Tra giovedì e venerdì circa 50mila persone hanno superato il frangiflutti della spiaggia del Tarajal e sono entrate a Ceuta, l'enclave spagnola sulla costa marocchina, a nuoto o aggrappate a camere d'aria e materassini. È una cifra pari a circa il 60% degli 83mila abitanti della città. Almeno 57 persone sono morte: alcune sono annegate, altre sono rimaste schiacciate nella calca sul frangiflutti. Madrid ha inviato l'esercito a sostegno della Guardia Civil, mentre il primo ministro Pedro Sánchez è partito per l'Algeria.
Sánchez ha definito gli ingressi una "violazione dell'integrità territoriale" della Spagna e ne ha attribuito la responsabilità alle reti di trafficanti. Queste avrebbero diffuso sui social un'interpretazione distorta di una sentenza emessa a luglio dalla Corte Suprema spagnola. La pronuncia vieta di respingere immediatamente chi viene intercettato in mare e limita la procedura sommaria a chi supera via terra le barriere di confine; secondo il Ministero dell'Interno, però, sarebbe stata presentata come una sorta di salvacondotto. Il Marocco aveva cominciato ad allentare i controlli lunedì. L'opposizione spagnola ha interpretato la scelta come una ritorsione per l'ospitalità concessa da Madrid a un leader indipendentista saharawi, mentre il governo ha parlato apertamente di "ricatto".
I rimpatri comunque sono stati rapidissimi: entro venerdì sera, in base a un'intesa d'urgenza tra i due governi, oltre 48.300 persone erano già rientrate in Marocco. Nel maggio 2021 era accaduto qualcosa di simile, ma su scala molto più ridotta. Dopo che la Spagna aveva consentito al leader del Fronte Polisario Brahim Ghali di curarsi in un ospedale spagnolo, Rabat aveva allentato i controlli e circa 8mila persone erano entrate a Ceuta in due giorni. Le autorità ne avevano rimpatriate circa 6.600 in tre giorni, trattenendo soltanto i minori non accompagnati, che la legge spagnola non consente di espellere con procedura sommaria.
L'Italia ha reagito sospendendo l'applicazione dell'accordo di Schengen nei confronti della Spagna e chiudendo le frontiere aeree e marittime. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha criticato la decisione spagnola di concedere la cittadinanza a oltre 500mila immigrati irregolari, definendola "profondamente sbagliata" e favorevole ai trafficanti, mentre il vicepremier Matteo Salvini ha invece rivendicato la sospensione come una misura necessaria a difendere i confini nazionali. Il Ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha convocato l'ambasciatore italiano e giudicato "inappropriate" le parole di Tajani.
Le immagini da Ceuta hanno intanto alimentato una campagna internazionale. Jack Posobiec, esponente della galassia di Turning Point USA, ha rilanciato più volte i video con la didascalia "lo faranno a ogni Paese bianco". Yair Netanyahu, figlio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ha scritto, rivolgendosi ad arabi e musulmani, che per liberare le terre islamiche occupate Ceuta e Melilla sarebbero "un buon inizio". In Spagna, il leader di Vox Santiago Abascal ha parlato di "vera e propria invasione".
A Ceuta arrivate decine di migliaia di migranti in poche ore, ma la vera posta è il controllo dello Stretto di Gibilterra
In 48 ore circa 50.000 persone hanno superato il frangiflutti del Tarajal, pari al 60% degli abitanti dell’enclave spagnola sulla costa marocchina. Dietro l’emergenza ci sono le rivendicazioni di Rabat, la rottura tra Washington e Madrid e il controllo del passaggio tra Atlantico e Mediterraneo.
Atlantico
In blu il territorio spagnolo: Ceuta e Melilla sono enclave sulla costa marocchina. I quadrati bianchi indicano le basi militari che Madrid ha negato agli Stati Uniti per le operazioni contro l’Iran; la linea tratteggiata è la rotta tra Atlantico e Mediterraneo attraverso lo Stretto di Gibilterra.
Come se in due giorni fosse arrivato il 60% della città
Ogni quadrato rappresenta l’1% degli 83.000 abitanti di Ceuta, circa 830 persone. In rosso, gli ingressi di giovedì e venerdì.
È il rapporto tra le circa 50.000 persone entrate a nuoto o aggrappate a camere d’aria e materassini e gli 83.000 abitanti dell’enclave.
Il copione del 2021, ma sei volte più grande
Nel maggio 2021, dopo che la Spagna aveva accolto in ospedale il leader del Fronte Polisario Brahim Ghali, Rabat allentò i controlli in modo simile. Il confronto mostra il salto di scala.
Nel 2021 la Spagna trattenne solo i minori non accompagnati, che la legge non consente di espellere con procedura sommaria.
