L'uomo che ha scritto l'autopsia del Partito Democratico sulla sconfitta del 2024 accusa il partito di aver tenuto fuori il capitolo più scomodo del suo lavoro, quello che metteva in discussione la scelta di Joe Biden di ricandidarsi e descriveva una classe di consulenti diventata "generazionalmente ricca grazie alla politica". Paul Rivera ha consegnato quel capitolo al New York Times e ha parlato in pubblico per la prima volta di come i Democratici hanno analizzato la propria sconfitta.
Il Comitato nazionale democratico (Democratic National Committee), l'organo che dirige il partito a livello federale, aveva pubblicato la bozza dell'autopsia lo scorso maggio dopo mesi di resistenze, dicendo di diffondere il documento incompleto "nella sua interezza" per trasparenza. In quella bozza il capitolo intitolato "Cosa è successo nel 2024" era segnalato come in attesa, con una nota in cui si leggeva "Questa sezione non è stata fornita dall'autore".
"C'è un singolo punto di rottura per il 2024? Forse è la decisione del presidente di cercare la rielezione invece di passare il testimone", si legge nel capitolo conteso. Il testo analizzava poi la perdita di consensi tra gli elettori ispanici, neri, asiatici-americani e nativi americani, quasi assente dalla versione diffusa a maggio. Il terzo tema era il profilo economico degli stessi strateghi democratici, definiti "finanziariamente sicuri" e per questo lontani dalle difficoltà della maggior parte degli americani.
Rivera non faceva i nomi di chi si era arricchito, ma scriveva che i Democratici che chiedono un cambiamento continuano a sbattere la testa contro un sistema che si è dimostrato rigido e capace di arricchire se stesso. "È quindi possibile che le persone che erano nella stanza ai livelli più alti delle decisioni del 2024 abbiano frainteso l'umore e i problemi pratici dell'America di tutti i giorni", si legge nel capitolo.
Ken Martin, presidente del Comitato nazionale democratico, ha respinto la ricostruzione. "È falso", ha detto in una dichiarazione scritta. "Questa presunta sezione del rapporto non era in nessun raccoglitore che ho esaminato". E ha aggiunto: "Se l'avessimo avuta a maggio, l'avremmo pubblicata insieme al resto del rapporto".
Martin ha detto che se il partito avesse avuto materiali contro i consulenti che si arricchiscono li avrebbe inclusi e ha ricordato di essersi candidato alla guida dei Democratici proprio per chiedere conto al complesso industriale dei consulenti e per fare in modo che il partito paghi solo il lavoro che aiuta a vincere.
"Se sia stata una decisione consapevole da parte loro di seppellire la sezione per nascondere un paragrafo, non lo so", ha detto Rivera. "Quella è una domanda per loro. Quello che posso dire è che ce l'avevano e hanno deciso di non pubblicarla".
Martin era stato eletto alla guida del partito nel febbraio 2025 e aveva promesso una revisione degli errori del 2024, rifiutando la parola autopsia perché il partito "non è morto" e preferendo la formula "revisione a posteriori". Aveva affidato il lavoro a Rivera, un consulente democratico che aveva lavorato alla Casa Bianca con Bill Clinton e che non seguiva una corsa presidenziale dal 2004, ma che era un suo vecchio amico.
Rivera ha preso il progetto part-time e senza compenso. Ha avuto accesso ai dati interni del partito e insieme allo staff ha intervistato dirigenti democratici di tutto il paese.
A novembre il rapporto aveva superato le scadenze interne. Dieci giorni dopo le nette vittorie democratiche alle elezioni per i governatori di Virginia e New Jersey, Martin lo ha chiamato. "La richiesta in quel momento era: puoi mandare quello che hai, in qualunque condizione sia?", ha raccontato Rivera. Secondo la sua ricostruzione Martin gli disse anche che non voleva più pubblicare un'autopsia ma una sintesi ridotta. Martin lo nega e dice che la decisione di non pubblicare è arrivata solo a metà dicembre, mentre lui e il suo staff continuavano a chiedere all'autore le sezioni mancanti e le fonti.
Rivera ha mandato i documenti a pezzi, con sei o sette email in un mese. Il partito li ha poi assemblati in una bozza di 192 pagine. Alla sede democratica i dirigenti hanno giudicato il lavoro di qualità scadente, pieno di frasi fatte e di dati senza fonte. Le annotazioni finite nel documento pubblicato erano sprezzanti: "I numeri sembrano inesatti rispetto ai dati pubblici". In cima a ogni pagina un avvertimento in rosso spiegava che il comitato non aveva ricevuto le fonti, le interviste o i dati a supporto di molte delle affermazioni contenute nel testo e che quindi non poteva verificarle in modo indipendente.
