A tre giorni dal voto del 3 novembre, i democratici sembrano quasi certi di riconquistare la Camera e sono favoriti anche per il Senato, nonostante partano da una posizione strutturalmente svantaggiata. Il loro margine però è sottile: in Alaska, Maine e Iowa sono avanti di meno di due punti. Un errore dei sondaggi a favore dei repubblicani simile a quelli delle presidenziali del 2016, del 2020 e del 2024 basterebbe a far perdere loro la maggioranza. Un'analisi del Washington Post, firmata da Lenny Bronner ed Eric Lau, ha individuato quattro scenari possibili e che cosa dovrebbe succedere perché ciascuno si realizzi.
Le elezioni recenti non sono sempre andate come previsto. Nelle ultime presidenziali i repubblicani hanno fatto meglio delle attese, mentre alle midterm del 2022 e alle elezioni per governatore in Virginia e New Jersey dello scorso anno erano stati sottostimati i democratici. Le ultime elezioni di metà mandato sono in parte rassicuranti per i democratici: nel 2018 i sondaggi avevano sovrastimato il loro consenso di appena 1,4 punti, nel 2022 lo avevano addirittura sottostimato.
Quest'anno i sondaggi sono anche meno numerosi del solito. Al 16 ottobre erano stati diffusi solo 66 sondaggi sul Senato condotti nel mese di ottobre, contro una media di 123 nello stesso momento delle ultime quattro midterm, secondo un'analisi di Mary Radcliffe e Cooper Burton di FiftyPlusOne. Quelli disponibili sono poi insolitamente simili tra loro: in 13 delle 27 sfide esaminate dal Post, tra cui quelle per il Senato in Maine e in Texas, la variabilità tra i sondaggi è più bassa di quanto ci si aspetterebbe.
Una spiegazione possibile è che gli istituti correggano i propri campioni nello stesso modo. Poiché è sempre più difficile raggiungere chi vota di rado, molti sondaggisti chiedono agli intervistati per chi hanno votato nel 2024 e poi ricalibrano il campione in modo che la quota di elettori di Trump e di Kamala Harris rispecchi il voto di due anni fa. Così i sondaggi finiscono per somigliarsi anche quando hanno intervistato gruppi di persone diversi. Nulla di tutto questo dice se ci sarà un errore né in quale direzione. Significa però che le informazioni a disposizione sono meno del solito e che i sondaggi potrebbero accorgersi in ritardo dei cambiamenti in corso.
Nel primo scenario i sondaggi sono sostanzialmente corretti e i democratici conquistano il Senato. In Georgia Jon Ossoff è avanti di più di nove punti su Mike Collins; in Ohio l'ex senatore Sherrod Brown supera di oltre tre punti il senatore in carica Jon Husted. Anche in Texas, Alaska e Kansas, Stati che a livello nazionale sono sempre sembrati saldamente repubblicani, i candidati democratici erano in vantaggio giovedì. Prendendo i sondaggi alla lettera e considerando l'Iowa in perfetta parità, i democratici avrebbero la maggioranza.
Il partito del presidente di solito perde seggi alle midterm e con l'approvazione bassa di Trump è normale aspettarsi che i democratici ne guadagnino. I sondaggi mostrano inoltre spostamenti importanti in alcuni gruppi di elettori che nel 2024 avevano aiutato i repubblicani a vincere. Il più evidente riguarda gli ispanici: Harris li aveva vinti di appena tre punti, secondo l'indagine del Pew Research Center sugli elettori che hanno effettivamente votato, mentre oggi i democratici sono avanti di circa 23 punti nella media dei sondaggi, con uno spostamento di 20 punti.
Questo spiega in parte perché il Texas sia diventato contendibile. I democratici però crescono anche in Stati con pochi ispanici, come l'Alaska, perché gli elettori bianchi si sono spostati di circa otto punti verso di loro rispetto alle presidenziali del 2024. Gli indipendenti, cioè gli elettori non iscritti a nessuno dei due partiti, oggi preferiscono i democratici di circa 15 punti. Gli spostamenti più forti si concentrano negli Stati più repubblicani e più rurali: a fronte di uno spostamento di quasi 10 punti a livello nazionale, il Texas si è spostato di 16,4 punti verso i democratici dal 2024, l'Alaska di 14,3, l'Ohio di 14,3 e l'Iowa di 13,5. La maggioranza democratica però dipende dalle sfide in cui gli spostamenti sono maggiori, negli Stati rurali dove da sempre i sondaggisti faticano a raggiungere gli elettori.
