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Ai Dem non basta più il messaggio economico per vincere
Gage Skidmore, 2025, Flickr, CC BY-SA 2.0
Politica interna 17 min di lettura

Ai Dem non basta più il messaggio economico per vincere

Secondo il giornalista americano il partito si illude che basti il messaggio economico giusto, mentre gli elettori votano sui temi culturali. E l'agenda dell'abbondanza non colma il divario

I democratici conoscono già i nomi dei candidati capaci di vincere tra gli elettori senza laurea, ma preferiscono innamorarsi di figure che incarnano un'idea. Lo sostiene il giornalista americano Matthew Yglesias, una delle voci più note dell'area moderata del Partito Democratico, in un'analisi pubblicata sulla sua newsletter Slow Boring.

Il caso più recente per Yglesias è quello di Graham Platner, il candidato democratico al Senato nel Maine che si è da poco ritirato dopo un'accusa di violenza sessuale. I sondaggi durante la campagna lo davano in forte difficoltà tra gli elettori senza laurea, anche quando batteva con ampio margine la senatrice repubblicana uscente Susan Collins tra i laureati dello Stato. Per il giornalista non c'è nulla di sorprendente: è un democratico che corre contro una repubblicana e i democratici vanno male tra i bianchi senza laurea.

Platner avrebbe forse battuto Collins anche senza lo scandalo, scrive Yglesias, ma non per un particolare richiamo sulla classe operaia: il Maine è uno Stato che Kamala Harris aveva vinto con un buon margine nel 2024, un anno difficile per i democratici a livello nazionale. Il punto, per lui, è un altro: un network di operatori politici e giornalisti simpatizzanti era riuscito a creare entusiasmo attorno a Platner perché erano loro a essere entusiasti dell'idea di Platner.

I democratici che vincono davvero tra gli elettori operai hanno nomi e cognomi. Yglesias li elenca: governatori come Josh Shapiro in Pennsylvania e Gretchen Whitmer in Michigan, parlamentari come Elissa Slotkin, Jared Golden, Ruben Gallego e Mark Kelly. Vengono considerati noiosi, eppure vincono. Se il partito si entusiasmasse per loro invece che per i candidati-simbolo, a suo giudizio farebbe molta meno fatica a farli sembrare interessanti.

