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Se i democratici conquistano il Senato, Schumer dovrà fare i conti con 8 aspiranti presidente
Chuck Schumer a East Harlem, New York, l’8 giugno 2026. Credito: Marc A. Hermann / MTA, via Flickr — CC BY 4.0, foto ritagliata.
Elezioni 31 min di lettura

Se i democratici conquistano il Senato, Schumer dovrà fare i conti con 8 aspiranti presidente

Fino a otto senatori democratici valutano di partecipare alle primarie per scegliere il candidato del partito alla Casa Bianca nel 2028. Le loro ambizioni potrebbero portarli a seguire una linea autonoma. Prima, però, i democratici devono riottenere la maggioranza al Senato.

Anche senza le minacce dirette alla sua leadership e un'eventuale sfida di Alexandria Ocasio-Cortez alle primarie per il Senato, Chuck Schumer avrà molto da fare nel prossimo Congresso. Il leader dei democratici al Senato dovrà fare, infatti, i conti con le ambizioni presidenziali di ben 8 senatori del suo gruppo, che potrebbero anteporre la corsa alla Casa Bianca alle indicazioni del capogruppo. Si tratta di circa un senatore democratico su sei: abbastanza da complicare un incarico già di per se abbastanza impegnativo.

Lo ha riconosciuto questa settimana anche l'ex presidente Barack Obama. "Guidare il Partito Democratico è una gran seccatura, perché hai a che fare con persone di ogni estrazione", ha detto l'ex presidente a proposito di Schumer mercoledì, durante una raccolta fondi in Virginia. L'evento ha consentito di raccogliere 3,6 milioni di dollari per il Comitato elettorale dei democratici al Senato.

Schumer ha già avuto un assaggio di questo problema nel corso di quest'anno, durante gli scontri sui finanziamenti all'ICE, l'agenzia federale responsabile delle espulsioni e dell'applicazione delle leggi sull'immigrazione all'interno degli Stati Uniti. I potenziali candidati alle presidenziali del 2028 facevano a gara per opporsi con la massima fermezza ai fondi destinati all'agenzia, anche a costo di provocare uno shutdown, la sospensione di parte delle attività federali per la mancata approvazione dei finanziamenti necessari.

Se Schumer dovesse tornare a guidare la maggioranza, la tensione tra ambizioni individuali e unità del partito potrebbe manifestarsi fin da subito. I democratici stanno promettendo di ridurre il costo della vita e di governare in modo responsabile, ma anche di voler contrastare in tutti i modi l'Amministrazione Trump e indagarne l'operato ogni volta che se ne presenterà l'occasione. Schumer e Trump, peraltro, hanno un rapporto di lunga data e complicato: ciascuno ha il numero di cellulare dell'altro.

Casa Bianca 2028
Otto senatori democratici guardano già alla Casa Bianca: uno su sei nel gruppo di Schumer
Sette hanno già visitato gli Stati decisivi nelle prime fasi delle primarie; l'ottavo, Jon Ossoff, per ora pensa alla rielezione. Se i democratici riconquisteranno il Senato, Chuck Schumer avrà bisogno dei voti di tutti.
I democratici al Senato
8su 47
senatori del gruppo democratico sono considerati possibili candidati alla Casa Bianca nel 2028: circa uno su sei.
Chuck Schumercapogruppo democratico
Possibili candidati Ossoff, senza visite Altri democratici Repubblicani
La disposizione dei seggi è simbolica. Tra i 47 democratici ci sono i due indipendenti del gruppo.
«Guidare il Partito Democratico è una gran seccatura, perché hai a che fare con persone di ogni estrazione»
Barack Obama, parlando di Schumer a una raccolta fondi, 7 ottobre 2026
Chi è andato dove
Sette senatori hanno già fatto 23 visite, e il Nevada è lo Stato più visitato
Ogni ritratto è una visita. Gli Stati sono nell'ordine in cui voteranno alle primarie democratiche del 2028.
Tutti i senatori
23 visite in 5 Stati. Scegli un volto per vedere solo i suoi viaggi.
South Carolina
Vota il 22 gennaio
Booker, Gallego, Kelly (2), Murphy
5visite
Nevada
Vota il 1° febbraio
Booker (2), Gallego, Kelly, Slotkin, Warnock (2)
7visite
New Hampshire
Vota il 8 febbraio
Booker, Gallego, Murphy, Van Hollen (2), Warnock
6visite
New Mexico
Vota il 15 febbraio
Nessuna visita riportata da Axios
Michigan
Vota il 22 febbraio
Kelly, Murphy
2visite
Virginia
Vota il 29 febbraio
Nessuna visita riportata da Axios
Non vota più tra i primi
Iowa
Per decenni ha aperto le primarie
Gallego, Slotkin, Van Hollen
3visite
New Mexico e Virginia sono entrati tra i primi Stati solo ad agosto 2026.
Il precedente
Nel 2020 i senatori candidati erano sette, e i democratici non persero nessuna votazione importante
2020
Sette senatori in carica cercarono la candidatura democratica. Il problema principale furono le loro assenze dall'aula.
2028
Sette senatori hanno già visitato gli Stati delle primarie, e a loro potrebbe aggiungersi un ottavo.
Gli ostacoli di Schumer
Per tornare a guidare la maggioranza, Schumer deve prima superare tre passaggi
51 seggila maggioranza
47 democratici oggi53 repubblicani
Il voto del 3 novembre
Conquistare almeno 51 seggi
Oggi i democratici ne hanno 47: ne servono quattro in più.
Dopo il voto
Gestire il Congresso uscente
Fino all'insediamento dei nuovi eletti continua a lavorare il vecchio Congresso: è la fase che negli Stati Uniti si chiama lame duck.
Il voto interno
Farsi rieleggere capogruppo
I senatori democratici scelgono il leader a scrutinio segreto. Abdul El-Sayed, candidato in Michigan, e James Talarico, candidato in Texas, non si sono impegnati a votarlo.
Fonte Axios, 9 ottobre 2026, per i possibili candidati e le loro visite; Comitato nazionale democratico per il calendario delle primarie del 2028.
Foto Senato degli Stati Uniti e Wikimedia Commons.

