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Nel 2016 Vance diede consigli alla campagna di Clinton per battere Trump
Emily J. Higgins, White House, 2026, Flickr, Opera del governo USA
Politica interna 4 min di lettura

Nel 2016 Vance diede consigli alla campagna di Clinton per battere Trump

Secondo Vanity Fair il vicepresidente cercò un contatto con Jake Sullivan: "Odio Hillary. Ma odio Trump di più". Il consiglio era andare negli stati del Blue Wall e scusarsi per la guerra in Iraq.

Nel 2016 JD Vance cercò un canale riservato con la campagna di Hillary Clinton per spiegare come si potesse battere Donald Trump negli stati del Midwest. Lo racconta Vanity Fair in un lungo ritratto dell'attuale vicepresidente firmato da Chris Whipple, che rivela un episodio finora assente dalla sua biografia ufficiale.

"JD mi ha chiamato e mi ha detto: puoi mettermi in contatto con Jake Sullivan?", ha raccontato al giornalista la persona che fece da intermediaria con lo staff di Clinton. Sullivan era allora il principale consigliere politico della candidata democratica e sarebbe poi diventato consigliere per la sicurezza nazionale di Joe Biden. La stessa persona rispose che Sullivan era troppo impegnato, ma Vance insistette: "Mi ha richiamato e mi ha detto: odio Hillary. Ma odio Trump di più. Trump non può vincere. Non può vincere. Hillary perderà, ma non è detto che debba perdere".

Il consiglio di Vance riguardava la geografia della campagna. "Elencò Ohio, Michigan, Wisconsin, Pennsylvania e quelli che oggi chiamiamo gli stati del Blue Wall", ha detto la stessa fonte, riferendosi al gruppo di stati industriali del Nord che i democratici davano per acquisiti e che quell'anno passarono invece ai repubblicani. "E diceva: deve venire qui invece di stare giù a Miami con Beyoncé. Deve venire qui e chiedere scusa per la guerra in Iraq. Chiedere scusa per aver mandato al fronte così tante persone, la mia comunità, tutta la gente di questi stati i cui figli e padri sono morti e che poi tutti si sono dimenticati." Da senatrice di New York, nel 2002 Clinton aveva votato a favore della risoluzione che autorizzava l'invasione dell'Iraq decisa da George W. Bush.

Vance parlò poi direttamente con Sullivan, sei settimane prima del voto. Erano i giorni successivi a una delle gaffe più costose della campagna democratica: a una raccolta fondi Clinton aveva definito "un cesto di deplorevoli" metà degli elettori di Trump, una frase che i media conservatori trasformarono in un atto d'accusa contro l'America profonda. Una persona vicina a Sullivan dice di non ricordare che nel colloquio si parlasse degli stati del Blue Wall, ma conferma che Vance insistette perché la candidata "sistemasse questa storia dei deplorevoli" e si concentrasse sull'obiettivo. Clinton perse tutti e quattro gli stati che Vance aveva indicato.

In pubblico, negli stessi mesi, Vance diceva un'altra cosa. Era in tour per promuovere Hillbilly Elegy, il memoir sulla sua infanzia difficile in Ohio che lo aveva reso una celebrità e ripeteva di non poter votare né per Trump né per Clinton. Alla fine scelse Evan McMullin, un candidato indipendente conservatore che raccolse poche decine di migliaia di voti. Nello stesso periodo scriveva a un ex compagno di stanza di Yale, Josh McLaurin, che Trump poteva diventare "l'Hitler d'America" e su un articolo pubblicato sull'Atlantic lo descriveva come una droga, "eroina culturale" che entra nella testa della gente attraverso gli occhi e le orecchie.

Nei messaggi a McLaurin, resi pubblici dal destinatario, Vance aveva già messo a fuoco il problema che poi sarebbe diventato la sua bandiera politica. "Siamo, che ci piaccia o no, il partito dei bianchi a basso reddito e bassa istruzione", scriveva nel 2016. "Dico da tempo che a questa gente dobbiamo offrire QUALCOSA e magari nel frattempo allargare il nostro consenso anche ai neri della classe lavoratrice, altrimenti lo farà un demagogo."

