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Trump definisce "jihadisti" i candidati democratici alle midterm
Molly Riley, White House, 2026, Flickr, Opera del governo USA
Elezioni 3 min di lettura

Trump definisce "jihadisti" i candidati democratici alle midterm

Il presidente ha attaccato nuovamente anche le persone di origine somala: "Non sono intelligenti". La retorica anti-musulmana si diffonde sempre di più tra i repubblicani dopo le vittorie di Mamdani e El-Sayed.

Il presidente Donald Trump ha definito senza mezzi termini come "jihadisti" alcuni candidati del Partito Democratico alle elezioni di metà mandato, in programma a novembre, quando saranno rinnovati l'intera Camera e un terzo del Senato. "Abbiamo jihadisti che vengono eletti dappertutto. Abbiamo questo, che siano comunisti o jihadisti", ha detto lunedì ai giornalisti nello Studio Ovale. Poco dopo è tornato ad attaccare le persone di origine somala che vivono negli Stati Uniti: "Non sono intelligenti, non hanno capacità, non hanno niente in mano e ci vogliono insegnare come gestire il nostro Paese".

La nuova offensiva contro i politici musulmani

Negli ultimi mesi la retorica anti-musulmana si è intensificata tra i repubblicani, soprattutto dopo l'affermazione di alcuni politici musulmani di primo piano: Zohran Mamdani, eletto sindaco di New York, e Abdul El-Sayed, che la settimana scorsa ha vinto le primarie democratiche per il Senato in Michigan. Trump ha attaccato i musulmani e gli americani di origine araba fin dalla sua ascesa politica e proprio su questa retorica ha costruito parte del consenso alle sue politiche restrittive sull'immigrazione, fino al divieto d'ingresso negli Stati Uniti ("muslim ban") imposto durante il suo primo mandato ai cittadini di diversi Paesi a maggioranza musulmana. Non meraviglia dunque il fatto che il presidente non abbia condannato la nuova ondata di dichiarazioni contro i musulmani e, al contrario, l'abbia rilanciata.

Trump non ha indicato esplicitamente quali candidati abbia definito come "jihadisti", ma poche ore dopo ha preso di mira El-Sayed pubblicando un'immagine che lo ritrae davanti a una folla in cui compaiono due donne con il velo, accompagnata dalla scritta "stanno venendo a prendersi la vostra casa e i vostri beni". Due giorni prima aveva pubblicato una foto di sé con la First Lady Melania Trump accanto a un'immagine di El-Sayed con la moglie, sotto la frase "due Americhe molto diverse". Domenica El-Sayed ha risposto alla CNN sostenendo che l'immagine dei Trump mostra "persone che non si piacciono ma sono unite solo dall'interesse di fare miliardi di dollari alle vostre spalle", mentre la sua raffigura "due persone che si amano davvero".

I post di Trump riportano spesso il nome completo del candidato, Abdulrahman Mohamed El-Sayed. Dopo la vittoria alle primarie, il National Republican Senatorial Committee, l'organismo che coordina le campagne dei repubblicani per il Senato, ha diffuso uno spot che mostra il suo nome per esteso e lo definisce "il candidato al Senato più radicale d'America", tentando inoltre di collegarlo a un gruppo classificato come organizzazione terroristica. Il presidente del Comitato, il senatore della South Carolina Tim Scott, ha negato alla CNN che lo spot avesse l'obiettivo di mettere in evidenza la fede musulmana del candidato e ha invece accusato El-Sayed di simpatizzare per Hamas.

Dagli attacchi a El-Sayed a quelli contro la comunità somala

Altri esponenti repubblicani hanno adottato toni ancora più duri. Il senatore dell'Alabama Tommy Tuberville ha definito El-Sayed sui social un "islamista radicale" e un "terrorista". La deputata della South Carolina Nancy Mace ha scritto che "ogni singolo musulmano che ricopre una carica pubblica in America è un cavallo di Troia e una minaccia sia per la sicurezza nazionale sia per la nostra repubblica".

Tra gli esponenti repubblicani di primo piano quasi nessuno ha criticato pubblicamente queste dichiarazioni. Una delle poche eccezioni è stata il senatore della Louisiana Bill Cassidy. "Condanno queste dichiarazioni", ha detto alla CBS, aggiungendo che "ognuno dovrebbe essere trattato come individuo". Cassidy ha ricordato che molti dei musulmani con cui lavora abitualmente sono medici che operano nelle aree più remote della Louisiana, dove senza di loro numerosi pazienti non avrebbero accesso a un dottore.

Edward Ahmed Mitchell, vicedirettore nazionale del CAIR, un'organizzazione per i diritti civili dei musulmani americani, ha affermato che "tutti gli americani hanno il diritto di impegnarsi nel servizio pubblico, indipendentemente dall'etnia o dalla fede". Descrivendo gli esponenti politici di religione musulmana come una minaccia per la nazione, ha aggiunto, "il presidente Trump sta mettendo un bersaglio sulla schiena degli eletti musulmani di tutto il Paese".

Gli attacchi di Trump non si sono però limitati ai soli candidati musulmani. A dicembre aveva già definito gli immigrati somali "spazzatura", sostenendo di non volerli negli Stati Uniti, mentre a luglio aveva condiviso sui social un video di bambini somali in un asilo del Minnesota con il commento: "Ogni bambina indossa un hijab... all'asilo". Lunedì ha insistito: "Arrivano, per fare un esempio, dalla Somalia. Vengono da noi e poi ci dicono come funzionano la nostra Costituzione e la nostra Dichiarazione di indipendenza. Non funziona così". All'inizio dell'anno, in un'intervista al New York Times, alla domanda se fosse preoccupato di descrivere in questi termini un'intera comunità aveva risposto: "Non mi importa".

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