Midterm 2026 · Il dibattito democratico
I democratici sanno già chi vince tra gli operai, ma preferiscono i candidati-simbolo
Dopo il ritiro di Graham Platner nel Maine, il giornalista Matthew Yglesias accusa il suo partito: l’entusiasmo va a chi incarna un’idea, non a chi vince davvero tra gli elettori senza laurea.
I democratici che vincono tra gli elettori senza laurea
Governatore della Pennsylvania
Eletto nel 2022 con circa 15 punti di vantaggio in uno Stato che nel 2024 ha votato per Trump.
Vengono considerati noiosi, eppure vincono, scrive Yglesias: se il partito si entusiasmasse per loro invece che per i candidati-simbolo, farebbe meno fatica a farli sembrare interessanti.
Il caso Platner
L’entusiasmo era per l’idea di Platner, non per i suoi voti
Il candidato si è ritirato dalla corsa al Senato del Maine dopo un’accusa di violenza sessuale. Per Yglesias la sua parabola era leggibile fin dall’inizio. Tocca ogni punto per i dettagli.
Operatori politici e giornalisti simpatizzanti hanno creato entusiasmo attorno a Platner perché erano loro, per primi, entusiasti dell’idea che il candidato incarnava.
Batteva la senatrice repubblicana Susan Collins con ampio margine tra i laureati, ma era in forte difficoltà tra gli elettori senza laurea: il profilo tipico di un democratico, non un richiamo speciale sulla classe operaia.
Platner avrebbe forse battuto Collins anche senza lo scandalo, scrive Yglesias, ma perché Kamala Harris aveva vinto lo Stato con un buon margine nel 2024, un anno difficile per i democratici a livello nazionale.
La corrente dell’abbondanza
L’abbondanza fa approvare le leggi, ma non può fare da bandiera
Il movimento che chiede di costruire più case allentando le regole urbanistiche è una storia di successo legislativo. Proprio per questo, sostiene Yglesias, non può diventare il marchio dei moderati.
Cosa ha ottenuto
Molte leggi nei parlamenti statali, riforme locali sulla zonizzazione e ora una legge federale sulla casa, appena entrata in vigore senza la firma di Trump.
Senato 85–5 Camera 358–32
Perché non basta
Quei voti sono in gran parte bipartisan: una vittoria di tutti non può marchiare una sola fazione. E la casa resta lontana dai temi che pesano di più nell’opinione pubblica.
Il nodo culturale
Molti elettori vedono il partito come culturalmente estraneo
Il vero ostacolo dei democratici, per Yglesias, non è il messaggio economico: è l’immagine che una parte dell’elettorato si è fatta del partito.
Come appaiono i democratici a questi elettori
1Praticano discriminazioni contro i bianchi
2Non vogliono far rispettare la legge
3Hanno idee bizzarre su sesso e genere
Gli attacchi repubblicani più efficaci colpiscono più temi insieme: deboli sull’immigrazione irregolare perché ostili alla legge, con idee strane sull’identità di genere e insieme morbidi sulla criminalità.
L’errore è doppio, avverte Yglesias: il messaggio economico giusto non farà sparire i temi culturali, e abbracciare l’abbondanza non basta per sembrare diversi senza toccare i veri tabù elettorali.
I due principi
Aiutare i poveri e dare a ogni territorio la sua politica culturale
Se potesse guidare da solo la politica dei moderati, Yglesias partirebbe da qui.
1
Aiutare i poveri
Distingue i moderati dai repubblicani, ma anche dalla sinistra più radicale, che a suo giudizio pensa più a colpire i ricchi che ad aiutare chi sta in basso.
2
Tenere insieme posizioni culturali diverse
Sui grandi valori morali i politici dovrebbero rispecchiare i propri elettori, non provare a guidarli con forza.
San Francisco
Un progressista sui temi culturali come Scott Wiener dovrebbe essere il benvenuto tra i moderati.
Politica economica: costruire più case
Louisiana
Serve un conservatore sui valori come l’ex governatore John Bel Edwards.
Politica economica: espandere il Medicaid
A ogni territorio la sua politica culturale e, su quella base, una buona politica economica.
Il banco di prova
In Michigan la primaria si è ridotta a una scelta tra i due poli
La corsa per il Senato che Yglesias segue da mesi mostra il problema in pratica. Si vota il 4 agosto.
1
Haley StevensEstablishment
Deputata sostenuta dai vertici del partito, ma con uno dei profili elettorali più deboli tra i parlamentari democratici dello Stato.
2
Abdul El-SayedSinistra
Il candidato dell’area di Bernie Sanders. Per Yglesias troppo a sinistra per uno Stato in bilico.
3
Mallory McMorrowRitirata il 5 luglio
La preferita di Yglesias, a lungo favorita. L’hanno affondata errori suoi: uno scontro poco avveduto con un influente commentatore di sinistra e i vecchi messaggi cancellati in cui denigrava il Michigan.
Fonte Elaborazione FocusAmerica sull’analisi di Matthew Yglesias (Slow Boring). Ritiri e primarie: AP, CNN, NPR. Voti sulla legge federale per la casa: Congresso degli Stati Uniti.

La corrente di pensiero al centro dell'analisi è quella dell'abbondanza (in inglese abundance), che punta a rimuovere i vincoli burocratici e urbanistici che frenano la costruzione di case, la produzione di energia e le infrastrutture. In pratica coincide soprattutto con il movimento YIMBY, dall'inglese Yes In My Back Yard, sì nel mio cortile, che chiede di costruire più abitazioni allentando le regole locali sulla zonizzazione. Su questo piano, per Yglesias, è una storia di successo: i suoi sostenitori hanno fatto approvare molte leggi nei parlamenti statali, riforme locali e ora una legge federale sulla casa.