Nel secondo scenario i sondaggi sottostimano i repubblicani. Basterebbe un errore modesto per consegnare loro diverse sfide in bilico. Con un punto in più per i repubblicani passerebbe a loro l'Iowa e i democratici scenderebbero a 53 seggi. Con poco più di due punti cadrebbero anche Kansas, Maine e Alaska. Il Senato sarebbe diviso 50 a 50 e i repubblicani lo controllerebbero grazie al voto decisivo del vicepresidente, che in caso di parità rompe lo stallo. Con un errore di quattro punti i repubblicani vincerebbero anche in Minnesota, Texas, Ohio e Michigan.
Il dubbio principale è che i sondaggi esagerino la debolezza dei repubblicani nelle zone più rurali del paese (dove gli elettori repubblicani sono notoriamente difficili da raggiungere). Il Post ha incontrato questo problema in un suo sondaggio in Kansas: tra chi rispondeva alla telefonata, gli elettori registrati come democratici completavano l'intervista con una probabilità più che doppia rispetto ai repubblicani. Nonostante le correzioni, il sondaggio dava il candidato democratico avanti di nove punti, molto più di quanto indicassero le altre rilevazioni recenti. Ci sono anche indizi che alcuni elettori di Trump non dichiarino correttamente il loro voto del 2024, cosa che potrebbe spostare i sondaggi a favore dei democratici. Allo stesso tempo, questi elettori potrebbero essere scontenti dell'amministrazione e decidere di restare a casa.
I repubblicani scommettono che non lo faranno: il partito e i suoi alleati stanno spendendo molto per portare alle urne chi vota solo occasionalmente. Un segnale arriva anche dai sondaggi stessi. Nelle rilevazioni statali che distinguono tra elettori registrati e "elettori probabili", cioè quelli che secondo gli istituti andranno davvero a votare, i repubblicani fanno circa un punto meglio tra i secondi, con un vantaggio ancora maggiore in Texas. Gli elettori bianchi senza laurea potrebbero inoltre votare più di quanto prevedano i modelli di affluenza degli istituti.
Storicamente i sondaggi sul Senato hanno sovrastimato i democratici un po' di più negli Stati rurali, di circa 0,6 punti ogni 10 punti di popolazione rurale. Il Maine, il più rurale tra gli Stati in bilico, è il più esposto. In passato i sondaggi hanno sottostimato la senatrice repubblicana Susan Collins di otto punti nel 2014 e di 13 nel 2020. Il fenomeno non riguarda solo le elezioni senza Trump sulla scheda: i sondaggi sul Senato hanno sovrastimato i democratici in tutte e quattro le elezioni in Iowa dal 2014 e in tre su quattro in Texas e in Ohio. Anche gli indecisi potrebbero favorire i repubblicani: se votassero come ha votato il loro Stato nel 2024, negli Stati repubblicani i democratici perderebbero tra 1 e 1,6 punti, abbastanza per ribaltare le sfide più strette. Non ci sono però prove concrete che un errore del genere sia in arrivo. Se i sondaggisti non riuscissero a raggiungere certi elettori, metodi diversi darebbero risultati diversi. In Iowa e in Ohio non c'è una differenza significativa tra i sondaggi telefonici e quelli online.
Nel terzo scenario l'errore va nella direzione opposta e l'ondata democratica diventa uno tsunami. Basterebbe uno scarto contenuto. L'Iowa è già in parità, un errore di circa due punti e mezzo ribalterebbe la sfida per il Senato in South Carolina e uno di circa tre punti quella per il governatore in Texas. Un errore delle dimensioni di quello del 2022 porterebbe i democratici a 55 seggi e farebbe vincere Dan Osborn in Nebraska. Più in là ci sarebbero Florida, Mississippi e Louisiana, dove secondo il Silver Bulletin di Nate Silver i repubblicani sono avanti tra i sei e i sette punti, anche se Trump li aveva vinti rispettivamente di 13, 23 e 22 punti.
