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Il 3 gennaio che può mettere alla prova la democrazia americana
Illustrazione generata dall'intelligenza artificiale.
Politica interna 20 min di lettura

Il 3 gennaio che può mettere alla prova la democrazia americana

Secondo l'ex giudice conservatore J. Michael Luttig, la prossima vera crisi potrebbe aprirsi all'insediamento della nuova Camera dei Rappresentanti. Ma sullo scenario da lui evocato i giuristi restano divisi.

Il punto di rottura per la democrazia americana potrebbe arrivare non nella notte elettorale del 3 novembre, ma piuttosto la mattina del 3 gennaio 2027, quando la nuova Camera dei Rappresentanti si riunirà per iniziare il mandato del 120º Congresso. È lo scenario delineato da J. Michael Luttig, per quindici anni giudice della Corte d'Appello federale del Quarto circuito e a lungo punto di riferimento della destra giuridica americana, in un intervento pubblicato dal New Republic.

La ricostruzione ruota attorno a una figura poco conosciuta fuori da Washington: il clerk della Camera, figura equivalente al segretario generale, che prima dell'insediamento prepara l'elenco ufficiale dei rappresentanti eletti. Quel documento determina chi può partecipare alle operazioni iniziali della nuova legislatura, a cominciare dall'elezione dello Speaker. Secondo Luttig, prima della scadenza del suo mandato a mezzogiorno del 3 gennaio, lo speaker uscente Mike Johnson potrebbe rimuovere l'attuale clerk, Kevin McCumber, e nominare temporaneamente al suo posto una persona disposta a omettere dall'elenco alcuni democratici eletti.

La legge federale, in particolare il 2 U.S.C. § 26, stabilisce che il clerk della Camera uscente debba inserire nell'elenco i deputati le cui credenziali attestino che sono stati regolarmente eletti secondo le leggi statali o federali. In caso di rimozione del clerk, un'altra norma consente allo Speaker di nominare temporaneamente un sostituto fino all'elezione del nuovo clerk da parte della Camera.

