Perché i socialisti Dem in America non sono veri democratici
Jonathan Chait ricostruisce come i Socialisti Democratici d'America, nati per spingere a sinistra i Democratici, siano finiti in mano a fazioni comuniste ostili alla democrazia liberale
I Socialisti Democratici d'America, il movimento della sinistra radicale che sta conquistando peso dentro il Partito Democratico, sono diventati ostili alla democrazia liberale e allo stesso partito di cui sfruttano le primarie. Lo sostiene Jonathan Chait in un'analisi pubblicata sull'Atlantic, secondo cui l'organizzazione, nota con la sigla DSA, è nata proprio per contrastare ciò che oggi è diventata.
Il DSA condivide con i Democratici alcune posizioni, come il salario minimo più alto, la difesa della spesa sociale e l'opposizione all'amministrazione Trump. Ma la sua idea di socialismo, scrive Chait, va molto oltre le funzioni pubbliche ordinarie o programmi come l'assistenza sanitaria universale, e arriva a disprezzare il Partito Democratico e i suoi valori di fondo.
Darializa Avila Chevalier, appena scelta dagli elettori democratici come candidata per un seggio alla Camera a New York, ha definito Joe Biden uno "stupratore" e ha lodato più volte il comunismo. Quando la rete televisiva MS NOW le ha chiesto se fosse comunista, ha risposto: "Non lo sono. Sono una socialista democratica", liquidando le domande sulla sua adesione a ideologie totalitarie come "una distrazione". Il DSA ha ormai un gruppo di sostenitori in crescita al Congresso, candidati sindaci in diverse grandi città e punta a sostenere un candidato alla presidenza nel 2028.
Il movimento fu fondato nel 1982 dallo scrittore e attivista Michael Harrington con l'obiettivo di spingere i Democratici verso politiche più progressiste, restando però fedele alla libertà di parola, alle elezioni e alle altre regole democratiche. Lo statuto originario permetteva di espellere chi militava in organizzazioni comuniste, perché l'esperienza aveva insegnato che i partiti socialisti fallivano quando i comunisti riuscivano a infiltrarli e a prenderne il controllo. "Una tragica ironia della storia", scrive Chait, è che il DSA "è nato in opposizione a ciò che è diventato".
Una decina di anni fa la campagna presidenziale di Bernie Sanders e l'ascesa di Donald Trump portarono nel DSA decine di migliaia di giovani iscritti, tra cui organizzatori di formazione marxista-leninista che videro nel movimento un terreno fertile. Ne nacque un conflitto tra fazioni rivali. Secondo Chait, il caucus interno Red Star sostiene che quasi metà dei membri del comitato politico nazionale, l'organo di vertice del DSA, "si dichiarano apertamente comunisti".
Sul fronte internazionale il cambiamento è stato netto. Dopo l'invasione russa dell'Ucraina del 2022 il DSA condannò l'attacco ma lo attribuì all'espansione della NATO, l'alleanza militare occidentale, e si oppose a qualsiasi aiuto militare a Kiev. Dopo il 7 ottobre 2023 la sezione di New York del movimento rivendicò il "diritto a resistere" dei palestinesi e partecipò a una manifestazione per celebrare gli attacchi di Hamas. Una ventina di iscritti storici lasciarono l'organizzazione.
Nel 2025 il congresso del DSA ha cancellato la norma che consentiva di espellere chi lavorava per cellule comuniste e ha inserito il "diritto alla resistenza" palestinese tra i suoi princìpi centrali. Il movimento ha aderito al Foro di San Paolo, la rete della sinistra latinoamericana guidata da forze comuniste, e ha proclamato la propria solidarietà con il Venezuela di Nicolás Maduro e con la Cuba dei fratelli Castro. Per Chait, il DSA "colloca ormai la sua idea di società ideale nei regimi più dispotici del mondo".
La strategia di lungo periodo del movimento è quella che negli Stati Uniti viene chiamata "dirty break", la rottura sporca: sfruttare le primarie e i voti dei Democratici per costruire la propria forza e poi staccarsi per fondare un partito autonomo, lasciando morire quello vecchio. Il sindaco di New York Zohran Mamdani, la risorsa politica più preziosa del DSA, si è mosso con prudenza in carica, accumulando consenso che poi ha speso per sostenere gli sfidanti del movimento contro i Democratici moderati.
Gli elettori democratici approvano il DSA, ma nel complesso l'opinione pubblica no. Un sondaggio nazionale gli attribuisce il 21% di giudizi positivi e il 48% di giudizi negativi, contro un 36% di consensi per i Democratici. Il programma che il movimento ratificherà il mese prossimo chiede di abolire le forze carcerarie dello Stato capitalista, aprire le frontiere, portare in mano pubblica le maggiori aziende, ridurre la settimana lavorativa a 32 ore e tagliare i fondi al Pentagono, il ministero della Difesa statunitense. Sono le stesse posizioni che hanno permesso ai candidati socialisti di allargare la propria base alle ultime primarie.
Il DSA cresce di più quando alla Casa Bianca c'è un repubblicano, mentre durante la presidenza di Biden i suoi iscritti sono rimasti stabili. Secondo Chait il movimento non ha alcun interesse a moderare le proprie posizioni, perché più il Partito Democratico si riduce più il suo peso interno aumenta, e i repubblicani fanno di tutto per amplificare le uscite più estreme dei socialisti.
All'interno del partito lo scontro è squilibrato, scrive Chait: una parte punta a prendere il controllo, l'altra vuole solo che tutti vadano d'accordo. Alexandria Ocasio-Cortez, che è iscritta al DSA, in una intervista a MS NOW ha accusato i colleghi democratici più anziani di creare loro la dinamica conflittuale. Per Chait la pressione ideologica va in una sola direzione: il DSA può attaccare il partito, ma i Democratici non socialisti non possono rispondere allo stesso modo.
Il costo dell'alleanza con il DSA, secondo Chait, non è solo elettorale ma morale, perché ciò che il movimento chiede ai Democratici è di accettare gli autoritari come alleati di coalizione. È la stessa pressione, scrive, che i repubblicani hanno subìto con la scalata del movimento MAGA: prima ignorare gli obiettivi degli alleati, poi giustificarli. Il momento più facile per tracciare una linea contro l'illiberalismo nel proprio campo, è la conclusione dell'autore, è l'inizio.