Donald Trump ha chiesto ai repubblicani di riscrivere il disegno di legge sulle sanzioni contro la Russia per introdurre dazi legati anche all'Iran. La richiesta rischia di far saltare il compromesso appena raggiunto al Senato. "Vorrei che aggiungessero dazi contro l'Iran, non soltanto sanzioni", ha detto il presidente ai giornalisti nello Studio Ovale. "È quello che voleva Lindsey". Il riferimento è a Lindsey Graham, il senatore repubblicano della South Carolina che aveva promosso il provvedimento e che è morto l'11 luglio, a 71 anni, per una dissezione aortica. Il testo porta ora il suo nome.
Il pacchetto ha appena superato i passaggi procedurali necessari per avviare l'esame in aula. Il 28 luglio, poche ore dopo il funerale di Graham e subito dopo l'appello rivolto ai senatori da Volodymyr Zelensky, il Senato ha votato a favore con 86 voti contro 12; il giorno successivo ha deciso, con 84 voti contro 12, di passare all'esame del testo. La richiesta di Trump arriva dunque in una fase molto avanzata dell'iter e potrebbe farlo deragliare.
A un passo dal traguardo, Trump chiede di riscrivere la legge sulle sanzioni
In due giorni il Senato ha superato, quasi senza opposizione, i passaggi che aprono l'esame in aula del pacchetto intitolato a Lindsey Graham. Ora la Casa Bianca vuole aggiungere dazi contro l'Iran, e il compromesso costruito in mesi rischia di saltare.
Un tetto per le merci russe, un altro per chi compra energia da Mosca
Sono le aliquote massime che il testo autorizza il presidente ad applicare, messe a confronto sulla stessa scala.
Dal 2022 Cina e India hanno comprato l'85% del greggio esportato dalla Russia
Quote sul totale delle esportazioni di greggio, cumulate dal dicembre 2022 alla fine del 2025.
L'elenco mette insieme petrolio e gas: è il gas a far entrare Slovacchia, Ungheria e Azerbaigian, che sul greggio pesano poco. Slovacchia e Ungheria sono Stati dell'Unione europea: per colpire l'energia russa, il testo americano finirebbe per tassare due Paesi alleati.
Dazi contro l'Iran, ma dall'Iran gli Stati Uniti non comprano quasi nulla
Le due barre sono disegnate nella stessa scala: quanto valevano, nel 2025, le merci che gli Stati Uniti hanno importato da ciascun Paese.
Serve ingrandirla 2.714 volte perché la barra dell'Iran raggiunga quella della Russia.
Un dazio sulle merci iraniane colpirebbe quasi nulla. Il testo proroga già al 2031 le sanzioni contro Teheran, comprese quelle secondarie sulle imprese di Paesi terzi. Perché la richiesta di Trump abbia un effetto economico, il bersaglio non può che essere chi compra petrolio iraniano: è la lettura di Politico, e ricalca il meccanismo previsto per il greggio russo.
Al Senato quasi nessuno si oppone. Alla Camera il margine è di 31 voti
Tocca una tappa per aprirla.
Dazi fino al 100% contro chi acquista energia dalla Russia
Nella versione attualmente in discussione al Congresso, il provvedimento autorizza un dazio del 500% sulle importazioni di merci russe e dazi fino al 100% contro i cinque Paesi maggiori acquirenti di petrolio e gas dalla Russia: Cina, India, Slovacchia, Ungheria e Azerbaigian. È prevista un'esenzione per i Paesi che acquistano meno del 15% del gas esportato da Mosca. Proprio l'aliquota applicabile ai grandi compratori è stata al centro del compromesso: nella versione originaria raggiungeva il 500%, come quella sulle merci russe, ma è stata ridotta nel testo concordato con la Casa Bianca. Il pacchetto colpisce inoltre i Paesi che aiutano Mosca ad aggirare le sanzioni e introduce misure restrittive contro Vladimir Putin, funzionari governativi, vertici militari e imprenditori russi.
Il testo contiene inoltre già disposizioni riguardanti l'Iran. Su richiesta della Casa Bianca è stata infatti inserita la proroga fino al 2031 di alcune restrizioni contro Teheran, comprese le sanzioni secondarie, cioè quelle che colpiscono le imprese di Paesi terzi che continuano a fare affari con la Repubblica islamica. Trump chiede ora di andare oltre, senza però precisare quali dazi vorrebbe introdurre. Secondo l'interpretazione di Politico, il presidente punta a replicare il meccanismo previsto per il greggio russo, imponendo tariffe ai Paesi che acquistano petrolio iraniano.
I democratici temono nuovi poteri tariffari per Trump
La proposta ha però allarmato i democratici, convinti che i contrasti destinati ad aprirsi al Congresso possano rallentare o bloccare l'intero provvedimento. Nel merito, alcuni esponenti democratici temono che le modifiche consegnino al presidente nuovi strumenti per imporre dazi e sanzioni contro qualsiasi Paese, con possibili conseguenze negative per l'economia americana.
Richard Neal e Ron Wyden, massimi esponenti democratici nelle Commissioni competenti sul commercio — la Ways and Means della Camera e la Commissione Finanze del Senato — avevano già diffuso il 14 luglio una dichiarazione congiunta in cui definivano "estremamente pericoloso" attribuire a Trump nuovi e vastissimi poteri sui dazi, "soprattutto dopo aver visto gli effetti disastrosi della sua ondata di dazi corrotta, caotica e inflazionistica". Gregory Meeks, capogruppo democratico nella Commissione Affari Esteri della Camera, ha invece parlato di un "cavallo di Troia per ottenere poteri tariffari di cui ha ripetutamente abusato".
La Camera dei Rappresentanti, che a giugno aveva approvato una propria legge sulle sanzioni con 226 voti contro 195, tornerà dalla pausa estiva soltanto a settembre. Tra i democratici, riferisce Politico, resta comunque la speranza che il provvedimento nel testo già approvato dal Senato venga approvato da entrambe le Camere e firmato da Trump entro la fine dell'anno.
