L'elettorato americano si sta spostando a sinistra a quattro mesi dalle elezioni di metà mandato, quando si rinnovano la Camera e un terzo del Senato. Lo mostra l'edizione 2026 di Political Tribes, lo studio con cui l'istituto Echelon Insights divide gli elettori americani in otto "tribù" politiche: in un anno il gruppo più a sinistra è cresciuto dal 16 al 21 per cento dell'elettorato e il vantaggio della destra sull'immigrazione si è quasi azzerato, mentre i conservatori moderati, in movimento verso i democratici, sono tra i meno motivati ad andare a votare.
Echelon Insights è un istituto di area repubblicana fondato dai sondaggisti Kristen Soltis Anderson e Patrick Ruffini. Lo studio si basa su un sondaggio condotto tra il 18 e il 22 giugno su 1.003 elettori considerati probabili votanti, chiamati a scegliere tra coppie di affermazioni opposte: nove domande sui temi sociali, nove su quelli economici e sei sul rapporto con l'establishment, cioè la fiducia in esperti, politici, giornalisti e istituzioni internazionali. Un'analisi statistica raggruppa poi gli intervistati in otto tribù, dalla Loyal Left, la sinistra fedele ai democratici, alla Loyal Right, la destra fedele ai repubblicani.
La Loyal Left, liberal sia sui temi sociali sia su quelli economici, è oggi la tribù più numerosa e vale il 21 per cento dell'elettorato, cinque punti in più in un anno. La crescita avviene a spese del centro e del centrosinistra, con quattro gruppi in calo: gli Electability Democrats, di sinistra ma distanti dalle posizioni più impopolari come il taglio dei fondi alla polizia, gli American Institutionalists, convinti che il sistema americano nel complesso funzioni, i giovani della tribù Young and Disillusioned (un punto in meno ciascuno) e i centristi ottimisti dei Middle American Optimists, che cedono tre punti.
I "quadranti" ideologici, la seconda lente dello studio, confermano la tendenza: il gruppo liberal, a sinistra sia sull'economia sia sui temi culturali, è passato in un anno dal 43 al 47 per cento. Lo stesso vale per il test sulla democrazia multipartitica, con cui Echelon chiede dal 2019 agli americani quale partito sceglierebbero se il sistema ne offrisse cinque: il Labor Party, partito ipotetico che promette sanità universale e tasse sui ricchi, è salito dal 31 al 34 per cento, il livello più alto mai registrato.

Il dato più netto riguarda l'immigrazione. Alla domanda se l'immigrazione irregolare vada affrontata rendendo più facile immigrare legalmente o rafforzando la sicurezza al confine, gli americani sceglievano la seconda opzione con un margine di 14 punti nel 2021, salito a 36 nel 2024; oggi quel margine è sceso a 6 punti. Ruffini, in un'analisi pubblicata nella sua newsletter, lo considera la prova principale dell'opinione pubblica "termostatica", cioè della tendenza degli elettori a percepire come eccessive le politiche del partito al governo e a spostarsi nella direzione opposta, anche se secondo lui può pesare il successo del presidente Donald Trump nel chiudere il confine. In entrambe le letture, scrive, i repubblicani hanno perso l'immigrazione come tema capace di portare i loro elettori alle urne.
Anche il Nationalist Party, il partito ipotetico del test multipartitico che fa del contrasto all'immigrazione irregolare la sua prima bandiera, è sceso dal 30 per cento del giugno 2024 al 20 di oggi. Il quadrante populista, che unisce posizioni di sinistra sull'economia e di destra sui temi sociali, è calato per la prima volta da quando la serie esiste, dal 22 al 18 per cento in un anno.
Sui temi economici la sinistra è in vantaggio in otto domande su nove. Il 66 per cento degli intervistati vuole alzare le tasse sui redditi sopra i 250.000 dollari, il 62 per cento ritiene che garantire a tutti una copertura sanitaria spetti al governo federale, il 57 per cento porterebbe il salario minimo federale a 20 dollari l'ora e una quota analoga pensa che le regole sulle imprese servano a proteggere l'interesse pubblico. La destra prevale solo sulla convinzione che con il duro lavoro si riesca ad andare avanti, ma anche lì il margine si è ridotto da 19 punti nel 2021 a 5 oggi.
Il conservatorismo economico si è stabilizzato dopo il forte calo dell'anno scorso, ma resta ai minimi degli ultimi anni. Durante l'amministrazione Biden questo orientamento non aveva aiutato i democratici, che gli elettori ritenevano responsabili dell'andamento dell'economia. Ora che alla Casa Bianca ci sono i repubblicani, scrive Ruffini, sono i democratici a poterne approfittare: lo spostamento alimenta l'ascesa dei candidati socialisti che corrono nelle primarie democratiche.
In vista di novembre tre tribù si stanno spostando verso i democratici con margini a due cifre. La Moderate Right, i conservatori moderati che si fidano degli esperti, sostengono il libero scambio, approvano il matrimonio gay e riconoscono che le donne incontrano ancora ostacoli, aveva votato Trump con 75 punti di margine nel 2024 e oggi dà ai repubblicani un vantaggio di 57 punti nelle intenzioni di voto per il Congresso, 18 in meno. I New Republican Populists, che lo studio riassume nella formula "Medicare for all, abortions for none" (sanità pubblica per tutti, aborto per nessuno), si sono spostati di 14 punti. La Young and Disillusioned, tribù giovane e in prevalenza femminile, la più anti-establishment tra quelle che nel 2024 votarono per Kamala Harris, è passata da un margine democratico di 32 punti a uno di 51.
La disponibilità a votare premia però i due poli: nella Loyal Left l'86 per cento si dice quasi certo di andare alle urne e il 75 per cento si dichiara molto motivato, mentre la Loyal Right è al 79 e al 63 per cento. La Moderate Right combina invece una probabilità di voto del 66 per cento con una motivazione del 42: un divario di 24 punti, il più ampio tra le otto tribù, con una motivazione di 31 punti più bassa di quella degli Electability Democrats, il gruppo speculare sul fronte democratico. Lo studio parla di "Demotivated Middle", un centro demotivato: anche i New Republican Populists e la Young and Disillusioned, le altre due tribù in movimento, dichiarano una probabilità di voto tra le più basse (51 e 53 per cento).
Per Ruffini i repubblicani arrivano alle elezioni di metà mandato con il compito di rimotivare e riconquistare i conservatori lontani dal mondo MAGA, perché tra chi va davvero a votare le tribù fedeli pesano più del loro peso demografico: tra gli elettori con la più alta propensione al voto, il 55 per cento dei consensi repubblicani arriva dalla Loyal Right e il 46 per cento di quelli democratici dalla Loyal Left. Nel complesso, le intenzioni di voto per il Congresso danno i democratici avanti di sei punti, 51 a 45.
Su un punto le otto tribù si somigliano: il costo della vita è il primo problema del paese per sette gruppi su otto, con un picco del 46 per cento tra i giovani della Young and Disillusioned. L'eccezione è la Loyal Left, che al primo posto mette la corruzione politica, indicata dal 30 per cento, davanti al costo della vita e allo stato della democrazia.
