Il governatore democratico della California, Gavin Newsom, ha annunciato giovedì 5 novembre che commuterà le condanne a morte di tutti i 548 detenuti in attesa di esecuzione nello stato. Le pene diventeranno ergastoli senza possibilità di libertà condizionale. Sono 529 uomini e 19 donne, condannati per alcuni dei crimini più gravi della storia californiana. Rappresentano circa un quarto di tutti i condannati a morte degli Stati Uniti.
Newsom può commutare da solo, con una firma, circa il 40 per cento delle condanne. Per il restante 60 per cento serve prima l'approvazione della Corte Suprema della California, che dovrà arrivare entro la fine del mandato del governatore, il 4 gennaio 2027. Sono i casi dei detenuti che avevano già una condanna per un reato grave prima di quella alla pena capitale o che ne hanno ricevute altre durante l'attesa dell'esecuzione. Per approvarli servono i voti di almeno quattro dei sette giudici della corte. Nel 2018 la stessa corte aveva respinto, senza dare molte spiegazioni, dieci richieste di grazia presentate dal governatore Jerry Brown pochi mesi prima di lasciare l'incarico.
Newsom ha spiegato la decisione in una lunga lettera ai californiani. "Prendo questa decisione perché credo fermamente che uccidere per mano dello Stato sia incompatibile con i valori della California, che mini le fondamenta del nostro sistema giuridico e che sminuisca ognuno di noi", ha scritto. Secondo il governatore il sistema californiano della pena di morte "è un fallimento sotto ogni punto di vista": non è mai stato applicato in modo equo e ha portato alla condanna di persone innocenti. Newsom e gli altri contrari alla pena capitale sostengono da tempo che sia costosa, crudele e discriminatoria, perché colpisce in misura sproporzionata gli imputati non bianchi e le persone povere che non possono permettersi un buon avvocato.
La decisione ha un valore soprattutto simbolico, perché la California non esegue una condanna a morte dal 2006 e dal 1978, quando gli elettori reintrodussero la pena capitale, ha messo a morte solo 13 detenuti. L'ultimo fu Clarence Ray Allen, ucciso con un'iniezione letale a 76 anni: era il secondo condannato più anziano mai giustiziato negli Stati Uniti, aveva passato 23 anni nel braccio della morte e i suoi ricorsi erano costati allo stato più di 750.000 dollari. Molti dei detenuti di oggi sono ancora più anziani, alcuni hanno più di ottanta o novant'anni. Nel marzo del 2019, due mesi dopo il suo insediamento, Newsom aveva introdotto una moratoria sulle esecuzioni, cioè una sospensione ufficiale, e aveva promesso di smantellare la camera delle esecuzioni del carcere di San Quentin. Da allora quasi tutti i condannati sono stati trasferiti in altre carceri dello stato.
La commutazione non abolisce la pena di morte, che resta nelle leggi della California: i giudici potranno continuare a pronunciare nuove condanne. Per abolirla servirebbe un referendum statale oppure una legge approvata dal parlamento della California. Gli elettori si sono già espressi due volte, nel 2012 e nel 2016, e in entrambi i casi hanno respinto l'abolizione con il 52 e il 53 per cento dei voti. Newsom non ha mai promosso un nuovo referendum. "Gli elettori della California hanno votato per mantenere la pena di morte e lo rispetto", ha scritto nella lettera. "Ma la Costituzione dà anche a ogni governatore il potere di grazia e quel potere esiste per i momenti in cui la legge, così come viene applicata, non si può conciliare con la giustizia. Per me, questo è quel momento".
Il governatore eletto, il democratico Xavier Becerra, è anche lui contrario alla pena di morte e ha detto che manterrà la moratoria. Anche se i futuri governanti volessero riprendere le esecuzioni, secondo gli esperti servirebbero quasi dieci anni e milioni di dollari per approvare un nuovo protocollo per le iniezioni letali, ricostruire la camera delle esecuzioni e procurarsi i farmaci necessari, che si trovano solo sul mercato grigio.
