Alla Casa Bianca molti si preparano a una resa dei conti dopo le midterm del 3 novembre. Secondo una ricostruzione della CNN, basata su colloqui con funzionari dell'amministrazione, consiglieri e alleati del presidente, una pesante sconfitta repubblicana porterebbe a un ampio rimpasto in tutto il governo: Donald Trump cercherebbe qualcuno a cui dare la colpa e decine di collaboratori starebbero valutando di lasciare una presidenza che, perso il Congresso, diventerebbe un'"anatra zoppa", come si dice negli Stati Uniti di un presidente che non ha più la forza politica per far approvare le sue proposte.
Questa preoccupazione ha trasformato una Casa Bianca che si vantava della sua compattezza in un luogo di scontri interni, fughe di notizie e accuse preventive. "È più brutale di qualsiasi altra situazione dei tempi moderni alla Casa Bianca", ha detto alla CNN un alleato del presidente. "Qui non ci si può fidare di nessuno". Un consigliere ha aggiunto: "Se perdiamo sia la Camera sia il Senato, non si può dire cosa succederà. Tutti sono a rischio".
Le tensioni sono diventate pubbliche più volte nelle ultime due settimane. Trump ha costretto alle dimissioni Kimberly Guilfoyle, ambasciatrice in Grecia ed ex fidanzata di suo figlio, dopo che un donatore repubblicano aveva rivelato che lei gli aveva chiesto 100.000 dollari per saldare il debito della sua carta di credito. Il presidente ha anche chiesto al consigliere legale della Casa Bianca di indagare su una disputa tra due suoi stretti alleati, Alina Habba Mildon e Ric Grenell, per presunte irregolarità nella gestione di milioni di dollari destinati al Kennedy Center, il principale centro per le arti dello spettacolo di Washington. L'indagine era stata rivelata da Axios, in una vicenda che nelle ultime ore si è allargata. Infine Trump ha licenziato la nuova portavoce Katie Zacharia dopo appena cinque giorni, per una serie di errori e per le critiche quasi unanimi alle sue prestazioni, arrivate anche dagli alleati più vicini.
Nello stesso periodo alcuni dei collaboratori più stretti del presidente, la capo dello staff Susie Wiles e i consulenti politici esterni James Blair e Chris LaCivita, sono finiti al centro di articoli poco lusinghieri che hanno messo in dubbio la loro posizione. Chi li difende sostiene che quelle storie siano state alimentate da rivali interessati a migliorare il proprio rapporto con Trump. "Un coltello puntato contro James o Chris è destinato a Susie", ha detto alla CNN una persona che conosce queste dinamiche. Nell'ultima settimana Blair ha viaggiato due volte con il presidente sull'Air Force One, un segnale che Trump ha ancora fiducia nella sua squadra. La serie di episodi ha comunque spinto diverse fazioni a cercare di capire chi stia facendo trapelare notizie contro chi e con quale scopo. Nell'amministrazione si discute apertamente di chi pagherà in caso di sconfitta, di quali alti funzionari verranno licenziati e di quanti collaboratori se ne andranno.
La Casa Bianca ha respinto queste ricostruzioni. Il portavoce Davis Ingle le ha definite "speculazioni infondate" e ha detto che il presidente è concentrato sul mantenere la maggioranza repubblicana al Congresso, per questo sta viaggiando in tutto il paese.
Wiles è stata la più esposta. Ha attirato molte attenzioni quando si è saputo che non era presente al momento in cui Trump aveva offerto a Zacharia il posto da portavoce. Secondo due consiglieri del presidente, alcuni lo hanno letto come un segno del suo indebolimento e come l'occasione per spingerla fuori da un incarico che le ha dato un potere molto ampio. Si è parlato di sue possibili dimissioni, anche perché Wiles ha appena attraversato mesi di cure contro un cancro e si avvicina ai due anni di incarico, il momento in cui molti alti funzionari della Casa Bianca tradizionalmente lasciano. Nel primo mandato Trump aveva cambiato quattro capi dello staff e nessuno era rimasto per due anni. Wiles però non ha dato segnali di voler andare via e Trump ha detto che non c'è "nessuna possibilità" che la sostituisca. "Non va da nessuna parte", ha detto un alto funzionario dell'amministrazione.
Il risultato del voto potrebbe decidere anche il destino di diversi membri del governo, che potrebbero preferire dimettersi piuttosto che affrontare mesi di indagini da parte dei democratici, se questi conquistassero il Congresso. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth dovrebbe essere uno dei primi bersagli dei democratici e da tempo si parla della sua posizione traballante, ma Trump lo ha sempre difeso. Alcuni funzionari ipotizzano che il segretario all'Energia Chris Wright, incaricato di gestire le conseguenze economiche più pesanti della guerra con l'Iran, possa lasciare per un lavoro più remunerativo nel settore energetico. Il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha detto che Hegseth non si occupa di "fake news" e del "rumore di Washington", mentre il dipartimento dell'Energia ha negato che Wright pensi di andarsene.
Altri temono di finire vittime di un regolamento di conti dopo il voto. Secondo due persone informate, gli alleati di Jay Bhattacharya, a capo dei National Institutes of Health (NIH), l'agenzia federale che finanzia la ricerca medica, temono che possa essere tra i più esposti a un licenziamento. Bhattacharya si è scontrato pubblicamente con Russ Vought, direttore dell'ufficio che gestisce il bilancio federale per conto della Casa Bianca, sul controllo dei finanziamenti alla ricerca concessi dalla sua agenzia. Una fonte ha però detto che negli ultimi giorni i rapporti tra i due uffici sono migliorati.
Un certo ricambio dopo le midterm è normale per ogni amministrazione: il voto di metà mandato è un momento naturale per lasciare e un'occasione per il presidente di rivedere le priorità degli ultimi due anni. Nell'amministrazione Trump, però, il potere dipende soprattutto dalla vicinanza al presidente e le alleanze cambiano di continuo, per questo ogni posto che si libera potrebbe spostare gli equilibri interni e cambiare la direzione dell'agenda di governo.
Secondo chi ha parlato con lui, finora Trump non ha fatto capire di voler cambiare i suoi collaboratori dopo il voto e si è detto ottimista sull'effetto dei suoi comizi a sostegno dei candidati repubblicani. Molti dei suoi consiglieri sono invece pessimisti: considerano ormai persa la maggioranza alla Camera e puntano soprattutto a limitare le perdite. Pensano di poter ancora conservare il Senato, ma la reazione degli elettori contro l'amministrazione e alcune campagne elettorali deboli hanno reso la sfida molto più difficile del previsto. In privato lo stesso Trump lo ha ammesso, chiedendosi perché il quadro politico sia così sfavorevole ai repubblicani e lamentandosi della strategia del partito.
Se i repubblicani dovessero subire una sconfitta pesante, secondo le stesse fonti Trump troverà di sicuro qualcuno da incolpare: non sarà lui. Martedì il presidente ha detto: "Il presidente perde sempre le midterm, per qualche motivo. Se riesco a portare a votare i miei elettori, i repubblicani MAGA, chiamateli come volete, vinceremo con una valanga di voti. Ma devono avere voglia di andare a votare. Se non sei sulla scheda è un po' più difficile".
