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Trump annuncia dazi del 100% sui farmaci generici importati a partire dal 2028
Abe McNatt, White House, 2025, Flickr, Opera del governo USA
Politica estera 3 min di lettura

Trump annuncia dazi del 100% sui farmaci generici importati a partire dal 2028

I produttori hanno due anni per spostare le fabbriche negli Stati Uniti, poi l'aliquota salirà al 100% e al 200%. A rischio i medicinali a basso costo, oltre il 90% delle prescrizioni americane

I farmaci generici importati negli Stati Uniti pagheranno dazi del 100% a partire da agosto 2028 e del 200% dall'anno successivo. Lo ha annunciato martedì 21 luglio il presidente Donald Trump, che ha concesso ai produttori due anni di tregua, con aliquota a zero dal 1° agosto 2026, per costruire stabilimenti sul territorio americano.

"Questo viene fatto per riportare in America la produzione di farmaci generici, con una penalità per le aziende che decideranno di non costruire impianti e attrezzature entro il periodo di tempo loro concesso", ha scritto il presidente sulla sua piattaforma Truth Social. I dazi sugli altri medicinali restano invariati. Ad aprile Trump aveva imposto un'aliquota del 100% sui farmaci coperti da brevetto, escludendo proprio i generici dalla misura. Al segretario al Commercio Howard Lutnick aveva dato un anno di tempo per valutare se colpire anche questi ultimi.

Più del 90% dei medicinali venduti negli Stati Uniti è un generico, secondo la Food and Drug Administration, l'agenzia federale che regola i farmaci. Si va dagli antidolorifici di uso quotidiano agli antibiotici, dai farmaci per il colesterolo a quelli contro il cancro, prodotti in gran parte in India, in Europa e in Cina. A differenza delle case farmaceutiche che vendono medicinali protetti da brevetto, i produttori di generici competono quasi soltanto sul prezzo e lavorano con margini ridotti: per loro assorbire i dazi è più difficile e il rischio è che i prezzi salgano e che alcuni medicinali inizino a scarseggiare.

Nathan Gray, ricercatore dell'Institute for International Trade dell'università australiana di Adelaide, ha detto a Bloomberg che la decisione "porterà a un accesso ridotto ai farmaci generici negli Stati Uniti, perché non sarà possibile renderli altrettanto convenienti". Secondo Gray i produttori stranieri, persi i vantaggi di costo, dovranno alzare i prezzi o ritirarsi dal mercato americano, riducendo la concorrenza e lasciando ai consumatori soprattutto i più costosi farmaci di marca. Vishal Manchanda, analista che segue il settore farmaceutico per Systematix, ha detto alla stessa testata che il settore non si aspettava questi dazi e che costruire un nuovo stabilimento richiede almeno tre anni, più dei due concessi da Trump.

Il colpo più duro riguarda l'India, il maggiore esportatore di farmaci generici verso gli Stati Uniti. I prodotti farmaceutici sono tra le prime tre voci dell'export indiano verso l'America, per un valore di 10,5 miliardi di dollari nel 2024-25. I nuovi dazi colpirebbero oltre il 40% delle esportazioni indiane verso gli Stati Uniti, che già pagano aliquote su acciaio, alluminio e auto. Mercoledì alla borsa di Mumbai l'indice che raggruppa i 20 maggiori produttori farmaceutici del paese ha perso fino all'1,9%. Quanto pagheranno davvero le aziende indiane non è però chiaro: l'accordo commerciale firmato a febbraio dai due paesi prevede per l'India condizioni negoziate su farmaci generici e principi attivi.

Nel 2024 circa il 65% delle prescrizioni americane della pillola anticoncezionale riguardava farmaci prodotti da due sole aziende indiane, Glenmark e Lupin, secondo una precedente analisi di Bloomberg su dati della società di dati sanitari Symphony Health. La Cina esporta invece una quota piccola di generici finiti, ma i suoi produttori coprono una parte importante dei principi attivi, come quelli di antibiotici, anticoagulanti e farmaci contro il rigetto dei trapianti.

Il costo dei farmaci è uno dei temi su cui il presidente punta in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, con cui si rinnovano la Camera e parte del Senato. Con la politica della "nazione più favorita" (most favored nation) Trump ha legato i prezzi americani a quelli, più bassi, pagati negli altri paesi ricchi: più di una decina di grandi case farmaceutiche, tra cui Eli Lilly, Pfizer e Novo Nordisk, ha firmato accordi con la Casa Bianca per abbassare i prezzi dei propri medicinali, ottenendo in cambio tre anni di esenzione dai dazi. L'amministrazione ha anche lanciato TrumpRX, una piattaforma per la vendita diretta ai consumatori di farmaci scontati. Produrre negli Stati Uniti costa però più che in India e non è chiaro come il trasferimento delle fabbriche possa tradursi in prezzi più bassi.

Nei giorni scorsi Trump aveva già imposto dazi del 50% sulla maggior parte dei prodotti canadesi, mentre mercoledì sono entrati in vigore quelli del 25% sul Brasile. Entro la fine della settimana l'amministrazione dovrebbe annunciare nuove sovrattasse contro decine di partner commerciali, tra cui l'Unione Europea: prenderanno il posto dell'aliquota generalizzata del 10% che scade venerdì, introdotta dopo che la Corte Suprema aveva giudicato illegittimi i dazi del 2025.

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