Il discorso che Donald Trump terrà questa notte dovrebbe contenere accuse finora inedite di interferenze cinesi nelle elezioni americane del 2020. Lo riferisce CBS News. Secondo le fonti della rete televisiva americana, il presidente sosterrà che Pechino ha compromesso i dati degli elettori statunitensi e che la CIA ne era al corrente, senza però condividere l’informazione con lui durante il primo mandato.
Interpellata sul contenuto del discorso, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha risposto: ”Come al solito, fonti anonime speculano su ciò che il presidente Trump dirà stanotte. La verità è che nessuno sa ancora cosa dirà, ed è per questo che tutti dovrebbero sintonizzarsi”.
Trump ha annunciato il suo discorso all’inizio della settimana rivelando pochi dettagli, ma ha lasciato chiaramente intendere che il tema centrale saranno proprio le elezioni del 2020. Il presidente sostiene da anni, senza fondamento, che lui abbia perso le elezioni del 2020 a causa di frodi diffuse.
Ad ascoltarlo stanotte in platea dovrebbero esserci diversi membri del suo gabinetto, tra cui i vertici di CIA, FBI, Office of the Director of National Intelligence e Dipartimento per la Sicurezza Interna.
Il ruolo cinese nelle elezioni 2020
Sul ruolo della Cina nelle presidenziali del 2020 l’intelligence americana si è però già espressa, con conclusioni piuttosto chiare. In un rapporto pubblicato all’inizio del 2021, il National Intelligence Council concluse con un alto grado di certezza che Pechino non aveva tentato di influenzare l’esito del voto, ritenendo che né una vittoria di Biden né una di Trump fosse “abbastanza vantaggiosa per la Cina da rischiare di essere colta a interferire“. Le agenzie di intelligence stabilirono inoltre che la Cina non interferì né con le infrastrutture elettorali né con il conteggio dei voti.
Nello stesso documento il responsabile dell’intelligence per il cyberspazio espresse però una posizione diversa: riteneva, con moderata certezza, che la Cina avesse cercato di indebolire la corsa alla rielezione di Trump, soprattutto attraverso i social media e le dichiarazioni ufficiali. Anche lui concordava, tuttavia, sul fatto che il regime cinese non avesse interferito con i processi elettorali americani.
In un rapporto separato dell’aprile 2020, declassificato nel 2022 ma in gran parte oscurato, lo stesso ufficio rilevò che l’intelligence cinese aveva “analizzato i dati di registrazione degli elettori di più Stati americani“, con l’obiettivo di condurre analisi dell’opinione pubblica in vista del voto.
Il documento non spiegava come la Cina fosse riuscita ad ottenere quei dati, né quanto fossero sensibili, ma in molti Stati una parte delle informazioni sugli elettori registrati è pubblica. Le sezioni non oscurate del documento non contengono però alcuna accusa a Pechino di aver manipolato i dati o interferito con le procedure di voto.
Il rapporto del 2021 attribuiva invece alla Russia tentativi di denigrare la campagna di Biden e all’Iran azioni contro quella di Trump, senza però affermare che nessuno dei due Paesi avesse attaccato direttamente le infrastrutture elettorali. Nessun attore straniero, concludeva il documento, aveva tentato di alterare registrazioni al voto, operazioni di voto o conteggio dei voti: per l’intelligence, una manipolazione su larga scala sarebbe stata facilmente rilevata dai sistemi di sorveglianza fisica e informatica sui seggi e dagli audit post-elettorali.
