Elon Musk ha fatto sapere che spenderà almeno 100 milioni di dollari per aiutare i repubblicani a mantenere il controllo del Congresso alle elezioni di metà mandato di novembre. Lo ha detto al presidente Donald Trump a maggio, a bordo dell'aereo presidenziale, durante il lungo volo che portava a Pechino membri del governo, dirigenti d'azienda e familiari del presidente. La ricostruzione della riconciliazione tra i due, durata quasi un anno, è del Wall Street Journal.
Sul volo verso la Cina il clima era amichevole, raccontano le persone presenti. Musk, allora a un passo dal diventare il primo uomo al mondo a possedere mille miliardi di dollari, ha parlato al presidente dei suoi piani per costruire nuove fabbriche negli Stati Uniti. Trump gli ha raccontato di un video di un lancio spaziale che aveva visto da poco e gli ha chiesto di uno dei suoi figli piccoli. Con i consiglieri della Casa Bianca Musk ha ricordato quanto fosse stato divertente partecipare alla campagna presidenziale del 2024.
Se i democratici conquistassero il Congresso a novembre, sono pronti ad aprire una lunga serie di inchieste sul presidente e sulla sua famiglia. Musk, che vive in buona parte di ricchi contratti pubblici, potrebbe finire a sua volta nel mirino. Il riavvicinamento conviene quindi a entrambi.
In privato il presidente dice ai suoi collaboratori che con Musk non torneranno mai a essere vicini come una volta. I due però hanno ripreso a sentirsi circa una volta al mese e nelle telefonate parlano di intelligenza artificiale e di Cina, oltre che di quello che succede nel mondo. La Casa Bianca ha detto in una nota che Trump "ha costruito la più grande coalizione della storia della politica americana, piena di patrioti come Elon Musk che sono profondamente impegnati a preservare tutti i risultati storici di questa amministrazione".
La rottura era arrivata nel giugno del 2025, dopo mesi di attriti dietro le quinte. Musk si era trasferito nel complesso della Casa Bianca, dove a volte dormiva, per guidare il DOGE, il dipartimento per l'efficienza governativa creato per ridurre le dimensioni dell'amministrazione federale. I suoi metodi poco ortodossi gli avevano procurato una pessima stampa e avevano irritato i ministri, che rivendicavano il controllo delle proprie agenzie, mentre i tagli che aveva ordinato a programmi usati da milioni di americani venivano criticati da più parti.
"È il momento di sganciare la bomba davvero grossa", scrisse Musk ai suoi 240 milioni di follower su X nel punto più acceso dello scontro. Il presidente, sostenne, era citato nei documenti dell'inchiesta su Jeffrey Epstein: "È il vero motivo per cui non sono stati resi pubblici". Trump rispose dal suo social, Truth Social, minacciando di cancellare i contratti pubblici delle aziende di Musk e accusandolo di essersi opposto alla sua principale legge su tasse e spesa perché cancellava gli incentivi per le auto elettriche. Musk definì quel pacchetto "un abominio disgustoso" e disse che avrebbe spinto il paese verso altro debito. "Senza di me Trump avrebbe perso le elezioni", scrisse. "Che ingratitudine". Per rieleggerlo nel 2024 aveva speso quasi 300 milioni di dollari.
Il giorno dopo lo scontro pubblico il vicepresidente JD Vance e la capo di gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles contattarono Musk per abbassare la tensione, convinti che la situazione fosse ormai così compromessa da non avere nulla da perdere. La conversazione andò bene. All'inizio della settimana successiva Musk chiamò Trump e anche quella telefonata fu positiva. Poco dopo l'imprenditore pubblicò un messaggio sui social in cui si diceva pentito di alcune sue frasi, ammettendo di essere andato troppo oltre.
A settembre, tre mesi dopo la rottura, Trump disse a un alto funzionario della Casa Bianca che non era pronto a riportare Musk nella sua cerchia ristretta. Vance ha avuto un ruolo centrale nel ricucire, tenendo aperti i canali con l'imprenditore e con i suoi alleati. Alla fine dell'estate del 2025 Musk rinunciò al progetto di fondare un nuovo partito, una mossa letta da alcuni consiglieri di Trump come un'offerta di pace: lo fece anche perché voleva mantenere il rapporto con il vicepresidente, considerato un probabile candidato alla presidenza nel 2028.
