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A tre settimane dalle midterm Trump si schiera con Putin contro Zelensky
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A tre settimane dalle midterm Trump si schiera con Putin contro Zelensky

A meno di tre settimane dal voto, il presidente vuole comprare gasolio russo, ha chiesto la sostituzione di Zelensky e ha aperto la crisi più grave con Kyiv e gli alleati

A meno di tre settimane dalle elezioni di metà mandato, con i repubblicani in difficoltà sia alla Camera sia al Senato e il proprio gradimento ai minimi termini, Donald Trump ha trascorso la settimana ad attaccare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Secondo un'analisi di Susan B. Glasser sul New Yorker, la "October Suprise" di quest'anno è proprio la decisione del presidente americano di voler aiutare apertamente Vladimir Putin nella guerra contro l'Ucraina. L'espressione indica un evento inatteso che, a ridosso del voto, può cambiare l'esito delle elezioni.

La svolta è arrivata venerdì 9 ottobre, dopo una lunga telefonata tra Trump e Putin. Il presidente ha annunciato una deroga alle sanzioni sul gasolio russo per consentirne l'acquisto e l'importazione negli Stati Uniti. L'obiettivo dichiarato è quello di far scendere i prezzi dei carburanti, aumentati soprattutto a causa della guerra in Medio Oriente avviata dallo stesso Trump. Il tentativo, però, è con ogni probabilità destinato a fallire.

Contemporaneamente, Trump ha accusato Zelensky, anziché la Russia, di voler prolungare la guerra. Ha chiesto all'Ucraina di smettere di colpire gli impianti energetici russi e ha invocato la sostituzione del suo presidente: "Vuole creare problemi al mondo. Suggerisco che si trovino un nuovo leader".

Nel fine settimana ha poi annunciato una "tregua energetica" tra i due Paesi, senza che né Mosca né Kyiv confermassero di aver raggiunto un accordo. Nel giro di poche ore, la Russia ha lanciato nuovi bombardamenti, provocando diverse vittime. Perfino Laura Loomer, complottista vicina alla Casa Bianca, in passato schierata con il Cremlino e poi passata a sostenere Kyiv dopo un viaggio in Ucraina, ha commentato: "Vladimir Putin sta cercando di umiliare l'Amministrazione Trump in questo modo".

Ciò nonostante, il presidente statunitense non ha fatto marcia indietro. Il risultato, secondo Glasser, è la crisi più grave della sua presidenza nei rapporti con l'Ucraina e con il resto dell'Alleanza occidentale. Mercoledì 14 ottobre, prima di un nuovo attacco russo su vasta scala, si sono registrate anche restrizioni al servizio satellitare Starshield utilizzato dai droni ucraini.

Lo stesso giorno, Zelensky ha descritto la frattura con Washington come una rottura quasi definitiva. Al conduttore britannico Piers Morgan ha detto che l'Ucraina sta "perdendo un partner forte" e che "fa male quando il presidente Trump sceglie una parte che non è la nostra". In un'intervista al Financial Times ha spiegato che Kyiv aveva rispettato volontariamente la tregua energetica per 3 giorni, ma che non avrebbe continuato a farlo, nonostante la minaccia americana di interrompere la condivisione delle informazioni di intelligence se gli attacchi ucraini fossero proseguiti.

Stati Uniti · Russia · Ucraina
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I rischi per Kyiv e la frattura con gli alleati

Non è la prima volta che Trump arriva allo scontro aperto con Kyiv. Nel febbraio 2025, durante un incontro nello Studio Ovale, lui e il vicepresidente JD Vance avevano incalzato Zelensky perché accettasse concessioni territoriali. "Non hai le carte", gli aveva detto Trump all'epoca. Questa volta, però, il momento è particolarmente delicato. Secondo Glasser, gli inviati del presidente stanno nuovamente premendo su Kyiv perché accetti un accordo che assomiglia più a una resa alle condizioni russe che a un compromesso.

Intanto Mosca, che non è riuscita a vincere sul campo nonostante perdite stimate in circa 1,4 milioni di militari tra morti e feriti, ha intensificato drasticamente gli attacchi con droni e missili. "Il momento di massimo pericolo è adesso, nell'immediato", ha detto al New Yorker Daniel Fried, ex alto diplomatico americano, appena rientrato da incontri con funzionari della sicurezza in Polonia e Romania. A preoccuparlo non è soltanto la situazione ucraina, ma anche l'intensificarsi degli attacchi con cui Mosca mette alla prova gli alleati europei: "Putin lo sa e ne approfitterà".

