Gli elettori under 30 e quelli ispanici, i due gruppi che nel 2024 si erano spostati di più verso Donald Trump, oggi bocciano il presidente in modo netto. Fra gli ispanici il saldo fra chi approva e chi disapprova il suo operato è di meno 37 punti tra gli elettori registrati e di meno 39 tra quelli che con ogni probabilità andranno a votare alle midterm di novembre. Fra gli under 30 scende a meno 45 e meno 50. Sono i numeri di un'analisi di Lakshya Jain pubblicata dalla rivista The Argument, che ha messo insieme tutti i sondaggi condotti dalla testata nel corso del 2026.
Secondo Jain il calo di consensi ha tre cause: la delusione per la politica estera, la rabbia per le politiche sull'immigrazione e l'insoddisfazione per la gestione del carovita. Il calo è evidente se si confronta il gradimento di oggi con il risultato di Trump alle presidenziali. Fra i giovani il presidente aveva perso di 10,5 punti nel 2024, mentre ora il suo saldo è di meno 45. Fra gli elettori bianchi aveva vinto con un margine di 15 punti, cioè una differenza di 15 punti percentuali sul candidato democratico, e oggi il suo saldo è di meno 12. L'unico gruppo dove la distanza è contenuta è quello degli elettori neri, che già nel 2024 avevano votato in massa per i democratici.
Il gradimento di Trump fra i giovani è 35 punti sotto il suo risultato del 2024
Per ogni gruppo, il margine con cui Trump ha vinto o perso nel 2024 (pallino vuoto) e il suo saldo di gradimento oggi, cioè la differenza fra chi approva e chi disapprova il suo operato (pallino pieno).
Il primo effetto è che molti elettori stanno cambiando partito. Fra tutti gli elettori registrati, rispetto al 2024 i democratici hanno guadagnato oltre 11 punti di margine sia fra gli ispanici sia fra i giovani. È qualche punto in più dello spostamento verso sinistra dell'intero elettorato, che è di circa 8 punti. Trump aveva vinto il voto popolare di 1,5 punti, mentre oggi i democratici sono avanti di 6,6 nel voto generico per il Congresso. Il voto generico è la domanda con cui i sondaggi chiedono per quale partito si voterebbe alla Camera, senza fare i nomi dei candidati.
Molti elettori conservatori che non sono disposti a votare per i democratici sono invece così arrabbiati con Trump da non avere intenzione di andare a votare. Jain lo ricava da un'anomalia nei dati: il saldo di gradimento del presidente è praticamente identico fra gli elettori registrati e fra quelli probabili, intorno a meno 23 punti, ma i registrati sono un gruppo meno favorevole ai democratici. Vuol dire che chi è iscritto alle liste ma probabilmente non voterà è soprattutto un elettore di area repubblicana che disapprova il presidente. Fra i probabili votanti il vantaggio dei democratici sale così a 9,1 punti. Fra gli under 30 passa da 22 a 33.
Fra chi andrà davvero a votare i democratici vanno ancora meglio
Il vantaggio nel voto per il Congresso fra tutti gli elettori registrati (pallino vuoto) e fra quelli che con ogni probabilità voteranno alle midterm (pallino pieno). Fra gli under 30 il margine sale di quasi 12 punti.
Confrontando i risultati del 2024 con l'elettorato probabile del 2026, i democratici recuperano 17 punti di margine fra gli ispanici e 23 fra gli under 30. Fra gli ispanici passano da un vantaggio di 8 punti a uno di 26, un livello simile a quello ottenuto da Joe Biden nel 2020 secondo le stime di Catalist, una società di analisi che lavora sui registri elettorali. Fra i giovani il vantaggio arriva a 33 punti: per trovare numeri così alti, scrive Jain, bisogna tornare all'ondata democratica delle midterm del 2018 o alla vittoria di Barack Obama nel 2008. Anche gli elettori bianchi si spostano di quasi 10 punti, con i repubblicani che restano avanti ma passano da 15 a meno di 6 punti di vantaggio. Fra i bianchi senza laurea il margine repubblicano scende da 27 a 16 punti.
