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Gli Stati Uniti impongono dazi del 25% al Brasile, Lula prepara la ritorsione
Lula Oficial, 2026, Flickr, CC BY-SA 4.0
Politica estera 3 min di lettura

Gli Stati Uniti impongono dazi del 25% al Brasile, Lula prepara la ritorsione

Le misure annunciate da Trump entrano in vigore il 22 luglio e colpiscono zucchero, acciaio e macchinari. Brasilia studia contromisure su brevetti, audiovisivo e pagamenti

Gli Stati Uniti hanno annunciato dazi del 25% su gran parte dei prodotti importati dal Brasile, il primo paese colpito dalla nuova strategia commerciale del presidente Donald Trump dopo che a febbraio la Corte Suprema aveva annullato buona parte dei dazi imposti in precedenza. Le misure entreranno in vigore il 22 luglio e il governo brasiliano ha già promesso una dura risposta.

L'annuncio è arrivato dopo le 23 di mercoledì a Washington (le 5 di giovedì mattina in Italia) dall'ufficio del Rappresentante per il commercio degli Stati Uniti (USTR), l'agenzia che gestisce la politica commerciale americana. I dazi si basano sulla Section 301 del Trade Act del 1974, una legge che permette di colpire i paesi accusati di pratiche commerciali sleali al termine di un'indagine formale. Quella sul Brasile era iniziata un anno fa e si è conclusa con l'accusa di aver danneggiato le aziende americane su più fronti.

Tra le pratiche contestate ci sono i dazi preferenziali concessi dal Brasile a Messico e India, le barriere all'ingresso nel mercato dell'etanolo, la scarsa protezione della proprietà intellettuale, la deforestazione illegale che avvantaggerebbe gli agricoltori brasiliani e alcune sentenze della magistratura sull'economia digitale, come l'obbligo per i social network di rimuovere certi contenuti politici. L'indagine ha preso di mira anche Pix, il sistema di pagamenti istantanei gratuito usato da quasi tutti i brasiliani, accusato di svantaggiare le società americane delle carte di credito.

I dazi colpiranno migliaia di prodotti, tra cui zucchero, macchinari agricoli, abbigliamento, macchinari elettrici, carta e acciaio. La lista delle esenzioni è però più ampia del previsto: restano fuori carne bovina, caffè, prodotti energetici, terre rare, aerei civili e componenti aeronautici, farmaci, frutta e noci. Secondo la Camera di commercio americana in Brasile, le esenzioni coprono circa 11 miliardi di dollari di scambi annuali.

Gli Stati Uniti sono in attivo negli scambi commerciali con il Brasile ogni anno dal 2008: nel 2025 il surplus è stato di 14 miliardi di dollari, più del doppio dell'anno precedente, con esportazioni verso il paese sudamericano per oltre 54 miliardi di dollari e importazioni per quasi 40.

Il governo di Luiz Inácio Lula da Silva ha definito i dazi illegali e senza giustificazione e ha annunciato che invocherà la legge di reciprocità approvata dal Parlamento nel 2025, che autorizza contromisure contro paesi specifici. Giovedì i ministri principali si sono riuniti al palazzo presidenziale per preparare la risposta, che potrebbe comprendere limiti al rimpatrio di dividendi e royalty delle società audiovisive americane e la sospensione della protezione dei brevetti su farmaci e sementi. A Brasilia queste misure sono considerate preferibili a nuovi dazi, perché non rischiano di interrompere le catene di approvvigionamento né di alimentare l'inflazione.

Il Brasile riprenderà anche la disputa avviata l'anno scorso all'Organizzazione mondiale del commercio sui dazi applicati alle trasmissioni elettroniche: una sentenza favorevole rafforzerebbe la base legale delle ritorsioni. I funzionari americani hanno già avvertito che Washington "rivedrà le sue azioni" se il Brasile risponderà, una prospettiva che preoccupa gli esportatori brasiliani: le vendite verso gli Stati Uniti sono calate del 13% nel primo semestre dell'anno, mentre le esportazioni complessive del paese crescevano del 5,1%.

I dazi arrivano in piena campagna elettorale brasiliana: a ottobre Lula cerca la rielezione e il suo principale avversario è Flávio Bolsonaro, figlio dell'ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro, condannato per il tentativo di rovesciare il voto del 2022. L'anno scorso Trump, alleato di vecchia data della famiglia Bolsonaro, aveva imposto dazi fino al 50% su molti prodotti brasiliani in risposta a quella condanna, salvo poi ritirare quelli su carne bovina, caffè e altri prodotti agricoli per via dell'impatto sui prezzi americani. L'ufficio di Lula ha accusato la famiglia Bolsonaro di aver costruito la narrativa dietro i nuovi dazi, definendo i suoi membri "falsi patrioti" che hanno agito "per obiettivi elettorali".

La settimana scorsa Flávio Bolsonaro si è presentato a un'audizione pubblica dell'USTR a Washington per chiedere la sospensione dei dazi, sostenendo che avrebbero avvantaggiato elettoralmente Lula. I sondaggi gli danno ragione sul primo punto: da un anno le rilevazioni mostrano che i dazi hanno rafforzato la posizione del presidente e più della metà dei brasiliani ne incolpa la famiglia Bolsonaro. Ignorata la richiesta, il senatore ha scaricato la colpa su Lula, rilanciando le parole del segretario di Stato Marco Rubio, secondo cui il presidente brasiliano "non ha negoziato in buona fede" e "da un anno mette il proprio ego davanti a un accordo per il benessere del popolo brasiliano".

L'amministrazione Trump prevede di usare la Section 301 contro decine di altri partner commerciali, dall'India alla Cina, dall'Unione Europea al Giappone e alla Corea del Sud. Il rappresentante per il commercio Jamieson Greer ha detto che i negoziati con Brasilia restano aperti, ma un'altra indagine sui legami con il lavoro forzato nelle catene di fornitura si concluderà il 24 luglio e potrebbe aggiungere un ulteriore 12,5% di dazi, portando il totale al 37,5%. A quel livello il Brasile diventerebbe il secondo paese più colpito dai dazi americani dopo la Cina.

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