Verso il 120º Congresso
Il momento più fragile per la democrazia americana non è la notte del voto, ma mezzogiorno del 3 gennaio
L'ex giudice d'appello federale J. Michael Luttig sostiene che lo Speaker uscente Mike Johnson potrebbe sostituire il funzionario che compila l'elenco dei deputati eletti. Altri giuristi obiettano che a quell'ora la Camera uscente ha già cessato di esistere.
3 gennaio 2027 · ore 12.00
Voti necessari per eleggere lo Speaker
208−10 voti
Bastano venti nomi omessi dall'elenco perché la soglia scenda da 218 a 208. Il clerk non cancella una maggioranza: sposta l'asticella.
Con 435 eletti la maggioranza è 218; con 415 scende a 208. La soglia è la maggioranza dei voti espressi a un nome, quindi l'esempio vale a elenco pieno e senza astensioni.
61giorni
separano il voto del 3 novembre 2026 dall'insediamento del 120º Congresso.
41anni
sono passati dall'ultima volta che la Camera ha rifiutato di insediare un eletto: accadde nel 1985, nell'ottavo distretto dell'Indiana.
La sequenza
Come si arriverebbe alla crisi, passaggio per passaggio
Il clerk è il segretario generale della Camera. Qui sotto lo scenario descritto da Luttig, passaggio per passaggio, con le norme che lo rendono possibile: tocca ogni riga per aprire il dettaglio.
Prima di mezzogiorno
Oggi l'incarico è di Kevin McCumber, in carica dal 3 gennaio 2025 e nominato quando alla guida della Camera c'era Kevin McCarthy. Il regolamento permette allo Speaker di rimuoverlo da solo, senza un voto dell'aula.
Quando l'ufficio resta vacante, lo Speaker può nominare chi ne esercita temporaneamente le funzioni, fino a quando la Camera non elegge un successore. Nello scenario di Luttig sceglierebbe qualcuno disposto a lasciare fuori dall'elenco i democratici indicati da Johnson e dai repubblicani.
La legge impone al clerk di iscrivere nell'elenco tutti gli eletti la cui certificazione statale sia in regola, e soltanto quelli. Da quell'elenco dipende chi può votare per lo Speaker. La stessa norma aggiunge però che, se l'ufficio del clerk è vacante, il compito passa al sergente d'armi della Camera uscente: oggi William McFarland.
Mezzogiorno del 3 gennaio 2027
Il mandato del 119º Congresso finisce e Mike Johnson smette di essere Speaker. La Camera uscente si dissolve, quella nuova deve ancora organizzarsi.
XX emendamento
Dopo mezzogiorno
Chiedono a un giudice federale di ordinare al funzionario di fare ciò che la legge gli impone. Il clerk non è un deputato, e per i suoi atti non vale la dottrina che tiene i tribunali fuori dalle scelte interne delle Camere.
Senza un elenco condiviso non si elegge lo Speaker, e senza Speaker la Camera non può legiferare. Per Luttig è qui che si apre la finestra più pericolosa: appelli e ricorsi possono durare settimane.
Luttig sostiene che a decidere debbano essere i giudici e non una maggioranza semplice della Camera. Ma aggiunge di non fidarsi di questa Corte.
Il dibattito
Le stesse tre domande, due risposte opposte
Fra i giuristi americani non c'è accordo su quanto lo scenario sia realistico. Ecco dove le due letture si dividono.
1Chi comanda a mezzogiorno del 3 gennaio?
Luttig
Fino alle 12 lo Speaker uscente conserva i suoi poteri: può rimuovere il clerk e metterne un altro al suo posto.
Muller
Alle 12 la Camera uscente si dissolve. Nulla di ciò che ha deciso, Speaker compreso, vincola quella nuova.
2Un elenco tagliato basta a ribaltare il risultato?
Luttig
Senza un elenco condiviso non si elegge lo Speaker, e una Camera senza Speaker non può fare nulla.
Muller
Il clerk non è un deputato: un giudice può ordinargli di correggere l'elenco. E una minoranza non diventa maggioranza con un espediente.
3Quanto durerebbe la paralisi?
Luttig
Settimane, forse mesi di ricorsi, con gli Stati Uniti esposti a qualsiasi crisi esterna o economica.
Muller
Ore, al massimo qualche giorno. Sarebbe sabbia negli ingranaggi, non un furto delle elezioni.
J. Michael Luttig, The New Republic, 10 settembre 2026Derek T. Muller, Election Law Blog, 17 agosto 2026
Sullo sfondo
Le tre sentenze che Luttig ha in mente
Una gli serve per sostenere la tesi. Le altre due per spiegare perché teme che la Corte non la accolga.
1969
Il precedente a cui Luttig si appoggia
Powell v. McCormack
Cosa ha deciso la Corte
La Corte ordinò alla Camera di insediare Adam Clayton Powell, rieletto nel 1966 e poi escluso da un voto dell'aula: nessuna maggioranza può aggiungere requisiti che la Costituzione non prevede.
Perché pesa sul 3 gennaio
Se allora i giudici imposero alla Camera di insediare un eletto, sostiene Luttig, possono farlo di nuovo. Ma quel caso non riguardava chi avesse davvero vinto l'elezione: il parallelo non è automatico.
2024
Perché Luttig non si fida di questa Corte
Trump v. United States
Cosa ha deciso la Corte
La Corte ha riconosciuto agli ex presidenti l'immunità assoluta per gli atti compiuti nell'esercizio dei poteri costituzionali esclusivi, e almeno presuntiva per gli altri atti ufficiali.
Perché pesa sul 3 gennaio
È la sentenza che, a suo giudizio, ha messo un presidente al di sopra della legge.
2024
Perché Luttig non si fida di questa Corte
Trump v. Anderson
Cosa ha deciso la Corte
La Corte cancellò l'esclusione di Trump dalle schede del Colorado, ma evitò di dire se fosse ineleggibile in base alla Sezione 3 del Quattordicesimo Emendamento.
Perché pesa sul 3 gennaio
La cita come prova che, davanti a una domanda costituzionale scomoda, questa Corte preferisce non rispondere.
Fonte: J. Michael Luttig (The New Republic, 10 settembre 2026); Derek T. Muller (Election Law Blog, 17 agosto 2026); 2 U.S.C. § 26 e § 5501(a); Regolamento della Camera, Regola II; XX emendamento della Costituzione degli Stati Uniti.

Il nodo costituzionale e il ruolo della Corte Suprema

Il fondamento costituzionale di un'eventuale contestazione dei risultati sarebbe l'Articolo I, sezione 5 della Costituzione degli Stati Uniti, secondo cui ciascuna Camera giudica "le elezioni, i risultati e i requisiti" dei propri membri. La portata di questo potere, tuttavia, non è illimitata. Nel 1969, con la sentenza Powell v. McCormack, la Corte Suprema ha stabilito che la Camera dei Rappresentanti non poteva escludere Adam Clayton Powell, rieletto nel 1966, sulla base di requisiti ulteriori rispetto a quelli previsti dalla Costituzione.

