Il senatore repubblicano Thom Tillis ha annunciato che chiederà all'ispettore generale del Pentagono, l'organismo indipendente di vigilanza interno al Dipartimento della Difesa, di indagare sulle restrizioni a Starshield, il servizio satellitare militare basato sulla tecnologia di Starlink che le forze ucraine usano anche per controllare i loro droni. "Non mi illudo che il Segretario alla Difesa Pete Hegseth faccia chiarezza", ha scritto, chiedendo che i risultati dell'indagine siano comunicati al Congresso e ai cittadini americani.
The latest reporting suggests this strategic snafu may have occurred more locally within DOD Starshield systems, not with Starlink or SpaceX.
— Senator Thom Tillis (@SenThomTillis) October 14, 2026
I’m not holding my breath for Defense Secretary Hegseth to offer transparency, so we’ll be asking the DOD Inspector General to initiate… https://t.co/No5pmT5giU
Secondo Tillis, l'episodio è stato "nel migliore dei casi un errore inaccettabile, nel peggiore una decisione consapevole per sgombrare il campo a un attacco russo". Il senatore ha inoltre suggerito che il problema possa essere nato all'interno dei sistemi Starshield gestiti dal Pentagono, anziché dipendere da Starlink o da SpaceX. Al momento, nessuno a Washington si è ancora assunto la responsabilità delle restrizioni.
I militari ucraini hanno cominciato a segnalare i problemi la mattina del 14 ottobre. Serhiy Beskrestnov, consigliere di Volodymyr Zelensky per le tecnologie militari, ha sostenuto che le restrizioni "non possono essere una coincidenza" e le ha collegate alla situazione politica, nel pieno dello scontro tra il presidente ucraino e Donald Trump sulla tregua energetica e sul gasolio russo.
Serhiy Sternenko, ex consigliere del Ministro della Difesa, aveva segnalato che i terminali montati sui droni perdevano la connessione oltre i 160 km orari. Successivamente ha riferito che il collegamento si interrompeva già tra i 60 e i 70 km orari. La mattina del 15 ottobre una fonte del Ministero della Difesa ucraino ha dichiarato che Starshield aveva ripreso a funzionare sui mezzi in movimento, citando le conferme arrivate dalle unità militari. La stessa fonte ha precisato che erano in corso contatti con i partner per chiarire cause e circostanze delle restrizioni.
Le conseguenze al fronte sono state pesanti. Le restrizioni "hanno portato a un arresto completo di tutte le operazioni di attacco a media distanza", ha dichiarato a Politico un ufficiale ucraino in prima linea. Il blocco ha riguardato anche le operazioni condotte attraverso reti di droni interconnessi: un velivolo collegato a Starlink ritrasmette il segnale agli altri, consentendo di colpire obiettivi dietro le linee russe. Senza connessione, ha spiegato l'ufficiale, gli operatori non riescono a sostenere la fanteria né a colpire artiglieria, depositi di munizioni e posti di comando russi: "È come subire un attacco nucleare. Tutte le operazioni sono sospese. Questo costerà la vita a molti di noi".
Scaricabarile tra Musk e la Casa Bianca
Le versioni sulle responsabilità delle restrizioni non coincidono tra loro. "È una loro decisione. È un grave errore, forse tecnico", ha detto Zelensky, avvertendo che, se Starlink non riprenderà a funzionare mentre continuano gli attacchi, "la gente morirà".
Elon Musk, alla guida di SpaceX, ha replicato che i sistemi Starshield sono di proprietà del governo americano e sotto il suo controllo: i limiti di velocità e le condizioni di utilizzo, ha sostenuto, sono stabiliti dai militari e, in ultima istanza, dal presidente degli Stati Uniti. Starlink, ha aggiunto, è invece un servizio commerciale destinato a impieghi civili e difensivi: consentirne l'uso "per azioni militari offensive" sarebbe inaccettabile per un'azienda privata.
Dalla Casa Bianca sono arrivate risposte su due piani diversi. Un alto funzionario dell'amministrazione ha detto ad Axios che il governo non ha avuto alcun ruolo nelle restrizioni. Nella risposta ufficiale, invece, la presidenza ha evitato di entrare nel merito di Starlink, limitandosi a ribadire che Trump resta deciso a "svolgere un ruolo costruttivo" per porre fine alla guerra. Il Pentagono non ha confermato né smentito un proprio coinvolgimento.
A Kyiv, secondo il Financial Times, molti funzionari sono ormai convinti che le restrizioni siano state imposte su richiesta di Trump. Il presidente statunitense ha contestato proprio in questi giorni all'Ucraina gli attacchi alle raffinerie russe, che a suo giudizio hanno contribuito a far salire i prezzi mondiali di benzina e gasolio.
L'Europa valuta un'alternativa, con nuovi servizi dal 2027
La Commissione Europea sta intanto negoziando la partecipazione dell’Ucraina a Govsatcom, il sistema dell’Unione per le comunicazioni satellitari sicure. Operativo da gennaio, il sistema mette in comune le capacità dei satelliti governativi degli Stati membri. “Stiamo negoziando con l’Ucraina il suo pieno accesso a Govsatcom”, ha dichiarato il portavoce Thomas Regnier. Dall’inizio del 2027 potrebbero essere integrate anche capacità satellitari commerciali, utilizzabili, ha aggiunto, per fornire servizi in ambito militare.
Resta però da chiarire se queste soluzioni potranno offrire prestazioni paragonabili a quelle di Starshield. Regnier ha indicato il 2029 come obiettivo per la piena operatività di IRIS², la costellazione europea di oltre 300 satelliti, senza entrare nel confronto con i servizi di SpaceX. Per l’Ucraina resta quindi il problema della dipendenza da un servizio essenziale per le operazioni militari, le cui condizioni d’impiego, secondo lo stesso Musk, vengono decise a Washington. Non è stato però chiarito pubblicamente chi abbia imposto le restrizioni in questione, né per quale ragione.
