi responsabilità
Venerdì 16 ottobre, alla Casa Bianca, Trump ha negato di aver preso la decisione di porre limiti all'uso di Starshield da parte ucraina. "Non sono stato io", ha dichiarato, aggiungendo di non credere neppure che fosse stato Musk. Anche un alto funzionario americano interpellato da Reuters ha escluso una richiesta personale del presidente. La Casa Bianca, tuttavia, non ha risposto alle domande dell'agenzia sull'eventuale coinvolgimento di altri – e non meglio precisati – esponenti dell'Amministrazione.
La distinzione è rilevante alla luce di quanto riferito proprio da Reuters il 15 ottobre. Secondo due funzionari americani e un funzionario occidentale informati sulla vicenda, infatti, i vertici del Pentagono avrebbero ricevuto dalla Casa Bianca l'istruzione di limitare Starshield per le Forze Armate ucraine. Le fonti non hanno però precisato chi avesse impartito l'ordine né chi lo avesse eseguito.
Il 14 ottobre i militari ucraini avevano iniziato a segnalare problemi con l'uso dei porpri terminali senza aver ricevuto alcun preavviso da Washington. Il limite imposto ai terminali in movimento era sceso a circa 160 km orari. Le restrizioni avevano complicato sia le missioni contro le forze russe nei territori occupati sia l'impiego dei droni intercettori contro gli attacchi aerei russi. Negli stessi giorni Mosca aveva colpito le centrali elettriche di Kyiv.
A margine del vertice europeo di Bruxelles, Zelensky ha definito la decisione di imporre limitazioni a Starshield come "una sorpresa molto pericolosa e spiacevole", ma ha anche riferito di un graduale ripristino delle capacità precedenti. "Il nostro Ministero della Difesa è in contatto con le controparti e i miei partner mi hanno detto che dalla Casa Bianca sono arrivati segnali che queste capacità sarebbero state ripristinate. Sono tornate ai limiti di velocità precedenti? No. Ma stanno tornando? Ci sembra di sì".
Nove senatori chiedono l'apertura di un'indagine
A Washington, intanto, nove senatori, sia democratici che repubblicani, hanno chiesto al Pentagono l'apertura di un'indagine. Il 15 ottobre la senatrice democratica Jeanne Shaheen e il senatore repubblicano Thom Tillis hanno scritto all'ispettore generale del Pentagono, Platte Moring III, per accertare se funzionari americani avessero ordinato o autorizzato le restrizioni, oppure ne fossero stati informati in anticipo. Tra i firmatari della lettera figurano anche i senatori repubblicani Susan Collins, Lisa Murkowski e John Cornyn.
La lettera chiede inoltre di verificare se le interruzioni delle comunicazioni e dei sistemi di allerta abbiano impedito a personale americano di raggiungere i rifugi durante gli attacchi russi. I senatori precisano che le cause di questi episodi restano da accertare: potrebbero dipendere da guasti tecnici, decisioni politiche o altri fattori. Tillis ha dichiarato, però, di non aspettarsi alcuna trasparenza dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth.
Non è la prima volta che le decisioni di Musk sull'accesso alla rete satellitare suscitano polemiche in Ucraina. Nel 2022 si era rifiutato di attivare Starlink nell'area necessaria a un attacco con droni contro la flotta russa in Crimea, la penisola annessa illegalmente dalla Russia nel 2014. Lo aveva confermato lui stesso l'anno successivo, spiegando di non voler rendersi complice di un "grave atto di guerra". All'inizio del 2026, invece, gli ucraini lo avevano elogiato per aver bloccato l'accesso non autorizzato a Starlink da parte dei soldati russi.
In Europa, intanto, la Polonia è tra i Paesi che più insistono sui rischi di un'eccessiva dipendenza da Musk e SpaceX. "Come vostri clienti europei, vi stiamo osservando", ha scritto sui social il Ministro degli Esteri polacco Radek Sikorski, rivolgendosi proprio al miliardario. L'Unione Europea punta comunque a rendere operativo entro il 2030 IRIS², il proprio sistema di comunicazioni satellitari.
Nel frattempo, però, a Bruxelles i leader europei hanno consigliato a Zelensky di moderare le critiche a Trump, temendo ulteriori riduzioni del sostegno americano. Il presidente ucraino ha però lasciato intendere che gli attacchi alle raffinerie russe continueranno: "La regola principale delle nostre operazioni è rispondere. Il resto lo vedrete".
