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Trump attacca El-Sayed come "uomo dell'odio" e lui gli dà ragione sulle due Americhe
Abdul El-Sayed, 2026, Facebook
Elezioni 4 min di lettura

Trump attacca El-Sayed come "uomo dell'odio" e lui gli dà ragione sulle due Americhe

Il presidente lo definisce comunista e pubblica una foto che contrappone le due coppie. Il candidato democratico rilancia sul costo della vita e incassa la telefonata di Barack Obama

Il presidente Donald Trump ha fatto di Abdul El-Sayed il bersaglio principale della campagna repubblicana verso le elezioni di metà mandato di novembre, chiamandolo comunista e "uomo dell'odio" nei giorni successivi alla sua vittoria nelle primarie democratiche per il Senato in Michigan. Sabato sera il presidente ha pubblicato sul suo social network Truth Social un'immagine che accosta una foto sua e della moglie Melania a una di El-Sayed con la moglie Sarah Jukaku, che indossa l'hijab, con la didascalia "due Americhe molto diverse".

"Sì, ha ragione", ha risposto domenica El-Sayed alla CNN. Il candidato democratico ha detto che la scelta è tra "due persone che non si piacciono ma si uniscono nell'interesse di fare miliardi di dollari alle vostre spalle" e due persone che si amano davvero e vogliono costruire un'America in cui crescere una famiglia. "Sì, ci sono due visioni diverse dell'America", ha aggiunto. "Quella di Donald Trump è quella in cui state vivendo adesso. Riuscite a permettervi la benzina? Riuscite a permettervi la spesa?"

Mercoledì, durante un evento a Las Vegas in cui ha attaccato il comunismo, il presidente aveva descritto El-Sayed come un "gentiluomo adorabile" che però è "un uomo dell'odio". Ha aggiunto che il candidato democratico va in giro a dire di amare tutti ma "non ama tutti" e che "se lo mettete in carica scoprirete cosa ama". Il giorno dopo, in un altro discorso, lo ha definito comunista e ha detto che è "pieno di merda", tra gli applausi della platea. Interpellato da Sky News sull'espressione, El-Sayed ha risposto: "Almeno io non me la lascio scappare in mezzo allo Studio Ovale".

Matt Whitlock, stratega repubblicano ed ex consigliere del comitato che finanzia le campagne repubblicane al Senato, ha detto a Politico che con El-Sayed in lista il messaggio finale del presidente può funzionare come un uno-due. Metà è "concentrata sul sistemare la percezione dell'economia nel paese", con misure come l'esenzione fiscale sulle mance. L'altra metà serve a tracciare "il contrasto netto, competenza contro follia".

"Riesci a spaventare la base facendole paura di un musulmano, socialista, comunista?", si è chiesto un ex funzionario dell'amministrazione, secondo cui alzare i toni contro El-Sayed conviene alla Casa Bianca sul piano del messaggio nazionale. I repubblicani lo hanno descritto come "il candidato al Senato più radicale d'America" e il presidente usa ripetutamente il suo nome completo (Abdulrahman Mohamed El-Sayed). Il candidato ha ricordato che il partito e Trump fecero lo stesso con Barack Obama, di cui ripetevano il secondo nome, Hussein.

A Meet the Press, il programma domenicale della NBC, El-Sayed ha detto che non è radicale credere che le persone debbano potersi permettere la spesa né che in questo paese si debba avere l'assistenza sanitaria. Ha aggiunto che non è radicale pensare che un presidente non debba poter negare le elezioni o guadagnare 2,2 miliardi di dollari dal proprio ruolo, né che tutti debbano poter respirare aria pulita e bere acqua pulita.

Venerdì sera, a un comizio in Michigan, El-Sayed ha pronunciato sul palco il suo nome completo e ha detto che con un nome come il suo non aveva mai pensato che candidarsi fosse possibile "per qualcuno come me". Al suo avversario, l'ex deputato repubblicano Mike Rogers, che ha insistito sul suo nome di undici lettere, ha risposto: "Se non sai come si pronuncia il nome, tieni il nome fuori dalla tua dannata bocca".

Barack Obama ha telefonato venerdì a El-Sayed e ha parlato con lui di come unire il partito prima del voto di novembre, ha fatto sapere la campagna del candidato. Lo stesso giorno l'ex presidente ha chiamato anche Haley Stevens, la deputata moderata sostenuta dai vertici del partito a Washington che El-Sayed ha battuto di misura nelle primarie. Stevens gli ha chiesto di venire in Michigan a fare campagna per i democratici.

El-Sayed ha detto alla NBC che è stata "una conversazione davvero positiva su cosa dobbiamo fare per riuscire a vincere" e che Obama "sa molto su come si vince in Michigan". A State of the Union, il programma domenicale della CNN, l'ha definita "una conversazione davvero calorosa" e ha detto di sperare che l'ex presidente faccia campagna con lui. Durante le primarie Obama non aveva sostenuto nessuno dei due candidati. Gli alleati di Stevens richiamavano spesso il suo lavoro alla guida della task force sull'auto dell'amministrazione Obama e hanno speso milioni di dollari in spot che mostravano l'ex presidente elogiarla durante la sua corsa alla Camera nel 2018.

Dopo le primarie El-Sayed ha parlato anche con Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato, con l'ex vicepresidente Kamala Harris e con il sindaco di New York Zohran Mamdani. Schumer, che aveva sostenuto Stevens, ha raccontato al New York Times di avergli detto mercoledì: "Non ho bisogno che tu mi sia simpatico, ho bisogno che tu vinca". La campagna di El-Sayed ha confermato la ricostruzione. Stevens, dal canto suo, ha annunciato il suo sostegno al vincitore.

El-Sayed, epidemiologo e candidato governatore nel 2018, è stato più volte paragonato a Obama: entrambi sono oratori efficaci ed entrambi hanno un padre immigrato dall'Africa, dal Kenya quello di Obama e dall'Egitto quello di El-Sayed. Domenica ha ricordato di aver visto da studente universitario il discorso che Obama tenne alla Convention democratica del 2004. "Non mi sono mai visto in politica finché non gli ho visto fare quel discorso", ha detto al conduttore della CNN Jake Tapper.

In passato El-Sayed aveva respinto il paragone. Nel 2017 disse a Vox di essere grato per quello che Obama aveva cambiato nella politica americana su chi poteva aspirare alla leadership, aggiungendo però che c'erano "molte cose" su cui era in disaccordo con lui, sia sulla politica interna sia su quella internazionale e che non aveva alcuna intenzione di essere come lui. Nel suo libro del 2020, Healing Politics, scrisse che la presidenza Obama aveva rappresentato in parte "intenzioni ispiratrici non realizzate". Dopo la telefonata di venerdì ha detto in una nota: "A volte gli eroi bisogna davvero incontrarli".

Il seggio del Michigan è uno di quelli su cui i democratici puntano per riprendersi il Senato. Lo Stato ha votato per Obama nel 2008 e nel 2012, per Trump nel 2016, per Joe Biden nel 2020 e di nuovo per Trump nel 2024. Se battesse Rogers a novembre, El-Sayed diventerebbe il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti. Nelle primarie si è collocato alla sinistra della sua avversaria ma non è iscritto ai Democratic Socialists of America, l'organizzazione della sinistra socialista americana. Si è definito un capitalista che vuole far funzionare meglio il capitalismo.

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