Prima di decidere quali soldati e mezzi ritirare dall’Europa, Washington vuole stabilire quanto ciascun alleato della NATO sia allineato alle politiche di Donald Trump. Il questionario inviato ai governi dell’Alleanza, visionato da Bloomberg, punta a misurare il grado di sintonia politica di ogni Paese con l’attuale Amministrazione americana.
Ai governi viene chiesto se abbiano “sostenuto pubblicamente” la politica estera degli Stati Uniti e quali “restrizioni” impongano all’uso delle proprie basi da parte delle forze americane. Un’altra sezione esamina gli acquisti effettuati presso le aziende statunitensi della difesa e verifica se le autorità nazionali abbiano “osteggiato pubblicamente” le norme che “ostacolano” i contratti con queste imprese.
La domanda conclusiva è se il Paese si sia adeguato all’approccio “strong, clear, and quiet”, “forte, chiaro e silenzioso”, la formula con cui il Segretario alla Difesa Pete Hegseth descrive la strategia americana. Le capitali europee interpretano il documento come il tentativo di subordinare la protezione militare all’allineamento ideologico.
Un simile legame tra garanzie di sicurezza e fedeltà politica rovescerebbe l’impianto delle relazioni transatlantiche costruito dopo la Seconda guerra mondiale, quando l’impegno militare degli Stati Uniti prescindeva dai contrasti politici del momento. L’Amministrazione Trump ha però già manifestato apertamente il proprio sostegno alle destre in Germania e Ungheria.
Il questionario circola mentre Washington sta conducendo la revisione semestrale del dispositivo militare americano in Europa, che dovrebbe concludersi entro dicembre. Gli alleati si aspettano tagli consistenti sia ai contingenti di stanza nel continente sia ai mezzi che gli Stati Uniti metterebbero a disposizione in caso di attacco russo.
Un funzionario della NATO ha confermato che Washington sta lavorando con gli alleati alla revisione, senza però commentare il documento. Anche il Pentagono ha preferito non rispondere.
Washington chiede agli alleati quanto sono allineati a Trump
Prima di decidere quali soldati e quali mezzi ritirare dall’Europa, gli Stati Uniti hanno inviato ai governi dell’Alleanza un questionario che misura la sintonia politica di ciascun Paese con l’Amministrazione. La revisione si chiude entro dicembre.
Dove Washington si è già sentita dire di no
Spagna e Italia hanno negato le proprie basi alle operazioni contro l’Iran. Tocca una scheda o un numero sulla mappa per collegarli.
1 Rota e Morón (Spagna) · 2 Sigonella (Italia). L’inquadratura copre l’Europa continentale: non compaiono Islanda, Canada e Stati Uniti.
Cinquemila militari escono dalla Germania, cinquemila entrano in Polonia
Lo stesso numero, in direzione opposta. Sono però due decisioni distinte, che non riguardano gli stessi reparti.
Il ritiro è già stato annunciato. Altre unità lasciano il Paese senza essere sostituite.
Trump li ha promessi a maggio, richiamando l’elezione del presidente nazionalista Karol Nawrocki.
Ogni quadrato rappresenta 100 militari: cinquanta quadrati, cinquemila soldati.
L’Europa spende molto di più, ma dipende ancora da Washington
Mark Rutte difende la revisione richiamando proprio lo sforzo europeo. Il divario di capacità, però, resta.
La crescita reale della spesa di Europa e Canada nel 2025 rispetto all’anno precedente. Non basta comunque a colmare il divario con gli Stati Uniti.
I tagli riguardano anche i mezzi che gli Stati Uniti metterebbero a disposizione se la Russia attaccasse un Paese dell’Alleanza. Di bombardieri strategici l’Europa non dispone affatto.
Le tappe che portano a dicembre
Un anno di decisioni prese senza consultare gli alleati, e la scadenza che presenta il conto.
Iran e Venezuela, i dossier che dividono l’Alleanza
Nella parte dedicata alla politica estera, il questionario cita le “iniziative” americane in Medio Oriente e nell’emisfero occidentale, i due teatri nei quali Trump ha ordinato operazioni militari senza coinvolgere la NATO. Washington non ha consultato gli alleati prima di affiancare Israele, il 28 febbraio, nell’avvio della guerra contro l’Iran, tuttora in corso.
La Spagna ha successivamente negato agli Stati Uniti l’uso delle basi di Rota e Morón per le operazioni contro Teheran, mentre l’Italia ha rifiutato la disponibilità dello scalo di Sigonella. Il documento chiede ora a ciascun governo se abbia imposto divieti analoghi e se sia “disposto a ridurre o eliminare queste restrizioni”.
Il 3 gennaio gli Stati Uniti hanno inoltre catturato il leader venezuelano Nicolás Maduro e lo hanno trasferito a New York, nell’ambito di un’operazione concepita per riaffermare l’influenza americana nell’emisfero occidentale. Numerosi governi europei l’hanno giudicata una violazione del diritto internazionale.
Sul fronte della spesa militare, Washington pretende prove concrete dei progressi compiuti verso gli obiettivi concordati e della capacità europea di sostituire i mezzi americani. Il questionario vuole inoltre sapere se i governi acquistino sistemi dalle aziende statunitensi e se abbiano criticato le nuove politiche “made in Europe”. In caso contrario, domanda se siano disposti a farlo.
Il testo, fatto circolare inizialmente tra le ambasciate alleate a Washington, è arrivato questa settimana anche al quartier generale della NATO a Bruxelles, dove alla fine del mese gli Stati Uniti incontreranno i partner per discutere la revisione.
I tagli già avviati
Il ridimensionamento della presenza militare americana in Europa è già cominciato con l’annunciato ritiro di 5.000 soldati dalla Germania e il trasferimento di altre unità senza sostituzioni. Alla Polonia, invece, Trump ha promesso a maggio altri 5.000 militari, richiamando esplicitamente l’elezione del presidente nazionalista Karol Nawrocki.
I tagli dovrebbero riguardare anche i mezzi che gli Stati Uniti potrebbero mettere a disposizione in caso di attacco russo contro un Paese dell’Alleanza, tra cui bombardieri strategici, dei quali l’Europa non dispone, così come droni e navi da guerra.
Il Segretario generale della Nato Mark Rutte ha comunque difeso la revisione in corso, definendola logica e positiva alla luce dell’aumento delle spese militari di Europa e Canada, cresciute nel 2025 di quasi il 20% in termini reali. Alla vigilia del vertice di Ankara, che si è tenuto a luglio, Rutte ha dichiarato ai giornalisti che il processo in corso “sta unificando la NATO” e che ripeterlo regolarmente rappresenta una scelta saggia.