Fra gli under 30 i democratici recuperano 23 punti rispetto al 2024
Il margine fra i due partiti nei diversi gruppi di elettori: il pallino vuoto è il risultato delle presidenziali 2024, quello pieno la stima per chi voterà alle midterm del 3 novembre. Il colore indica il partito in vantaggio.
Chi diserterà le midterm potrebbe però tornare a votare alle presidenziali del 2028, quindi i problemi emersi per i democratici nel 2024 non sono risolti. E fra tutti gli elettori registrati lo spostamento verso i democratici è molto più piccolo, anche se Trump è impopolare quanto fra i probabili votanti. Il saldo negativo del presidente è di quasi 24 punti, mentre il vantaggio dei democratici si ferma a 6,6. Una parte consistente di chi ha abbandonato Trump non è ancora disposta a votare per l'altro partito. La distanza è ancora più ampia fra i giovani (23,5 punti) e fra i bianchi senza laurea (21,5). In questo gruppo i giudizi negativi su Trump superano quelli positivi di quasi 4 punti, ma i repubblicani restano avanti di quasi 18.
Molti elettori bocciano Trump ma non scelgono i democratici
Fra tutti gli elettori registrati, il saldo negativo di Trump (chi disapprova meno chi approva) e il vantaggio dei democratici nel voto per il Congresso. La distanza fra i due pallini misura gli scontenti che i democratici non hanno ancora conquistato.
Secondo Jain questi elettori restano contendibili, perciò entrambi i partiti possono sperare in vista del 2028. È chiaro che la maggioranza degli americani oggi non apprezza Trump, ma non è altrettanto chiaro che sceglierebbe la deputata Alexandria Ocasio-Cortez, il governatore della California Gavin Newsom o Kamala Harris contro il segretario di Stato Marco Rubio o il vicepresidente JD Vance. Jain vede due scenari molto diversi. Nel primo i democratici vincono in modo netto come nel 2008, perché i bianchi della classe lavoratrice, gli ispanici e i giovani si spostano a sinistra per la delusione verso il presidente uscente su guerre, carovita e sanità. Nel secondo un'elezione combattuta si chiude con una vittoria repubblicana di misura, grazie agli elettori che si rassegnano a votare un repubblicano diverso da Trump contro un democratico poco attraente.
Dopo le presidenziali del 2024 un'analisi di Axios sul voto giovanile sosteneva che "una larga parte dell'elettorato del futuro è rosso MAGA", cioè schierato con il movimento di Trump. Il data scientist David Shor, ospite del podcast The Ezra Klein Show del New York Times, aveva descritto i giovani come "potenzialmente la generazione più conservatrice che abbiamo visto forse negli ultimi 50 o 60 anni". Il sondaggista repubblicano Patrick Ruffini aveva scritto su X che la coalizione costruita da Franklin D. Roosevelt per i democratici veniva "smantellata pezzo per pezzo" e ricomposta nel partito di Trump. Per Jain quelle analisi restano valide, ma le certezze di allora erano in parte il frutto della scarsità di dati. E le scelte dei partiti contano: se Trump avesse preso decisioni diverse, scrive, oggi probabilmente non si parlerebbe di questo.
Per arrivare a queste stime The Argument ha unito tutti i sondaggi realizzati nel 2026 con il panel di intervistati di Verasight. A ogni persona è stata assegnata una probabilità di votare, calcolata in base alle sue caratteristiche demografiche, alla partecipazione alle elezioni passate e all'intenzione di voto dichiarata, e calibrata sull'affluenza storica dei diversi gruppi demografici registrata da Catalist. I dati sono stati poi pesati in modo che il voto del 2024 ricordato dagli intervistati coincidesse con le stime di Catalist per etnia ed età, etnia e istruzione, etnia e sesso, oltre che con i risultati ufficiali nelle diverse regioni del paese. Così gli spostamenti calcolati per il 2026 partono da un punto di riferimento verificato.
