Il presidente Donald Trump ha ordinato al Pentagono, il ministero della Difesa americano, di ridurre le esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud, alleata degli Stati Uniti da più di settant'anni. Ha spiegato la decisione con il suo "ottimo rapporto" con il leader nordcoreano Kim Jong-un e l'ha annunciata domenica 16 agosto sul suo social network Truth Social, poche ore prima dell'inizio delle manovre.
Le esercitazioni, ha scritto Trump, "non sono soltanto costose, con gran parte di questi costi pagati dagli Stati Uniti d'America (come al solito!)", ma "inviano un segnale del tutto inappropriato e ostile" a un paese che "per tutto il tempo in cui Donald J. Trump è stato presidente si è mostrato non minaccioso e rispettoso". Il presidente ha parlato di sé in terza persona.
"Dato che è troppo tardi per annullarle, ho dato istruzione al segretario alla guerra, Pete Hegseth, di ridurre in modo sostanziale le esercitazioni militari congiunte", ha scritto Trump riferendosi al capo del Pentagono. Nello stesso messaggio ha collegato la scelta al rifiuto di Seul di partecipare alla guerra americana contro l'Iran: ha raccontato di aver chiesto al presidente sudcoreano se volesse unirsi agli Stati Uniti nella "denuclearizzazione della Repubblica islamica dell'Iran" e di essersi sentito rispondere "No grazie!", premettendo che la questione "in qualche modo non c'entra (?)".
Il ministero della Difesa sudcoreano ha fatto sapere che le manovre annuali sono cominciate lunedì come previsto. Si chiamano Ulchi Freedom Shield, durano undici giorni e coinvolgono 18.000 soldati sudcoreani insieme a una parte dei 28.500 militari americani di stanza nel paese. Le due forze armate si addestrano insieme dal 1955, due anni dopo l'armistizio che nel 1953 ha posto fine alla guerra di Corea.
Il Pentagono è stato colto di sorpresa dall'annuncio, come ha riferito il New York Times citando un alto ufficiale americano. La settimana scorsa un responsabile del comando congiunto tra Stati Uniti e Corea del Sud aveva spiegato ai giornalisti che le manovre avrebbero simulato il combattimento contro le truppe nordcoreane, che hanno acquisito esperienza combattendo per la Russia in Ucraina. Non è chiaro in che modo il Pentagono ridurrà la propria partecipazione a esercitazioni già cominciate.
"I soldati nordcoreani sono stati schierati e hanno combattuto in Ucraina e hanno riportato in Corea del Nord quello che hanno imparato", ha detto in una conferenza stampa il colonnello Ryan Donald, responsabile della comunicazione del comando congiunto. "Questo cambia le capacità della Corea del Nord e il nostro addestramento tiene conto di quella minaccia". Le manovre prevedono operazioni congiunte in scenari complessi, tra cui un'esercitazione a fuoco vivo per verificare la capacità di colpire con precisione, l'attraversamento di un corso d'acqua e la distribuzione di equipaggiamenti già posizionati sul territorio. I due paesi le hanno descritte come "di natura difensiva" e costruite su "minacce realistiche, comprese le lezioni apprese dai conflitti recenti".
Il senatore democratico Mark Kelly, ex pilota della Marina, ha criticato la decisione poche ore dopo l'annuncio, scrivendo sui social che "svuotare queste esercitazioni congiunte è miope ed è un errore". A maggio Hegseth aveva elogiato la Corea del Sud durante un incontro al Pentagono, citando il suo "impegno ad aumentare la spesa per la difesa" e la sua "leadership nell'assumersi la responsabilità primaria per la sicurezza della penisola coreana". Era, aveva aggiunto il segretario, un esempio di condivisione degli oneri dell'alleanza che tutti i partner degli Stati Uniti avrebbero fatto bene a seguire.
Il ministero degli Esteri nordcoreano aveva definito venerdì le manovre "una prova generale per una guerra di aggressione", promettendo di rispondere "a un nuovo livello di minaccia con un nuovo livello di deterrenza". Mercoledì la Corea del Nord ha lanciato un missile balistico verso le acque al largo della sua costa orientale, sei giorni dopo un missile a corto raggio: sono stati i primi test balistici da fine giugno, in violazione dei divieti delle Nazioni Unite.
