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Trump fa pace con il suo ex avvocato che lo aveva fatto condannare
Jay Dixit / Wikipedia, CC BY-SA 4.0
Politica interna 4 min di lettura

Trump fa pace con il suo ex avvocato che lo aveva fatto condannare

Il presidente ha telefonato alla trasmissione del suo ex uomo di fiducia, poi diventato testimone d'accusa contro di lui: prima conversazione pubblica in otto anni ed elogio per aver ritrattato

Il presidente Donald Trump ha telefonato giovedì mattina alla trasmissione radiofonica di Michael Cohen, il suo ex avvocato personale diventato il principale testimone d'accusa nel processo che lo ha fatto condannare a New York. È la prima conversazione pubblica tra i due in otto anni. Nel colloquio il presidente ha sostenuto che le cause giudiziarie che li avevano divisi erano il prodotto di un uso politico della giustizia.

"E poi hanno usato te come un'arma, come non era mai stato fatto con nessuno", ha detto Trump rivolgendosi a Cohen. "Hanno usato te come un'arma. Hanno usato tante persone. E rispetto il fatto che tu abbia ritrattato tutto quello che avevi detto."

L'intervista è stata registrata giovedì mattina ed è stata divisa in due puntate della trasmissione "When You Know, You Know", che Cohen conduce sull'emittente newyorchese WABC, 770 AM. La prima parte è già andata in onda, la seconda è attesa domenica. È stato Cohen a cercare il contatto: ha detto a CBS News di essersi rivolto alla Casa Bianca e al presidente, che ha accettato l'invito.

Il presidente ha parlato a lungo senza essere interrotto, ripetendo gli argomenti che usa da mesi sulla guerra con l'Iran. Ha detto che gli Stati Uniti hanno "spazzato via" le forze armate e i vertici iraniani e ha ridotto le conseguenze economiche del conflitto e il rialzo dei prezzi della benzina a un costo temporaneo, necessario per impedire a quello che ha chiamato "il bullo del Medio Oriente" di dotarsi dell'arma nucleare.

"Se hai un paese del genere, quelli l'arma nucleare la userebbero di sicuro", ha detto Trump. "E io l'ho impedito. L'ho fermato di colpo con i bombardieri B-2." Ha aggiunto che l'economia non è mai stata così forte e che prima del suo ritorno alla Casa Bianca gli immigrati "si riversavano nel paese".

Nella prima puntata non ci sono state rivelazioni sui motivi del riavvicinamento. Non si è parlato quasi per nulla dell'ascesa politica di Trump con Cohen al suo fianco né del caso giudiziario sui pagamenti all'attrice di film per adulti Stormy Daniels che ha fatto saltare il loro rapporto. Secondo un'analisi di Politico il segmento è consistito soprattutto in lamentele già note e in statistiche false o fuorvianti esposte senza contraddittorio e mostra il modo in cui Cohen sta provando a rientrare nelle grazie del presidente: con i complimenti e con una tribuna amica. Nessuno dei due ha toccato il tema di una possibile grazia presidenziale.

Cohen ha detto che nell'ultimo anno i due si erano già parlati tre volte in privato e che le divergenze rimaste su molti aspetti della loro storia non hanno impedito di andare avanti. "Per me è stato molto familiare", ha detto presentando l'intervista. "Era molto simile ai vecchi tempi, quando mi sedevo dall'altra parte della sua scrivania. Mi mettevo sempre sulla poltrona di velluto rossa all'estrema destra e facevamo queste conversazioni aperte."

Cohen è stato per più di dieci anni uno dei collaboratori più stretti e più fedeli di Trump, suo avvocato personale e, per sua stessa definizione, il fixer, l'uomo incaricato di risolvere qualsiasi problema, dagli affari della Trump Organization alle questioni private. Il rapporto si è rotto nel 2018, quando Cohen si è dichiarato colpevole di reati federali, tra cui violazioni della legge sul finanziamento elettorale legate ai 130.000 dollari che aveva pagato a Daniels poco prima del voto del 2016 per comprarne il silenzio. Ha passato più di un anno in carcere.

Nel 2024 Cohen è diventato il testimone chiave del processo di Manhattan che ha portato alla condanna di Trump per 34 capi d'accusa di falsificazione di documenti contabili, la prima condanna penale nella storia americana per un ex presidente. Secondo l'accusa Trump aveva mascherato da spese legali i rimborsi versati a Cohen per nascondere i pagamenti a Daniels. Cohen ha testimoniato che era stato Trump ad approvare sia il pagamento sia il meccanismo del rimborso. Il presidente ha sempre negato di avere avuto rapporti sessuali con Daniels e per anni ha attaccato Cohen definendolo un bugiardo.

A gennaio Cohen ha cambiato versione sui magistrati che avevano indagato sul suo ex datore di lavoro. Nella sua newsletter su Substack ha scritto di essersi sentito "sotto pressione e costretto" a testimoniare e ha accusato gli uffici del procuratore distrettuale di Manhattan Alvin Bragg e della procuratrice generale dello Stato di New York Letitia James di averlo forzato durante le indagini.

Le parole di Cohen coincidono con la tesi che Trump sostiene da anni: i procedimenti a suo carico sarebbero stati tentativi impropri di danneggiarlo. Il presidente ha descritto più volte il processo di Manhattan come un'interferenza nelle elezioni e ha definito il caso una manovra "politicamente motivata" di Bragg. Dopo la condanna ha parlato di processo "truccato" e ha accusato di parzialità il giudice Juan Merchan, che presiedeva l'aula.

Nel gennaio 2025 Merchan ha chiuso il caso con una condanna senza pena, una formula che non prevede carcere, multa né libertà vigilata. Trump continua a chiedere l'annullamento completo del verdetto: ha fatto appello davanti ai giudici dello Stato di New York e in parallelo prova a spostare il caso davanti a un tribunale federale.

Il ritorno di Cohen nell'orbita della Casa Bianca conferma una costante dei rapporti del presidente con i suoi collaboratori. Capita che licenzi chi lo scontenta, ma quasi non esistono casi di esilio definitivo dal suo mondo.

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