Gli elettori giovani, ispanici e neri che nel 2024 si erano spostati verso Donald Trump lo hanno già abbandonato. Meno di due anni dopo il voto che aveva fatto parlare di un riallineamento permanente della politica americana, questi gruppi bocciano il presidente più della media del paese e il suo gradimento complessivo è ai minimi. Lo scrive David A. Graham in un'analisi pubblicata sull'Atlantic.
Tre sondaggi diffusi nelle ultime settimane collocano l'approvazione del presidente tra il 32 e il 34%. La CNN lo misura al 34%, lo stesso minimo toccato dopo l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. AP-NORC lo dà al 33%, un punto sopra il minimo del 2017. Quinnipiac University arriva al 32%, il valore più basso mai registrato in quella rilevazione. Altri sondaggi diffusi nei giorni scorsi lo avevano già collocato sui minimi storici.
Il riallineamento era stato dedotto da un risultato in realtà molto stretto. Nel 2024 il presidente aveva ottenuto 312 grandi elettori (i delegati che assegnano formalmente la Casa Bianca) contro i 306 di Joe Biden nel 2020, ma aveva raccolto meno voti in valore assoluto e una percentuale più bassa. Per la prima volta in tre candidature era comunque arrivato davanti a tutti nel voto popolare e aveva rafforzato la presa sulla classe operaia bianca, ottenendo risultati storici tra i giovani uomini e tra gli elettori ispanici.
Il sondaggista Patrick Ruffini aveva sostenuto nel maggio 2025 sulla stessa rivista che era cominciata una nuova era politica, in cui il presidente aveva rotto la presa dei democratici sulle minoranze. "Il riallineamento della classe operaia, che ha aiutato Trump a vincere nel 2016, non si sarebbe fermato agli elettori bianchi. Nel 2020 e nel 2024 il riallineamento è arrivato agli elettori non bianchi", aveva scritto. "In un'epoca di politica nazionalizzata e di polarizzazione crescente, la base sociale delle maggioranze democratiche appare sempre più fragile."
Kamala Harris nel 2024 aveva vinto tra i giovani di stretta misura, molto meno dei 25 punti di vantaggio che Biden aveva avuto quattro anni prima. Lo Yale Youth Poll, la rilevazione dell'università sui giovani elettori, ha misurato a maggio che il 68% degli elettori tra i 18 e i 22 anni e il 72% di quelli tra i 23 e i 29 anni disapprovano il presidente. Secondo Echelon Insights la sua approvazione tra i giovani è scesa del 37% dall'inizio del mandato ed è più bassa che nel resto della popolazione. L'Institute of Politics dell'Università di Harvard ha rilevato che i giovani sono particolarmente diffidenti verso l'espansione dei poteri presidenziali e verso il ricorso alle "emergenze nazionali", due strumenti centrali del modo di governare di Trump.
Il calo tra i giovani dipende soprattutto dagli uomini sotto i 30 anni. La spiegazione più diffusa del loro spostamento a destra era stata che un Partito Democratico femminilizzato e woke li avesse allontanati, spingendoli verso il presidente e verso una galassia di influencer maschili, la cosiddetta manosphere. Quello spostamento è durato poco: questi elettori restano diffidenti verso i democratici, ma si sono raffreddati anche verso Trump, come ha raccontato l'Economist. Lo Yale Youth Poll ha rilevato che gli uomini sotto i 30 anni sono uno dei due gruppi che si sono allontanati di più dal presidente dall'autunno scorso. Anche gli influencer che lo sostengono stanno perdendo pubblico.
Nel 2024 il presidente aveva conquistato quasi metà degli elettori ispanici, mentre oggi i sondaggi danno i repubblicani tra il 27 e il 35% in vista delle elezioni di metà mandato, il risultato peggiore con quel gruppo dal 2018 (l'anno dell'onda democratica). Equis, un istituto di sondaggi specializzato nell'elettorato ispanico, misura l'approvazione di Trump tra questi elettori più bassa che nel resto del paese. Una rilevazione di maggio ha trovato che un quarto degli ispanici che lo hanno votato nel 2024 oggi non lo rifarebbe. Il calo riguarda anche gli elettori neri e in entrambi i gruppi colpisce soprattutto gli uomini.
Il giudizio degli elettori bianchi della classe operaia sulla gestione dell'economia sta peggiorando rapidamente, secondo un'analisi dei dati dei sondaggi pubblicata a giugno dal New York Times. Nei primi due anni del primo mandato questi elettori valutavano il presidente meglio della media della popolazione, oggi lo valutano molto peggio. Nel febbraio 2016 Trump si era vantato del sostegno di chi aveva studiato meno dicendo "amo i poco istruiti", ma secondo Echelon la sua approvazione tra chi ha al massimo il diploma è ora scesa al 41%.
L'Institute for the Study of Modern Authoritarianism, un centro di ricerca che studia le derive autoritarie, ha rilevato una base di sostegno in contrazione e un legame personale con Trump più debole, un problema serio per un movimento costruito attorno alla figura del leader. Secondo il Washington Post gli strateghi repubblicani temono ora che a novembre non vadano a votare nemmeno gli elettori repubblicani più fedeli.
Diverse spiegazioni convincenti della vittoria del 2024 non chiamavano in causa alcun riallineamento, come ha elencato l'analista di sondaggi G. Elliott Morris: gli effetti residui della pandemia, l'ostilità verso i governi in carica diffusa in tutto il mondo e le circostanze particolari della candidatura di Biden e del suo ritiro tardivo, su cui i democratici litigano ancora oggi. La ragione principale era però l'inflazione. Gli americani erano arrabbiati con il Partito Democratico per i prezzi rimasti alti a lungo e oggi il presidente sta perdendo consenso per lo stesso motivo. L'inflazione non è finita, come Trump aveva promesso: a giugno era al 3,5% e le sue decisioni, la guerra con l'Iran soprattutto, hanno spinto i prezzi ancora più in alto.
Jonathan Rauch, studioso della Brookings Institution, un centro studi di Washington, aveva concluso il 9 novembre 2024 che il risultato non rappresentava "un riallineamento pro-MAGA né un rifiuto totale dei democratici" e che si era trattato di "un'elezione ordinaria". Aveva aggiunto che i repubblicani, pur avendo vinto chiaramente, avrebbero potuto essere tentati di rivendicare un mandato più forte di quello che gli elettori intendevano dare, rispondendo "con politiche più estreme e dirompenti di quanto il pubblico voglia o si aspetti".