L'abbondanza però non funziona come bandiera identitaria per la corrente moderata, sostiene il giornalista, perché è troppo lontana dai temi che contano di più nell'opinione pubblica. Buona parte di quelle leggi è bipartisan, cioè votata da entrambi i partiti, il che la rende poco utile come marchio di una singola fazione.

Il vero ostacolo dei democratici, per Yglesias, è che molti elettori percepiscono il partito come dominato da persone culturalmente estranee, che praticano discriminazioni contro i bianchi, non vogliono far rispettare la legge e hanno idee bizzarre su sesso e genere. Gli attacchi repubblicani più efficaci, spiega, colpiscono più temi insieme: i democratici sarebbero deboli sull'immigrazione irregolare perché ostili all'applicazione della legge e desiderosi di una sostituzione della popolazione bianca, oppure avrebbero idee strane sull'identità di genere e insieme sarebbero morbidi sulla criminalità.

L'errore più comune dei democratici di oggi, secondo Yglesias, è credere che, se solo trovassero il messaggio economico giusto, gli elettori smetterebbero di dare peso ai temi culturali. Ma se i democratici stessi tengono molto a quei temi, allora possono tenerci anche gli elettori indecisi. Una parte del partito, avverte, vuole fare lo stesso errore al contrario: pensa che abbracciare l'abbondanza permetta di apparire diversi senza toccare i veri tabù elettorali.

Se potesse guidare da solo la politica dei moderati, scrive Yglesias, si baserebbe su due principi: aiutare i poveri e tenere insieme posizioni culturali diverse. Il primo distingue i moderati dai repubblicani, ma anche dalle correnti più radicali della sinistra, che a suo giudizio sembrano concentrate più sul colpire i ricchi che sull'aiutare chi sta in basso.

La sua polemica con l'ala sinistra del partito, quella che si riconosce in Bernie Sanders, Zohran Mamdani e Alexandria Ocasio-Cortez, riguarda soprattutto il modo di fare politica. È diventata troppo espressiva, a suo avviso, più interessata a mostrare le proprie idee che a capire cosa serve davvero per vincere e governare.

Sul secondo principio Yglesias va oltre gran parte dei moderati di oggi. Sui grandi valori morali e culturali i politici dovrebbero rispecchiare i propri elettori, non provare a guidarli con forza. Un politico molto a sinistra sui temi culturali come Scott Wiener, che rappresenta San Francisco, dovrebbe essere il benvenuto tra i moderati, ma il partito dovrebbe anche cercare figure come l'ex governatore John Bel Edwards, un democratico conservatore sui valori, da candidare in Stati come la Louisiana. A ogni territorio la sua politica culturale e, su quella base, una buona politica economica: più case a San Francisco, l'espansione del Medicaid, il programma pubblico di assistenza sanitaria per i più poveri, in Louisiana.

Un esempio concreto è la primaria per il Senato in Michigan, che Yglesias segue da mesi. L'establishment del partito si è schierato con la deputata Haley Stevens, che però ha uno dei profili elettorali più deboli tra i parlamentari democratici dello Stato. La sinistra ha puntato su Abdul El-Sayed, per il giornalista troppo a sinistra per uno Stato in bilico. Il suo preferito era una terza candidata, la senatrice statale Mallory McMorrow, che per un lungo periodo è stata anche la favorita.

McMorrow non è stata rovinata dal ritrovarsi stretta tra i due poli, spiega Yglesias, ma da una serie di errori suoi: uno scontro poco avveduto con un influente commentatore di sinistra e soprattutto la scoperta di vecchi messaggi cancellati in cui denigrava il Michigan. In uno Stato del Midwest dalle forti radici locali, essere colti a prendere in giro il proprio Stato pesa molto. Alla fine la corsa si è ridotta a una scelta tra Stevens ed El-Sayed.

Quello che Yglesias chiede alla sua parte politica è di rispettare la varietà degli Stati Uniti e di provare a competere in tutto il paese invece di cancellarsi a vicenda. A chi ha come passione cambiare l'opinione pubblica più che rispecchiarla, consiglia di cercarsi un altro mestiere lontano dalla politica elettorale.

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Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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