"Il Giappone sarà certamente preoccupato", ha dichiarato a Bloomberg Adam Farrar, ex responsabile per la Corea del Consiglio per la sicurezza nazionale, l'organismo che coordina la politica estera e di difesa alla Casa Bianca, sotto Trump e sotto Joe Biden. "Se questa scelta è stata determinata dall'Iran, anche loro sono a rischio, vista la loro indisponibilità a farsi coinvolgere". Una decisione dell'ultimo minuto di questo tipo, ha aggiunto, solleverà interrogativi sull'impegno americano verso gli alleati asiatici e potrebbe indebolire la deterrenza. Anche l'Australia ha un trattato di sicurezza con Washington e ha scelto di restare fuori dal conflitto con l'Iran.
La USS George Washington, unica portaerei americana nell'area dell'Asia-Pacifico, è stata intanto dirottata verso il Medio Oriente. Gli Stati Uniti tengono di norma almeno una portaerei nella regione per scoraggiare la Cina e la Corea del Nord, ma stanno esaurendo le armi più importanti e hanno spostato risorse militari dall'Asia al Medio Oriente.
Trump e la sua amministrazione hanno già attaccato i paesi della NATO per il sostegno che a loro giudizio non hanno dato alla guerra contro l'Iran, cominciata il 28 febbraio con i bombardamenti americani e israeliani. Il presidente si è lamentato più volte del rifiuto degli alleati europei di mettere a disposizione i propri aeroporti militari per gli attacchi. L'annuncio su Seul è arrivato pochi giorni dopo che la Corea del Sud aveva fatto sapere che i colloqui con Washington sui progetti di investimento strategico erano ancora in corso, in un momento in cui l'amministrazione americana spinge per accelerarli.
Dopo l'incontro con Kim a Singapore nel 2018 Trump aveva già definito le manovre "provocatorie" e aveva detto ai giornalisti: "Fermeremo i giochi di guerra, il che ci farà risparmiare un'enorme quantità di denaro, a meno che e finché non vedremo che i futuri negoziati non stanno andando come dovrebbero". Il presidente ha incontrato il leader nordcoreano tre volte durante il primo mandato, l'ultima nel 2019. Da quando è tornato alla Casa Bianca ha detto più volte di voler riprendere quei colloqui.
La trattativa si era interrotta nel 2019 senza alcun accordo sul programma nucleare nordcoreano. Da allora Pyongyang ha ampliato il suo arsenale atomico e missilistico e secondo gli esperti Kim ritiene che un arsenale più grande aumenti le possibilità di strappare concessioni agli Stati Uniti in futuri negoziati. "Questa volta la logica è meno chiara. Con il sostegno russo Kim è in una posizione più forte e finora ha mostrato poco interesse a un dialogo", ha detto Farrar, che oggi lavora per Bloomberg Economics.
Nel settembre 2025 il leader nordcoreano ha detto di conservare "bei ricordi personali" di Trump e ha lasciato intendere che potrebbe tornare al tavolo se gli Stati Uniti abbandonassero la loro "ossessione delirante per la denuclearizzazione" della Corea del Nord. Sabato il presidente ha pubblicato una foto che lo ritrae accanto a Kim nella zona demilitarizzata tra le due Coree nel giugno 2019, scrivendo che i due vanno molto d'accordo "nonostante l'aria poco amichevole in questa particolare foto". Nel 2017 i rapporti tra i due erano molto diversi: Kim aveva definito Trump un "vecchio rimbambito mentalmente squilibrato" dopo che il presidente, in un discorso alle Nazioni Unite, aveva minacciato di "distruggere totalmente" la Corea del Nord se gli Stati Uniti avessero dovuto difendere se stessi o i propri alleati.
Il presidente sudcoreano Lee Jae-myung, in carica da giugno 2025, ha offerto a Pyongyang colloqui senza condizioni preliminari senza ricevere risposta. Sabato, nel discorso per la festa della Liberazione, ha chiesto di nuovo il dialogo e ha promesso passi per ridurre le tensioni militari e costruire una convivenza pacifica nella penisola, dicendo che il suo paese farà la propria parte da "pacificatore".
La Corea del Nord ha un ruolo sempre più attivo nei conflitti internazionali, a partire dal sostegno militare alla Russia in Ucraina. Domenica i media statali di Pyongyang hanno riferito che Kim si è detto "fiero" del rapporto con Mosca in una lettera inviata al presidente russo Vladimir Putin.