Vance riteneva Musk troppo importante per essere ignorato. Una rottura definitiva con l'amministrazione avrebbe avuto conseguenze pesanti, visto il peso dei contratti di SpaceX per la difesa e la sicurezza nazionale. Alla NASA, l'agenzia spaziale americana, alcuni erano andati nel panico quando Musk, nel momento più duro della lite, aveva minacciato di interrompere il supporto alle missioni verso la Stazione spaziale internazionale.
Una revisione dei contratti di SpaceX con il governo federale, avviata dall'amministrazione dopo la lite di giugno, stabilì che la maggior parte erano essenziali per il Dipartimento della Difesa e per la NASA. Da allora l'azienda si è legata ancora di più all'apparato militare americano.
Anche Donald Trump Jr., il figlio maggiore del presidente, è rimasto in buoni rapporti con Musk. Attorno al momento della rottura la sua società di investimenti, 1789 Capital, ha investito in xAI, SpaceX e Neuralink, tre aziende dell'imprenditore. È vicina a Musk anche Katie Miller, moglie del vice capo di gabinetto Stephen Miller, che aveva lavorato con lui durante i mesi alla Casa Bianca.
Charlie Kirk, l'attivista conservatore ucciso a settembre, aveva passato i mesi precedenti a lavorare per far riavvicinare i due, parlando con Musk mentre lo scontro esplodeva in pubblico. Trump e Musk parteciparono entrambi alla commemorazione organizzata in uno stadio di football in Arizona. David Sacks, consulente della Casa Bianca per la tecnologia e alleato di Musk, propose a Wiles di provare a farli incontrare.
Musk raggiunse il palco riservato al presidente e gli parlò brevemente. Trump gli diede una pacca sul gomito mentre l'imprenditore se ne andava. Più tardi, sull'aereo presidenziale, il presidente tornò su quello scambio definendolo interessante e chiese ai presenti che cosa ne pensassero. Quella sera Musk pubblicò una foto dell'incontro con la scritta "Per Charlie".
Alla Casa Bianca Musk si era scontrato più volte con Sergio Gor, storico collaboratore del presidente incaricato di vagliare le nomine dell'amministrazione. In una riunione all'inizio del secondo mandato Trump si lamentò perché il DOGE non stava andando abbastanza veloce su alcuni fronti, Musk diede la colpa a Gor e il presidente rimproverò duramente il suo collaboratore. Nell'agosto del 2025 Gor fu nominato ambasciatore in India, a circa 12mila chilometri da Washington.
A novembre Trump fece un'inversione a U clamorosa e nominò di nuovo Jared Isaacman, un alleato di Musk, alla guida della NASA. La concorrenza per quel posto era forte e Isaacman ebbe la meglio su Sean Duffy, il segretario ai Trasporti che aveva assunto l'incarico dopo il siluramento dello stesso Isaacman a giugno, nel pieno della rottura con Musk. L'imprenditore apprezzò la scelta.
Sempre a novembre Musk è tornato alla Casa Bianca per la cena offerta da Trump al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. Negli ultimi mesi il presidente lo ha elogiato in pubblico e quando l'imprenditore ha raggiunto i mille miliardi di dollari di patrimonio gli ha mandato un biglietto di congratulazioni.
Per le elezioni di novembre Musk verserà i soldi ad America PAC, il comitato che aveva creato nel 2024 per finanziare le iniziative a favore di Trump. Almeno 100 milioni andranno a un'operazione per portare gli elettori alle urne negli stati chiave, un piano di cui avevano già scritto Axios e il New York Times. America PAC si coordinerà con MAGA Inc., il principale super PAC del presidente, che ha già in cassa più di 400 milioni di dollari. I super PAC sono comitati che possono raccogliere e spendere somme illimitate a sostegno di un candidato, a condizione di non coordinarsi formalmente con la sua campagna elettorale.
Musk ha fatto capire che questa volta resterà meno esposto rispetto alla campagna del 2024 e al periodo alla guida del DOGE. "Penso di essermi immischiato un po' troppo in politica", ha detto il mese scorso all'Economist. "Mi sono fatto prendere la mano, francamente".