Rivera dice che alcune sezioni erano rimaste in bianco di proposito perché contava di completarle insieme ai dirigenti del comitato, conversazioni che a suo dire non ci sono mai state. Le interviste erano state registrate e trascritte con la promessa ai partecipanti che i file sarebbero stati cancellati alla chiusura del rapporto. Quando a novembre Martin gli ha detto che il rapporto finale non ci sarebbe stato, Rivera ha cancellato da solo tutti quei file dal server del partito. "Non serviva il loro permesso per registrare, non serviva il permesso per cancellare", ha detto.
Il 18 dicembre Martin ha annunciato in pubblico che non ci sarebbe stata nessuna autopsia.
A gennaio ha detto a Rivera che aveva "consegnato un prodotto scadente" e i due si sono incontrati un sabato per sei ore. Durante quell'incontro, racconta Rivera, ha capito che al presidente del partito non era stato messo davanti il documento completo, così ne ha stampato una versione e gliel'ha consegnata il 20 gennaio, 173 pagine dentro un raccoglitore ad anelli. Era più corta della bozza uscita a maggio perché non conteneva la sezione sugli Stati in bilico.
Che l'incontro sia avvenuto e che un raccoglitore sia passato di mano non è in discussione. Il disaccordo riguarda cosa ci fosse dentro.
I documenti forniti al New York Times risultano modificati per l'ultima volta poco prima dell'incontro del 20 gennaio ed erano ancora una bozza grezza, tanto che il titolo del capitolo mancante è scritto male in parte del nome del file. Rivera dice di aver mandato in precedenza una versione del capitolo per posta elettronica a un altro dirigente, ma le email del partito vengono cancellate dopo trenta giorni per motivi di sicurezza e non ne resta traccia. Altri tre dirigenti che avevano lavorato con lui hanno detto di non aver mai visto quel documento.
Nel capitolo Rivera sosteneva che le vittorie democratiche alle elezioni di metà mandato del 2022 avessero nascosto le fragilità del partito e dello stesso Biden. "Quelle vittorie hanno portato i Democratici a credere di essere più forti di quanto fossero. Il presidente Biden, vedendo quei risultati, ha preso la decisione di cercare la rielezione anche quando gli americani stavano già mandando un segnale molto forte: erano scontenti dello status quo", si legge nel testo.
Martin sostiene che nel raccoglitore non ci fosse materiale nuovo ma solo testi già consegnati e che il lavoro fatto con Rivera a gennaio riguardasse le lezioni da trarre dalla sconfitta, da condividere poi con alleati e donatori. Dice di ricevere almeno dieci raccoglitori a settimana con materiali informativi e di non ricordare che quello sia rimasto in suo possesso più di qualche settimana. Il partito ha cercato il raccoglitore e ha passato al setaccio i file digitali senza trovare nulla.
Ad aprile Martin era ancora sotto pressione per l'autopsia mai uscita. Dopo un passaggio teso al podcast progressista "Pod Save America", nel quale ha ripetuto più volte che non c'era nessuna prova schiacciante, sono circolati molto i video dei suoi tentativi di spiegare perché il rapporto non fosse stato pubblicato. Poco dopo la CNN si è presentata al comitato con nuovi dettagli sul contenuto e il partito ha deciso di consegnarle la bozza integrale, uscita il 21 maggio.
Nello stesso momento Martin ha chiamato Rivera per avvisarlo. È stata l'ultima volta che i due si sono parlati.
La disputa arriva a meno di cento giorni dalle elezioni di metà mandato di novembre, quando i Democratici sperano che i pessimi indici di gradimento del presidente Donald Trump li aiutino a conquistare la Camera e forse il Senato. Martin è già sotto accusa per la gestione di un partito che ha dichiarato oltre 2 milioni di dollari di debiti, mentre il Comitato nazionale repubblicano ne aveva 128,5 milioni in cassa.
Le domande sulla sua leadership vanno oltre i conti. A inizio luglio ha lanciato il telefono sulla scrivania di un giovane collaboratore, episodio finito in una segnalazione alle risorse umane.
Rivera, la cui reputazione è stata danneggiata dalle annotazioni in rosso del partito, ha detto di essere andato allo scoperto perché ritiene che servano cambiamenti profondi e discussioni schiette che non vede arrivare. Nel frattempo ha finito una sua revisione del 2024 di 564 pagine, intitolata "Blue by 2032" (blu entro il 2032, dal colore del partito), che si apre con una nota in cui racconta la sua versione dei fatti. Propone cambiamenti su organizzazione, raccolta fondi e comunicazione, dall'investire prima sul territorio alla stretta sui comitati elettorali che raccolgono soldi con l'inganno, fino alla critica ai tecnici dei fogli di calcolo che a suo dire hanno costruito un marchio debole per i Democratici.
"C'è un ecosistema molto comodo che trarrà grandi profitti dal fatto che non cambi nulla", ha detto Rivera. "In ogni altro aspetto della vita professionale, quando fallisci, guardi indietro per capire cosa è andato storto: non in politica e di sicuro non in questo partito".