La portavoce del vicepresidente, Taylor Van Kirk, ha respinto la ricostruzione. "Nel 2016 in tanti chiesero consiglio al vicepresidente. Non ha mai lavorato per una campagna, ma ha spinto sia i repubblicani sia i democratici a occuparsi delle città operaie come Middletown, in Ohio", ha dichiarato a Vanity Fair. "Respingiamo al 100 per cento la ricostruzione secondo cui stava cercando di far vincere Hillary."

La conversione di Vance arrivò nel 2021, quando il senatore repubblicano dell'Ohio Rob Portman annunciò il ritiro e lui decise di candidarsi al suo posto. Vinse nel 2022 con l'appoggio di Trump, che due anni dopo lo scelse come candidato alla vicepresidenza. In un'intervista a Newsweek lo scorso giugno ha spiegato così il proprio cambiamento: "Pensavo che Donald Trump sarebbe stato un presidente fallimentare se fosse stato eletto. Non lo è stato. Pensavo che le istituzioni americane funzionassero. Non funzionavano. Pensavo che i militari che ci raccontavano una certa cosa su una guerra o gli scienziati che ce ne raccontavano un'altra su una pandemia fossero persone sagge, non sempre nel giusto ma per lo più sì. Mi sbagliavo".

Whipple costruisce il resto del ritratto attorno agli anni di Vance alla facoltà di legge di Yale, dove arrivò nel 2010 dopo il servizio nei Marines in Iraq. Lì conobbe la futura moglie Usha Chilukuri, considerata la studentessa più brillante del suo anno e soprattutto Amy Chua, la docente diventata famosa con Battle Hymn of the Tiger Mother, il libro sull'educazione severa dei figli. Fu Chua a convincerlo a trasformare alcune pagine di appunti in un libro e a metterlo in contatto con la propria agente letteraria. "Ho sempre pensato che fosse destinato a grandi cose", ha detto della sua ammissione al giornalista. Alla domanda se Vance sia davvero cambiato in questi anni, Chua risponde di no: "Penso che sia esattamente lo stesso ragazzo".

Nello stesso periodo Vance ascoltò a Yale una conferenza di Peter Thiel, il finanziere cofondatore di PayPal e Palantir che sarebbe poi diventato il suo principale sostenitore economico. Thiel gli fece scoprire il filosofo francese René Girard e la sua teoria della rivalità mimetica, cioè l'idea che le persone desiderino le cose soprattutto perché le desiderano gli altri. Nel 2016 Vance andò a lavorare nella società di investimenti di Thiel, che poi versò 15 milioni di dollari a un comitato a sostegno della sua corsa al Senato.

Tra le persone intervistate da Whipple c'è anche Tucker Carlson, amico di lunga data del vicepresidente e possibile rivale nelle primarie repubblicane del 2028. Secondo Carlson, Vance era favorevole alla pubblicazione integrale dei documenti sul caso di Jeffrey Epstein, mentre fu il presidente a volerne l'insabbiamento. "L'ordine di coprire tutto è arrivato direttamente da Trump", ha detto Carlson al giornalista. "Gli ho chiesto perché. E mi ha dato questa spiegazione lunga e molto emotiva, che era tutto un complotto contro di lui, come il Russiagate." La Casa Bianca respinge la ricostruzione e ricorda che il presidente ha firmato la legge sulla trasparenza degli atti e fatto pubblicare migliaia di pagine di documenti.

Vance ha rifiutato di farsi intervistare per l'articolo, ha spiegato Whipple alla radio pubblica americana, pur avendo concesso una trentina di interviste per promuovere il suo ultimo libro. Il vicepresidente, che in questi giorni è impegnato nella campagna per le elezioni di metà mandato e ha chiesto agli elettori di dare al presidente un'altra possibilità, resta il favorito per la nomination repubblicana del 2028.

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