La sentenza Powell, però, non riguardava una controversia su chi avesse effettivamente vinto un'elezione. Luttig ne ricava un principio più ampio: a suo giudizio, una maggioranza semplice della Camera non potrebbe negare il seggio a un candidato regolarmente eletto limitandosi ad affermare, senza prove, che il voto sia stato alterato da frodi.

Se un clerk omettesse dall'elenco rappresentanti in possesso di una regolare certificazione statale, secondo Luttig gli interessati potrebbero rivolgersi a un giudice federale per ottenere un writ of mandamus, cioè un ordine che imponga al funzionario di adempiere a un compito vincolato dalla legge. La controversia potrebbe quindi arrivare fino alla Corte Suprema. Più incerto è ciò che accadrebbe se, una volta costituita, fosse la stessa Camera a decidere di non insediare alcuni deputati regolarmente eletti: su questo punto non esiste consenso tra gli studiosi circa l'ampiezza del controllo che i tribunali potrebbero esercitare sulle decisioni adottate ai sensi dell'Articolo I, sezione 5.

Luttig descrive comunque un simile stallo come una grave finestra di vulnerabilità. Una Camera dei Rappresentanti incapace di organizzarsi e di legiferare limiterebbe fortemente la capacità del Congresso di reagire a crisi internazionali o economiche, per esempio a un'escalation cinese attorno a Taiwan o a nuovi sviluppi della guerra in Ucraina.

L'ex giudice guarda con diffidenza anche all'eventuale ruolo della Corte Suprema. Cita Trump v. United States, che nel 2024 ha riconosciuto agli ex presidenti l'immunità assoluta per gli atti compiuti nell'esercizio dei poteri costituzionali esclusivi e almeno un'immunità presuntiva per gli altri atti ufficiali. Richiama inoltre una seconda sentenza, Trump v. Anderson, nel quale la Corte ha evitato di stabilire se Trump fosse personalmente ineleggibile ai sensi della Sezione 3 del Quattordicesimo Emendamento, e critica il ricorso della Corte alle procedure d'urgenza del cosiddetto "shadow docket", spesso decise senza udienza orale e senza un'opinione motivata completa.

L'appello di Luttig e le obiezioni

L'appello di Luttig è rivolto soprattutto ai repubblicani: prima delle elezioni di novembre dovrebbero dichiarare pubblicamente che non parteciperanno a eventuali tentativi di escludere i candidati dell'altro Partito regolarmente eletti. L'ex giudice invita inoltre i membri di entrambi gli schieramenti a impegnarsi a rispettare il risultato delle urne e a trasformare in tema elettorale l'eventuale rifiuto degli avversari di assumere lo stesso impegno.

Sullo sfondo ci sono le dichiarazioni di Donald Trump sul voto di novembre. Il 2 febbraio, durante un'intervista con l'ex vicedirettore dell'FBI Dan Bongino, tornato a condurre il suo podcast dopo le dimissioni dall'agenzia, il presidente ha affermato che i repubblicani dovrebbero "prendere il controllo" del voto in almeno quindici "luoghi" non precisati e "nazionalizzare" il voto. La Costituzione attribuisce anzitutto agli Stati la regolazione delle elezioni per il Congresso, pur consentendo al Congresso federale di intervenire sulle regole, ma non assegna al presidente il potere di amministrarle direttamente.

Nel discorso in prima serata del 16 luglio sull'"integrità elettorale", Trump ha inoltre denunciato il voto dei non cittadini, vulnerabilità dei registri elettorali, rischi per i sistemi elettronici e interferenze straniere. I documenti pubblicati dalla Casa Bianca indicavano reali vulnerabilità e tentativi di interferenza, ma non dimostravano che questi fenomeni avessero alterato su larga scala i risultati delle elezioni americane.

La lettura di Luttig è però contestata. Il giurista Derek Muller, sull'Election Law Blog, ha definito eccessivamente allarmistiche molte delle ricostruzioni sul 3 gennaio. L'obiezione centrale è che la Camera dei Rappresentanti non è un organo permanente: a mezzogiorno del 3 gennaio termina il mandato della legislatura precedente e Johnson cessa automaticamente di essere Speaker. Inoltre, il nuovo Congresso può contestare tutte le decisioni prese durante la fase di organizzazione.

Altri studiosi riconoscono però che un clerk disposto a violare i propri obblighi potrebbe provocare almeno un grave caos procedurale e giudiziario. Più che un meccanismo certo per sovvertire il risultato elettorale, dunque, quello descritto da Luttig resta uno scenario controverso sulle vulnerabilità della delicata fase in cui una Camera dei Rappresentanti termina il proprio mandato e quella successiva deve ancora organizzarsi.

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