Secondo un rapporto del 2025 dell'Habeas Corpus Resource Center, la California spende più di 200 milioni di dollari all'anno per i ricorsi automatici previsti per i condannati a morte e per le istanze di habeas corpus, con cui un detenuto contesta la legittimità della propria condanna. Lo stato paga sia l'accusa sia la difesa. Si stima che questi ricorsi occupino da soli circa un quarto del lavoro della Corte Suprema della California. Le regole sui ricorsi erano state introdotte per contrastare i pregiudizi razziali nelle condanne, ma i tentativi di riformarle e accelerarle hanno reso il sistema ancora più lento. "Non c'è alcun segnale che la situazione sia migliorata e ci sono dati che indicano che è peggiorata", aveva scritto nel 2024 la giudice della Corte Suprema della California Leondra Kruger.
Newsom ha aspettato la fine delle elezioni di metà mandato per evitare che la pena di morte diventasse un tema della campagna. L'annuncio è arrivato due giorni dopo il voto in cui i democratici hanno stravinto e mentre il governatore valuta una candidatura alle primarie democratiche per le presidenziali del 2028. Il consulente repubblicano Mike Madrid ha detto al Los Angeles Times che la scelta piace alla base di Newsom in California e agli elettori democratici ricchi, bianchi e laureati che sarebbero decisivi per vincere le primarie. "Gavin ha perfettamente ragione con l'elettore democratico di base su questa posizione. Al cento per cento. Lo trasforma in un campione", ha detto Madrid. Secondo il consulente, però, la posizione potrebbe diventare un punto debole alle elezioni generali, perché gli elettori operai più moderati che hanno aiutato i democratici a conquistare il Congresso "non sono d'accordo con lui su questo".
Newsom è l'undicesimo governatore dal 1979 a commutare in blocco tutte le condanne a morte del proprio stato. Nel 2024 l'allora presidente Joe Biden aveva commutato le condanne di 37 dei 40 condannati a morte federali, escludendo gli autori dell'attentato alla maratona di Boston del 2013, della strage razzista nella chiesa di Charleston, in South Carolina, del 2015 e dell'attacco antisemita alla sinagoga di Pittsburgh del 2018.
A livello nazionale la pena di morte resta popolare. Secondo un sondaggio del Pew Research Center di agosto, il 66 per cento degli americani è favorevole alla pena capitale per chi è condannato per omicidio e il 68 per cento la ritiene moralmente giustificabile, ma solo il 39 per cento pensa che scoraggi i crimini. I favorevoli sono l'84 per cento tra i repubblicani e il 51 per cento tra i democratici. Il sostegno è simile a quello del 2019 e del 2020 e più alto di quello del 2021.
Due casi recenti potrebbero spostare l'opinione pubblica. Il 30 settembre il Tennessee ha fallito l'esecuzione di Christa Gail Pike: le sono state iniettate due dosi di veleno senza riuscire a ucciderla. Durante la campagna elettorale il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, aveva annunciato l'esecuzione pubblica per fucilazione, trasmessa in diretta e prevista per il 3 dicembre, di Nidal Hasan, l'ex militare autore della strage di Fort Hood. Dopo le proteste il presidente Donald Trump ha fatto marcia indietro. "Questi eventi hanno davvero tolto il velo alla pena di morte in questo paese", ha detto l'avvocata Natasha Minsker, che guida la California Anti-Death Penalty Coalition, una coalizione contraria alla pena capitale. Secondo il Death Penalty Information Center, un centro che raccoglie dati sulla pena di morte, dall'inizio dell'anno negli Stati Uniti ci sono state 33 esecuzioni, di cui 18 in Florida e 7 in Texas. L'ultima è avvenuta proprio giovedì in Indiana. In Texas l'elezione a governatrice della democratica Gina Hinojosa potrebbe cambiare le cose: "Personalmente non sono favorevole alla pena di morte, ma da governatrice credo sia mia responsabilità esaminare ogni caso singolarmente", aveva detto alla CNN prima del voto.
