Nei sette Stati che con ogni probabilità decideranno le presidenziali del 2028, un candidato democratico generico e un candidato repubblicano generico sono appaiati al 45 per cento, con il 10 per cento di indecisi. È il risultato del primo sondaggio di Project 270, un nuovo centro di ricerca democratico indipendente, che ha condiviso i dati in anteprima con l'emittente MS NOW. I sette Stati sono Arizona, Georgia, Michigan, Nevada, North Carolina, Pennsylvania e Wisconsin.
I numeri arrivano mentre i democratici sono sempre più fiduciosi sulle midterm del 3 novembre, sostenuti da una serie di sondaggi che li danno in vantaggio. La frustrazione verso il presidente Donald Trump però non si è trasformata in entusiasmo per il partito e molti elettori degli stati in bilico non sono convinti che i democratici abbiano risposte ai problemi del paese. Solo il 38 per cento degli elettori registrati intervistati ha un'opinione favorevole del Partito Democratico, mentre il 57 per cento ne ha una sfavorevole: un giudizio negativo più o meno quanto quello sui repubblicani.
Il nome Project 270 viene dai 270 grandi elettori necessari per conquistare la Casa Bianca. Negli Stati Uniti il presidente non viene eletto dal voto popolare nazionale ma da un collegio elettorale, in cui ogni stato assegna un certo numero di grandi elettori. Per questo la corsa si decide in pochi stati in bilico, dove nessuno dei due partiti è nettamente favorito. Il gruppo è stato fondato da Rahna Epting, ex direttrice esecutiva di MoveOn, un'organizzazione progressista, e da Xochitl Hinojosa, ex responsabile della comunicazione del Comitato nazionale democratico (DNC), l'organo che guida il partito a livello nazionale. L'obiettivo è dare ai possibili candidati alla presidenza un quadro chiaro degli elettori che servono per vincere le elezioni generali, in modo che non li perdano di vista mentre si contendono il voto delle primarie, che per il 2028 potrebbero essere affollate.
"Sono stanca di perdere contro il MAGA", ha detto Epting a MS NOW, riferendosi al movimento trumpiano "Make America Great Again". "Dobbiamo unirci per vincere". Secondo Epting, durante le primarie i democratici sono così concentrati sul confronto interno da dimenticare che poi bisogna vincere anche le elezioni generali.
Project 270 pubblicherà sondaggi e ricerche circa una volta al mese per tutta la campagna del 2028. Metterà alla prova i possibili candidati, i messaggi politici e le sfide dirette contro i repubblicani più in vista, tra cui il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio.
Il primo sondaggio mostra debolezze in due gruppi da sempre decisivi per le vittorie democratiche: gli elettori neri e quelli latinoamericani. I progressi ottenuti da Trump con questi elettori nel 2024 sembrano svanire, ma la diffidenza verso i democratici resta forte. Un quarto degli elettori neri ha un'opinione sfavorevole del Partito Democratico. La quota sale al 34 per cento tra gli uomini neri e al 31 per cento tra gli elettori neri con meno di 50 anni. Gli elettori latinoamericani sono divisi quasi a metà: il 45 per cento ha un giudizio favorevole dei democratici e il 44 per cento uno sfavorevole. Tra gli uomini latinoamericani il quadro è peggiore, con il 52 per cento di giudizi negativi contro il 42 per cento di positivi.
"I democratici hanno un'occasione perché molti di questi elettori chiaramente non sentono di aver ottenuto ciò per cui hanno votato nel 2024, ma non è garantito che tornino", ha detto Molly Murphy, sondaggista e stratega elettorale che lavora con Project 270. "I democratici devono guadagnarselo".
Anche la credibilità economica del partito è un problema. Solo il 26 per cento degli intervistati è d'accordo con l'idea che i democratici sappiano gestire bene l'economia, mentre il 46 per cento pensa che il partito abbia idee sbagliate su come farlo. Il dato pesa perché il costo della vita, dalla spesa alla casa fino alle bollette, è già il tema centrale delle midterm e secondo la ricerca lo sarà anche nella corsa per la presidenza. Per Epting i democratici devono rispondere al danno subito dal marchio del partito con candidati capaci di costruirsi un'identità propria e di proporre una visione economica convincente. "Se le etichette non ci aiutano, sono i singoli candidati a fare la differenza", ha detto.
Il sondaggio registra anche un'insofferenza diffusa verso l'influenza del denaro delle grandi aziende in politica, un tema portato avanti da tempo dal senatore indipendente del Vermont Bernie Sanders e dall'ala progressista del partito. Alla domanda sul perché non arrivino cambiamenti politici significativi, il 53 per cento ha risposto che i politici dipendono dalle grandi aziende, che manipolano il sistema per i propri interessi. Il 36 per cento ha indicato invece la polarizzazione estrema e politici più interessati a combattersi tra loro, mentre l'11 per cento non ha saputo rispondere. "Bernie da decenni propone una spiegazione del perché le cose non funzionano per le persone e si scopre che questa teoria fa presa e comincia ad avere senso per molte più persone", ha detto Epting.
Secondo l'analisi di MS NOW, i risultati indicano che un messaggio di populismo economico contro il potere delle grandi aziende potrebbe convincere anche oltre l'elettorato delle primarie democratiche e aprire uno spazio tra chi è insoddisfatto di entrambi i partiti. Criticare Trump o promettere collaborazione con i repubblicani invece non basterà: gli elettori cercano candidati disposti a sfidare un sistema politico-economico che secondo loro favorisce i ricchi e le grandi aziende a scapito degli americani comuni. Murphy ha detto che questi elettori vogliono qualcuno che provi davvero ad aggiustare un sistema rotto, più grande dei singoli politici.
Il movimento MAGA suscita diffidenza e il 56 per cento degli intervistati pensa che sarebbe un male per il paese se il prossimo presidente repubblicano ne facesse parte, contro il 35 per cento che lo considera un bene. Questo non significa che gli elettori abbiano escluso i repubblicani. Nei primi confronti ipotetici tra un democratico generico e Vance o Rubio i due schieramenti sono praticamente alla pari, segno che l'opposizione al MAGA non si è tradotta in una preferenza chiara per i democratici.
Il sondaggio è stato realizzato dalla società Impact Research tra il 14 e il 23 settembre, in collaborazione con le società di ricerca Equis e HIT Strategies. Sono stati intervistati 2.000 elettori registrati nei sette stati in bilico, con un campione aggiuntivo di 250 elettori neri e 250 latinoamericani. Questi gruppi sono stati intervistati in numero maggiore rispetto al loro peso nella popolazione per avere stime più affidabili. L'85 per cento delle interviste è stato fatto al cellulare. Il margine di errore è di 2,2 punti percentuali in più o in meno e cresce per i sottogruppi.
Un buon risultato alle midterm non risolverebbe quindi i problemi più profondi del partito: l'immagine, la credibilità economica e la capacità di attrarre gli elettori indecisi. "Le elezioni passate non sono una garanzia per quelle future", ha detto Murphy. "Gli elettori si guardano intorno e valuteranno entrambe le parti". Per arrivare ai 270 grandi elettori, opporsi a Trump non basterà.
