La maggioranza degli americani boccia la gestione dell'economia del presidente Trump e i democratici sono favoriti alla Camera, mentre il Senato resta apertissimo. È il quadro tracciato dalle Power Rankings di Fox News, le previsioni elettorali della rete televisiva, a poco più di tre mesi dalle elezioni di midterm di novembre, quando si rinnovano tutta la Camera e un terzo del Senato.
Il saldo tra chi approva e chi disapprova la gestione economica di Trump è sceso a -37 punti, 13 in meno rispetto a marzo 2025, secondo i sondaggi di Fox News. Le rilevazioni di Washington Post e Ipsos, le ultime pubblicate la settimana scorsa, registrano nello stesso periodo un calo di 24 punti, fino a -32.
Il costo della vita è il fattore più importante per il 46% degli elettori, secondo un sondaggio condotto a giugno da Reuters e Ipsos. Le politiche del presidente però c'entrano solo in parte: in cima alla lista delle spese che preoccupano gli americani ci sono la sanità (28%) e la casa (19%), mentre il cibo (18%) e la benzina (15%), i beni più colpiti dai dazi e dalla guerra con l'Iran, vengono dopo.
Il 72% degli adulti di classe media e l'86% di quelli di classe operaia ritengono che il sistema politico ed economico del Paese giochi contro di loro, secondo dati raccolti dal Wall Street Journal: entrambe le percentuali sono cresciute di oltre 30 punti in dieci anni. Il malcontento non riguarda quindi solo i prezzi, ma le fondamenta stesse dell'economia americana.
I democratici, da partito all'opposizione, partono avvantaggiati. Sono avanti di circa quattro punti nel "generic ballot", i sondaggi che chiedono per quale partito si voterebbe al Congresso senza indicare i candidati. Hanno anche riconquistato un piccolo margine nell'identificazione di partito, con il 47% degli americani che si dice democratico contro il 43% repubblicano secondo Pew Research Center, un istituto di ricerca, e sono in vantaggio in diverse corse statali, tra cui Georgia e North Carolina.
Sono però vantaggi contenuti: gli elettori non amano lo status quo, ma non sono convinti che i democratici risolveranno i loro problemi. Se si aggiungono i seggi guadagnati dai repubblicani con il ridisegno dei collegi elettorali e una mappa del Senato favorevole, il risultato è un elettorato che si sente democratico ma non è detto che voti democratico.
Il Senato è un testa o croce. Se ogni partito vincesse tutti i seggi che pendono dalla sua parte, democratici e repubblicani arriverebbero a 48 seggi a testa e la maggioranza si deciderebbe in quattro Stati considerati "toss-up", cioè in perfetto equilibrio: Alaska, Iowa, Maine e Ohio. In Maine i democratici hanno appena scelto il loro candidato. Altre proiezioni pubblicate nei giorni scorsi arrivano a conclusioni simili: Camera ai democratici, Senato ai repubblicani.
Per arrivare a 51 seggi i democratici devono vincere tre delle quattro corse in bilico e allo stesso tempo difendere Georgia, Michigan e New Hampshire e strappare ai repubblicani la North Carolina, Stati che pendono dalla loro parte ma restano molto competitivi. Sei di questi otto Stati hanno votato per Trump nel 2024, la metà con margini a doppia cifra, per uno scarto medio di 7,8 punti.
La storia recente mostra che non serve un'ondata per ribaltare il Senato: nel 2024 Trump vinse il voto nazionale di appena 1,5 punti, ma conquistò tutti e sette gli Stati in bilico. A novembre potrebbe succedere lo stesso, in una direzione o nell'altra: vittorie democratiche di misura nelle corse chiave e una spazzata repubblicana negli Stati che decidono la maggioranza, o viceversa.
Il Michigan è la corsa più interessante della mappa. Se la primaria democratica premierà il progressista Abdul El-Sayed, il test sarà capire se un messaggio populista di sinistra, centrato su "Medicare for All", la proposta di un'assicurazione sanitaria pubblica universale, funziona in uno Stato in bilico. Se vincerà la moderata deputata Haley Stevens, la sua sfida sarà unire il partito e dimostrare che gli elettori vogliono un messaggio di centrosinistra anti-Trump. Lo Stato non elegge un senatore repubblicano da 30 anni e per Fox News parte come tendente ai democratici, anche se i loro margini di vittoria si sono ridotti. Il probabile candidato repubblicano, l'ex deputato Mike Rogers, è considerato ideale dal suo partito, ma nel 2024 perse di misura nonostante condizioni favorevoli.
L'Iowa sembrava saldamente repubblicano dal 2016, quando gli elettori bianchi della classe operaia si mobilitarono in massa per Trump. In un sondaggio recente di Fox News, però, il candidato democratico al Senato Josh Turek, deputato statale, è avanti di quattro punti sulla deputata repubblicana Ashley Hinson, 50% a 46%, e il candidato democratico a governatore ha un vantaggio di nove punti. Altre rilevazioni mostrano una corsa più stretta, ma il quadro resta quello di un testa a testa.
In Texas i repubblicani vincono ogni corsa per il Senato dal 1990 e lo Stato parte come tendente ai repubblicani. I democratici puntano sul deputato statale James Talarico e considerano vulnerabile il suo avversario, il procuratore generale del Texas Ken Paxton, per i suoi scandali. Nelle ultime settimane Talarico ha ridotto le distanze nei sondaggi, ma entrambi i candidati restano diversi punti sotto la maggioranza. Nel 2018 il democratico Beto O'Rourke perse per soli 2,6 punti.
Alla Camera i democratici partono avanti, ma la vittoria non è garantita. Nelle elezioni di metà mandato dell'era Trump il partito del presidente ha perso in media 25 seggi. Il ridisegno dei collegi deciso dai parlamenti statali repubblicani vale però al partito circa una decina di seggi, fino a nove dei quali tra Florida e Texas, mentre il referendum voluto dal governatore democratico della California Gavin Newsom ne ha recuperati tra tre e cinque per i democratici.
I democratici partono con 211 seggi classificati nelle loro categorie, sette in meno dei 218 necessari per la maggioranza: vincere più di una manciata di corse in bilico basterebbe per riprendere la Camera. I seggi in bilico però tendono a essere vinti e persi insieme e in una buona serata i repubblicani potrebbero non solo mantenere il controllo, ma perfino allargare la loro maggioranza risicata.