La decisione ha provocato reazioni durissime tra i sostenitori della pena capitale. Anne Marie Schubert, ex procuratrice della contea di Sacramento e presidente della Criminal Justice Legal Foundation, nei giorni precedenti aveva inviato a Newsom una lettera di sette pagine con le fotografie delle vittime di alcuni detenuti del braccio della morte e la descrizione dei loro crimini. Dopo l'annuncio ha detto che le famiglie delle vittime sono state "travolte, fatte a pezzi e gettate nella spazzatura" e che si tratta "forse della più grande ingiustizia a cui abbia mai assistito". Schubert ha contestato a Newsom di aver messo la propria opinione personale sopra le decisioni di giudici, giurie ed elettori, di aver agito solo alla fine del mandato e di non aver avvisato le famiglie con una telefonata o un incontro. Anche la procuratrice della contea di San Diego, Summer Stephan, ha criticato la decisione, ricordando l'omicidio dell'agente Jonathan De Guzman nel 2016 e quello della bambina di 7 anni Danielle van Dam nel 2002. "È un tradimento delle vittime e delle loro famiglie", ha detto a CBS 8 il capo della polizia di San Diego, Scott Wahl.
Tra i detenuti che beneficeranno della commutazione ci sono alcuni degli assassini più noti della California. Charles Ng è stato condannato per l'omicidio di sei uomini, tre donne e due neonati nel nord dello stato tra il 1984 e il 1985. Richard Allen Davis ha ucciso nel 1993 Polly Klaas, una ragazzina di 12 anni rapita nella sua casa di Petaluma. Dalla sola contea di Orange vengono 47 condannati, tra cui Randy Kraft, 81 anni, chiamato "Freeway Killer": è stato condannato per 16 omicidi nella contea e potrebbe aver ucciso fino a 65 giovani uomini tra California, Oregon e Michigan. A chi gli chiedeva di escludere "il peggio del peggio", Newsom ha risposto che, parlando con i familiari delle vittime, ha capito che per ognuno di loro la propria perdita era già "il peggio del peggio".
Secondo diversi esperti di diritto la fine della pena di morte in California è probabilmente inevitabile, anche senza Newsom. Nel 2024 l'ufficio statale dei difensori pubblici ha fatto causa al procuratore generale della California, Rob Bonta, sostenendo che "disparità razziali persistenti e pervasive" contaminano il sistema. In primavera la Corte Suprema della California ha ordinato al dipartimento della Giustizia dello stato di spiegare perché la pena di morte non dovrebbe essere dichiarata incostituzionale, una mossa letta da molti come il segnale che i giudici intendono abolirla. Nella sua risposta di agosto Bonta ha definito "estremamente preoccupanti" i dati statistici presentati dai ricorrenti.
Newsom, che è cattolico, ha detto che la sua fede e le disuguaglianze del sistema giudiziario hanno pesato sulla scelta. Anche suo padre, William Newsom, era contrario alla pena di morte. Il padre e il nonno del governatore avevano seguito il caso di Pete Pianezzi, un amico di famiglia condannato ingiustamente per un duplice omicidio avvenuto a Los Angeles nel 1937: evitò la pena di morte per un solo voto, passò 13 anni in carcere e fu poi scagionato. Nel maggio del 2024, durante una visita in Vaticano, Newsom aveva parlato della moratoria con papa Francesco, che secondo il governatore si era detto orgoglioso del lavoro fatto in California. "È una delle decisioni più difficili della mia carriera", ha scritto Newsom, "non perché dubiti che sia necessaria per il nostro stato, ma perché so che il suo annuncio può riportare a galla ricordi strazianti per le famiglie delle vittime".
