I democratici conoscono già i nomi dei candidati capaci di vincere tra gli elettori senza laurea, ma preferiscono innamorarsi di figure che incarnano un'idea. Lo sostiene il giornalista americano Matthew Yglesias, una delle voci più note dell'area moderata del Partito Democratico, in un'analisi pubblicata sulla sua newsletter Slow Boring.
Il caso più recente per Yglesias è quello di Graham Platner, il candidato democratico al Senato nel Maine che si è da poco ritirato dopo un'accusa di violenza sessuale. I sondaggi durante la campagna lo davano in forte difficoltà tra gli elettori senza laurea, anche quando batteva con ampio margine la senatrice repubblicana uscente Susan Collins tra i laureati dello Stato. Per il giornalista non c'è nulla di sorprendente: è un democratico che corre contro una repubblicana e i democratici vanno male tra i bianchi senza laurea.
Platner avrebbe forse battuto Collins anche senza lo scandalo, scrive Yglesias, ma non per un particolare richiamo sulla classe operaia: il Maine è uno Stato che Kamala Harris aveva vinto con un buon margine nel 2024, un anno difficile per i democratici a livello nazionale. Il punto, per lui, è un altro: un network di operatori politici e giornalisti simpatizzanti era riuscito a creare entusiasmo attorno a Platner perché erano loro a essere entusiasti dell'idea di Platner.
I democratici che vincono davvero tra gli elettori operai hanno nomi e cognomi. Yglesias li elenca: governatori come Josh Shapiro in Pennsylvania e Gretchen Whitmer in Michigan, parlamentari come Elissa Slotkin, Jared Golden, Ruben Gallego e Mark Kelly. Vengono considerati noiosi, eppure vincono. Se il partito si entusiasmasse per loro invece che per i candidati-simbolo, a suo giudizio farebbe molta meno fatica a farli sembrare interessanti.
La corrente di pensiero al centro dell'analisi è quella dell'abbondanza (in inglese abundance), che punta a rimuovere i vincoli burocratici e urbanistici che frenano la costruzione di case, la produzione di energia e le infrastrutture. In pratica coincide soprattutto con il movimento YIMBY, dall'inglese Yes In My Back Yard, sì nel mio cortile, che chiede di costruire più abitazioni allentando le regole locali sulla zonizzazione. Su questo piano, per Yglesias, è una storia di successo: i suoi sostenitori hanno fatto approvare molte leggi nei parlamenti statali, riforme locali e ora una legge federale sulla casa.
L'abbondanza però non funziona come bandiera identitaria per la corrente moderata, sostiene il giornalista, perché è troppo lontana dai temi che contano di più nell'opinione pubblica. Buona parte di quelle leggi è bipartisan, cioè votata da entrambi i partiti, il che la rende poco utile come marchio di una singola fazione.
Il vero ostacolo dei democratici, per Yglesias, è che molti elettori percepiscono il partito come dominato da persone culturalmente estranee, che praticano discriminazioni contro i bianchi, non vogliono far rispettare la legge e hanno idee bizzarre su sesso e genere. Gli attacchi repubblicani più efficaci, spiega, colpiscono più temi insieme: i democratici sarebbero deboli sull'immigrazione irregolare perché ostili all'applicazione della legge e desiderosi di una sostituzione della popolazione bianca, oppure avrebbero idee strane sull'identità di genere e insieme sarebbero morbidi sulla criminalità.
L'errore più comune dei democratici di oggi, secondo Yglesias, è credere che, se solo trovassero il messaggio economico giusto, gli elettori smetterebbero di dare peso ai temi culturali. Ma se i democratici stessi tengono molto a quei temi, allora possono tenerci anche gli elettori indecisi. Una parte del partito, avverte, vuole fare lo stesso errore al contrario: pensa che abbracciare l'abbondanza permetta di apparire diversi senza toccare i veri tabù elettorali.
Se potesse guidare da solo la politica dei moderati, scrive Yglesias, si baserebbe su due principi: aiutare i poveri e tenere insieme posizioni culturali diverse. Il primo distingue i moderati dai repubblicani, ma anche dalle correnti più radicali della sinistra, che a suo giudizio sembrano concentrate più sul colpire i ricchi che sull'aiutare chi sta in basso.
La sua polemica con l'ala sinistra del partito, quella che si riconosce in Bernie Sanders, Zohran Mamdani e Alexandria Ocasio-Cortez, riguarda soprattutto il modo di fare politica. È diventata troppo espressiva, a suo avviso, più interessata a mostrare le proprie idee che a capire cosa serve davvero per vincere e governare.
Sul secondo principio Yglesias va oltre gran parte dei moderati di oggi. Sui grandi valori morali e culturali i politici dovrebbero rispecchiare i propri elettori, non provare a guidarli con forza. Un politico molto a sinistra sui temi culturali come Scott Wiener, che rappresenta San Francisco, dovrebbe essere il benvenuto tra i moderati, ma il partito dovrebbe anche cercare figure come l'ex governatore John Bel Edwards, un democratico conservatore sui valori, da candidare in Stati come la Louisiana. A ogni territorio la sua politica culturale e, su quella base, una buona politica economica: più case a San Francisco, l'espansione del Medicaid, il programma pubblico di assistenza sanitaria per i più poveri, in Louisiana.
Un esempio concreto è la primaria per il Senato in Michigan, che Yglesias segue da mesi. L'establishment del partito si è schierato con la deputata Haley Stevens, che però ha uno dei profili elettorali più deboli tra i parlamentari democratici dello Stato. La sinistra ha puntato su Abdul El-Sayed, per il giornalista troppo a sinistra per uno Stato in bilico. Il suo preferito era una terza candidata, la senatrice statale Mallory McMorrow, che per un lungo periodo è stata anche la favorita.
McMorrow non è stata rovinata dal ritrovarsi stretta tra i due poli, spiega Yglesias, ma da una serie di errori suoi: uno scontro poco avveduto con un influente commentatore di sinistra e soprattutto la scoperta di vecchi messaggi cancellati in cui denigrava il Michigan. In uno Stato del Midwest dalle forti radici locali, essere colti a prendere in giro il proprio Stato pesa molto. Alla fine la corsa si è ridotta a una scelta tra Stevens ed El-Sayed.
Quello che Yglesias chiede alla sua parte politica è di rispettare la varietà degli Stati Uniti e di provare a competere in tutto il paese invece di cancellarsi a vicenda. A chi ha come passione cambiare l'opinione pubblica più che rispecchiarla, consiglia di cercarsi un altro mestiere lontano dalla politica elettorale.