Perché succeda, tutto dovrebbe andare per il verso giusto per i democratici. Gli ispanici dovrebbero tornare ai livelli del 2018, quando i democratici li vinsero di oltre 40 punti secondo Catalist, una società di dati elettorali vicina ai democratici. I giovani dovrebbero votare in massa e i giovani uomini dovrebbero scegliere i democratici. Gli elettori bianchi senza laurea dovrebbero spostarsi in modo significativo verso i democratici per la prima volta dal 2016, cosa che potrebbe accadere se gli elettori di Trump meno abituati a votare restassero a casa.
In questo caso le elezioni speciali, quelle che si tengono fuori calendario per sostituire chi ha lasciato un seggio, si saranno rivelate il segnale anticipatore. Dal gennaio 2025, in 136 elezioni speciali contese, i democratici hanno fatto in media 12 punti meglio del risultato delle presidenziali del 2024, secondo i dati raccolti da Nathaniel Rakich di Votebeat. Corrisponde a un vantaggio nazionale di circa 10 punti per i democratici, contro gli 8 che risultano dal generic ballot, il sondaggio che chiede agli elettori quale partito voteranno alla Camera senza indicare i candidati. In passato però le elezioni speciali hanno previsto i risultati peggio dei sondaggi. Anche nel 2024 i democratici erano andati meglio delle attese nelle elezioni speciali, ma alla fine i sondaggi si erano avvicinati molto di più al risultato.
Alcuni sondaggisti sostengono che la ricalibrazione sul voto del 2024 gonfi leggermente i repubblicani: alcuni elettori di Trump non ammetterebbero di averlo votato e oggi sosterrebbero i democratici, per cui il campione finirebbe per contare due volte gli elettori di Trump rimasti fedeli. I dati del Post però non lo confermano: i sondaggi sul generic ballot che usano questa correzione sono, semmai, leggermente più favorevoli ai democratici.
Il quarto scenario è quello in cui i democratici vanno bene nel complesso ma mancano il Senato, perché i sondaggi sovrastimano i loro progressi tra gli elettori rurali della classe lavoratrice. In un caso del genere terrebbero Georgia, Michigan, New Hampshire e Minnesota e conquisterebbero North Carolina, Ohio e Texas. Perderebbero però in Maine, Iowa e Alaska e, per un soffio, in Kansas, lasciando al vicepresidente JD Vance il voto decisivo al Senato.
A differenza del secondo scenario, non servirebbe un errore generalizzato a favore dei repubblicani. Basterebbe che i sondaggi sbagliassero tra gli elettori bianchi senza laurea, soprattutto nelle zone rurali. Il Maine sarebbe particolarmente vulnerabile, perché il 61 per cento della sua popolazione vive in aree rurali: basterebbe un errore di circa quattro punti e mezzo tra gli elettori rurali, inferiore a quello osservato storicamente. Un risultato simile potrebbe arrivare da un errore un po' più piccolo tra i bianchi delle zone rurali combinato con un errore di 10 punti tra gli ispanici, notoriamente difficili da intervistare. In quel caso i repubblicani vincerebbero in Iowa, Kansas, Maine, Alaska e Texas e i democratici si fermerebbero a 49 seggi.
Il Texas è il più esposto a questo rischio. Nel 2024 gli ispanici erano quasi un quarto dell'elettorato dello Stato e oggi i sondaggi danno il candidato democratico James Talarico avanti di circa 21 punti in questo gruppo. Se i sondaggi sovrastimassero il suo margine tra gli ispanici di 12 punti, il suo vantaggio sparirebbe del tutto. Anche in questo caso non ci sono prove che un errore del genere si stia formando e, se ci fosse, non c'è modo di sapere a quale partito andrebbe a vantaggio. I sondaggi mostrano i democratici in crescita proprio tra gli elettori bianchi delle zone rurali, alcuni dei quali sono stati colpiti in modo particolare dalle politiche dell'amministrazione Trump. Anche l'errore tra gli elettori rurali descritto sopra, poi, renderebbe il Kansas una sfida in parità più che una conquista repubblicana certa.