Una maggioranza dipende dall'unità dei senatori

Con la maggioranza in entrambe le camere, i democratici avrebbero strumenti incisivi per contrastare il presidente. Per usarli, però, servirebbero senatori presenti e uniti nelle votazioni. Chi intende puntare alla Casa Bianca ha invece interesse a trascorrere maggiormente tempo fuori da Washington, a distinguersi dagli altri aspiranti candidati del gruppo e, magari, a scontrarsi pubblicamente con i vertici del partito per dimostrare le proprie convinzioni.

Schumer ha già affrontato una situazione simile nella corsa alle presidenziali del 2020, quando guidava la minoranza e 7 senatori in carica si contendevano la candidatura democratica. Il problema principale all'epoca sono state le assenze: con i candidati impegnati nella campagna elettorale in tutto il Paese, organizzare il calendario dei lavori del Senato era diventato sempre più difficile. Quelle assenze, però, non costarono ai democratici alcuna votazione importante.

Anche questa volta i senatori da tenere d'occhio sono 7, ai quali potrebbe aggiungersi un ottavo. Cory Booker, del New Jersey, ha visitato il South Carolina, il New Hampshire e, due volte, il Nevada: si tratta di Stati centrali nelle prime fasi delle primarie. Ruben Gallego, dell'Arizona, è stato in South Carolina, Nevada, New Hampshire e Iowa. L'altro senatore dell'Arizona, Mark Kelly, ha visitato due volte il South Carolina, oltre al Nevada e al Michigan.

Non è finita qui: Chris Murphy, del Connecticut, è stato in South Carolina; Elissa Slotkin, del Michigan, è stata in Iowa e Nevada; Chris Van Hollen, del Maryland, è stato in Iowa e due volte in New Hampshire; Raphael Warnock, della Georgia, è stato due volte in Nevada e una in New Hampshire. Jon Ossoff, l'altro senatore della Georgia, è finora concentrato sulla rielezione e non risultano sue visite negli Stati delle prime primarie. Questo, però, non ha fermato le voci su una sua possibile candidatura, soprattutto in caso di netta vittoria per la rielezione come previsto dai sondaggi.

Prima, però, servono 51 seggi e la riconferma

Per tornare a guidare la maggioranza al Senato, Schumer deve anzitutto assicurarsi che i democratici vincano almeno 51 seggi alle elezioni del 3 novembre. Dovrà poi gestire una fase parecchio delicata: dopo il voto e fino all’insediamento del nuovo Congresso, quello uscente continuerà a lavorare. È il periodo che negli Stati Uniti viene chiamato lame duck. Infine, per essere confermato capogruppo, dovrà ottenere il sostegno dei senatori democratici, che sceglieranno il loro leader con un voto a scrutinio segreto.

Alcuni dei possibili nuovi senatori non sono particolarmente propensi a sostenerlo, un problema che potrebbe pesare soprattutto se i democratici ottenessero un buon risultato il 3 novembre. Candidati come Abdul El-Sayed in Michigan e James Talarico in Texas, ad esempio, non si sono impegnati a votare per lui.

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