La pressione su Ceuta non è nata questa settimana
Il Congresso americano e i dubbi sulla sovranità spagnola
La pressione politica su Ceuta, tuttavia, non è cominciata questa settimana. Alla fine di aprile la commissione Bilancio della Camera dei Rappresentanti americana ha inserito in un testo legislativo una formula che descrive Ceuta e Melilla come città amministrate dalla Spagna, ma "situate in territorio marocchino" e oggetto di una rivendicazione di lunga data da parte di Rabat. La Commissione ha inoltre dichiarato di sostenere gli sforzi del Segretario di Stato per favorire un dialogo tra i due Paesi sul futuro delle enclave. È la prima volta che un organo del Congresso mette formalmente in dubbio la sovranità spagnola sulle due città.
L'artefice della norma è Mario Díaz-Balart, deputato repubblicano della Florida, vicepresidente della Commissione e presidente della Sottocommissione competente per la Sicurezza Nazionale e gli Affari esteri. Díaz-Balart è anche uno degli alleati più stretti del Segretario di Stato Marco Rubio al Congresso e già ad aprile aveva dichiarato a un quotidiano spagnolo che Ceuta e Melilla non sorgono geograficamente in territorio spagnolo, bensì in quello marocchino.
Il terreno però era stato preparato ancora prima. Il 12 marzo Michael Rubin, ex funzionario del Pentagono e oggi analista dell'American Enterprise Institute, un centro studi conservatore di Washington, aveva invitato Trump e Rubio a riconoscere le enclave come territorio marocchino occupato, definendo la Spagna una potenza coloniale al di là dello Stretto di Gibilterra. Quattro giorni dopo si era spinto oltre: richiamandosi alla Marcia Verde del 1975, aveva chiesto al Marocco di far entrare civili disarmati nelle due città. Il suo argomento era che il Trattato del Nord Atlantico circoscrive l'obbligo di difesa reciproca solo agli attacchi compiuti in Europa e in Nordamerica.
Nel frattempo Washington ha aperto un duro contenzioso con Madrid. La Spagna ha negato agli Stati Uniti l'uso delle basi di Rota e Morón per le operazioni contro l'Iran, ha chiuso il proprio spazio aereo ai voli militari collegati alla campagna e, nelle sedi internazionali, ha assunto posizioni contrarie sia all'offensiva israeliana a Gaza sia a quella americana contro Teheran. Donald Trump ha dichiarato che il Paese "si è comportato in modo terribile" e ha ordinato al Segretario al Tesoro Scott Bessent di interrompere ogni rapporto. Ad aprile, inoltre, un'e-mail interna del Pentagono ipotizzava addirittura la sospensione della Spagna dalla NATO, mentre gli Stati Uniti hanno trasferito via dalle due basi spagnole quindici velivoli, tra cui alcuni aerei cisterna.
L'asse tra Washington, Rabat e Israele sullo Stretto
Un'analisi pubblicata da Türkiye Today collega questi elementi e li interpreta come parti di un unico disegno. Secondo l'autore dell'analisi, nel giro di poche ore la breccia di Ceuta è stata trasformata in materiale politico da influencer americani vicini al movimento MAGA e da esponenti israeliani. L'episodio andrebbe inoltre letto alla luce dell'accordo che nel 2020 portò il Marocco negli Accordi di Abramo: Trump firmò allora una proclamazione che riconosceva la sovranità marocchina sul Sahara occidentale in cambio della normalizzazione dei rapporti tra Rabat e Israele. Nel luglio 2023 anche il governo israeliano ha riconosciuto formalmente le rivendicazioni di Rabat. Da allora i tre Paesi hanno sviluppato una collaborazione militare che comprende scambio di informazioni di intelligence, pianificazione congiunta, sistemi di difesa aerea e droni israeliani coprodotti in Marocco.
Quell'asse avrebbe un peso ben più ampio del solo Nordafrica per una ragione precisa: il controllo dello Stretto di Gibilterra. L'Amministrazione americana ha trascorso un anno a fare pressioni sulla Danimarca per il controllo della Groenlandia, sostenendo che le rotte artiche fossero troppo strategiche per essere lasciate agli europei. Appena insediata, aveva inoltre rivendicato il controllo sul Canale di Panama, rafforzato la presenza statunitense nello Stretto di Malacca e aperto un conflitto intorno a quello di Hormuz. Secondo l'analisi, Washington avrebbe quindi un evidente interesse anche per il passaggio chiave tra l'Atlantico e il Mediterraneo. Poche ore dopo la diffusione dei primi video dal Tarajal, la testata israeliana Ynet ha pubblicato un articolo dal titolo esplicito: "Gli Accordi di Abramo arrivano allo Stretto: come Israele può aiutare il Marocco a riprendersi il suo nord".
L'analisi turca è stata pubblicata giovedì, quando si contavano ancora poche migliaia di ingressi e 9 morti, e sosteneva che la percezione di un'"invasione" fosse soprattutto il prodotto della propaganda. Dopo l'arrivo di 50mila persone e la morte di 57 persone sul frangiflutti, quella lettura appare difficilmente sostenibile. La crisi di Ceuta si inserisce però in tensioni già esistenti: le rivendicazioni marocchine sulle enclave, il deterioramento dei rapporti tra Madrid e Washington e il crescente interesse strategico per lo Stretto di Gibilterra. La breccia del Tarajal non ha creato questi contrasti, ma li ha resi sicuramente più visibili e più difficili da ignorare.