Resta da capire chi, a Washington, possa o voglia fermare il presidente. Trump interpreta in modo molto esteso i propri poteri e ignora le posizioni del Congresso, anche quando a esprimerle sono parlamentari del suo partito. Il senatore democratico del Delaware Chris Coons, che secondo Glasser è destinato a presiedere la Commissione Esteri se i democratici riconquisteranno il Senato, ha ricordato quanto lavoro fosse servito per convincere Trump a firmare la nuova legge sulle sanzioni contro la Russia.

Approvata appena un mese fa con un'ampia maggioranza bipartisan, la legge è intitolata al defunto senatore Lindsey Graham, l'unico senatore repubblicano che, forte dell'ascolto di Trump, lo sollecitava con costanza a sostenere Kyiv. Secondo Coons, la frattura con gli alleati europei non potrà essere ricucita "finché Trump sarà presidente". Il senatore si aspetta altre settimane come questa negli ultimi due anni del mandato, quando Trump non dovrà più affrontare una rielezione: "I danni che può fare nei prossimi due anni sono sottovalutati".

Glasser ricorda che la vicinanza di Trump a Putin ha radici lontane. Nel 2016, durante il suo primo discorso di politica estera al Mayflower Hotel di Washington, l'ambasciatore russo sedeva in prima fila mentre il candidato indicava il miglioramento dei rapporti con Mosca tra i suoi obiettivi principali. Sono seguite la conferenza stampa con Putin a Helsinki nel 2018 e la procedura di impeachment del 2019, quando Trump fu accusato di aver ricattato proprio Zelensky.

Dal suo ritorno alla Casa Bianca, nel gennaio 2025, Trump ha cercato più volte di imporre a Kyiv un accordo che, nelle parole del suo ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton, "avrebbe potuto tranquillamente essere scritto al Cremlino". La novità, secondo Glasser, è che questa crisi mostra un presidente talmente in difficoltà per le conseguenze della guerra in Medio Oriente da rivolgersi a Putin per ottenere aiuto a ridosso delle elezioni.

Le critiche repubblicane e il rischio elettorale

Tra le reazioni più dure ci sono proprio quelle di esponenti repubblicani. Il deputato del Nebraska Don Bacon ha scritto su X che "Trump sostiene il dittatore Putin e si oppone all'Ucraina". Ha poi paragonato il presidente a Neville Chamberlain, il primo ministro britannico ricordato per la politica di concessioni a Hitler, accusando Trump di perseguire una linea di "appeasement".

Sei senatori repubblicani, insieme a sei democratici, hanno scritto a Trump che l'accordo sul gasolio è "un regalo al nostro avversario e un tradimento dei nostri alleati". Il comitato editoriale del Wall Street Journal lo ha definito un "errore morale e strategico". L'ex vicepresidente Mike Pence ha rilanciato quel giudizio, aggiungendo: "Ora basta".

Putin e la sua guerra restano profondamente impopolari negli Stati Uniti, persino più dello stesso Trump. Un nuovo sondaggio di Fox News attribuisce al presidente un indice di approvazione del 36%, il livello più basso mai registrato dall'emittente nei suoi confronti, mentre il 70% degli americani boccia la sua gestione dell'economia. Nel frattempo, l'aumento dei prezzi dell'energia sta alimentando l'inflazione.

Angela Stent, studiosa della Russia ed ex responsabile dell'analisi su Russia ed Eurasia nel Consiglio Nazionale dell'Intelligence durante l'amministrazione Bush, propone una spiegazione: "Trump sta preparando il terreno per dare la colpa a Zelensky se i repubblicani andranno male alle elezioni di metà mandato", ha detto al New Yorker. "Se i prezzi del gasolio non scenderanno molto, dirà che è colpa dell'Ucraina e che Zelensky se ne deve andare".

Glasser ritiene che questa interpretazione abbia un fondamento. Osserva, però, che chiedere la rimozione del presidente ucraino difficilmente mobiliterà gli elettori americani e che il gasolio russo, ammesso che arrivi negli Stati Uniti, non potrà aiutare Trump in tempo per il voto del 3 novembre. Da qui l'ipotesi più inquietante con cui conclude la sua analisi: Trump potrebbe avvicinarsi a Putin non per aiutare il proprio partito a vincere le elezioni, ma perché, in realtà, vuole davvero che a vincere sia la Russia.

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