L'ex modella svizzera Beatrice Keul, che accusa Donald Trump di averla violentata nel 1993, dice di temere per la propria sicurezza dopo la pubblicazione di un rapporto dei democratici della commissione Giustizia della Camera che riporta la sua testimonianza. In un'intervista esclusiva a Newsweek, Keul ha raccontato di aver ricevuto una telefonata anonima nel pomeriggio di martedì 27 ottobre, il giorno successivo alla diffusione del documento. Una voce sintetica, sostiene, le avrebbe intimato di smettere di parlare. "La chiamata proveniva dagli Stati Uniti ed era chiaramente rivolta a me e alla mia famiglia, se avessi continuato a raccontare la mia storia in America", ha detto. "Ho paura. Loro hanno il potere e i soldi".
Keul afferma di aver informato il proprio avvocato e che sono in corso indagini sulla presunta intimidazione, ma non ha fornito ulteriori dettagli. Newsweek ha chiesto un commento all'FBI e alle autorità svizzere. La testata precisa inoltre di non aver potuto verificare in modo indipendente le accuse della donna. La portavoce della Casa Bianca Lauren Bis le ha invece totalmente respinte: "Nessuna di queste accuse è vera".
Il rapporto dei democratici, pubblicato lunedì 26 ottobre, esamina testimonianze e documenti relativi a undici donne sui rapporti fra Trump e Jeffrey Epstein. Alcune accusano direttamente il presidente di stupro o violenza sessuale, mentre altre descrivono episodi in cui Epstein o Ghislaine Maxwell avrebbero cercato di offrirle a Trump per rapporti sessuali. Quasi tutti gli episodi risalgono agli Anni Novanta. Cinque donne accusano Trump di averle violentate o aggredite sessualmente in presenza di Epstein o nel contesto della frequentazione fra i due.
Il documento, di 53 pagine, si basa su colloqui condotti dallo staff della commissione, documenti dell'FBI e atti sul caso Epstein già pubblicati. Secondo i democratici, questi elementi contraddicono i tentativi di Trump di ridimensionare il rapporto con il finanziere e indicano che i due avrebbero collaborato nel reclutare e sfruttare giovani donne. Sono le conclusioni degli autori del rapporto, non accertamenti giudiziari.
L'accusa di stupro e il precedente racconto del 2024
Il rapporto presenta per la prima volta l'accusa di stupro di Keul, che aveva già denunciato pubblicamente un'aggressione sessuale da parte di Trump. I dettagli della presunta violenza derivano dai colloqui della donna con lo staff democratico, condotti nell'arco di diverse settimane. Le altre testimonianze citate nel documento riguardano il contesto del concorso e presunti comportamenti analoghi, ma non costituiscono una conferma indipendente dello stupro.
Secondo il rapporto, nel novembre 1993 Keul aveva 24 anni, lavorava come modella e nel settore finanziario e l'anno precedente era arrivata seconda a Miss Svizzera. Fu reclutata per il Donald J. Trump American Dream Pageant, un concorso di bellezza destinato a partecipanti fra i 16 e i 22 anni, al quale venne ammessa pur avendo superato il limite d'età. All'arrivo, racconta, le fu ritirato il passaporto.
Durante un pranzo con la stampa al Plaza Hotel di New York, allora di proprietà di Trump, il futuro presidente le si sarebbe presentato dicendo: "Finalmente ci conosciamo, signorina Keul". Le avrebbe promesso di farla ammettere alla New York University e di procurarle un visto tramite l'agente Paolo Zampolli, rimosso il 15 ottobre scorso dall'incarico di inviato speciale del Dipartimento di Stato. Secondo i democratici, anche Epstein aveva promesso l'ammissione a quell'università per attirare le vittime e poi esercitare un controllo su di loro.
Poco dopo, prosegue Keul, Epstein le si sarebbe avvicinato presentandosi come "il migliore amico di Don". Le avrebbe fatto promesse analoghe e l'avrebbe invitata a una festa a Mar-a-Lago, il club di Trump in Florida. "Sai che posso prendermi cura di te. Organizziamo molte feste con Don", le avrebbe detto.
Più tardi, un collaboratore di Trump l'avrebbe accompagnata in una suite del Plaza per un incontro privato. Secondo la testimonianza riportata nel documento, appena entrata Trump l'avrebbe afferrata da dietro e violentata, strappandole il vestito e provocandole sanguinamento e lividi. Poi l'avrebbe fatta sedere sul bordo del letto, avrebbe ripetuto le promesse sul visto e sull'università e le avrebbe fatto promettere di tacere.
"Mi è saltato addosso, è diventato un animale selvaggio, non lo riconoscevo più. È stato brutale, violento", ha raccontato Keul a Newsweek. Secondo la donna, Trump l'avrebbe anche minacciata: "Mi ha detto di stare zitta, altrimenti mi sarebbero successe cose brutte, e che lo spettacolo doveva andare avanti".
Keul dice di aver portato a termine il concorso in uno stato di stordimento e terrore, di essere tornata in Svizzera e di aver rifiutato di partecipare a un altro concorso sponsorizzato da Trump alle Hawaii poche settimane dopo. Mesi più tardi, Trump l'avrebbe chiamata per rinnovarle le offerte, che lei avrebbe rifiutato. Al ritorno in Svizzera non denunciò l'accaduto: all'epoca, spiega, parlare di violenza sessuale era "un tabù".
Il nuovo racconto differisce però da quello reso al Daily Mail pochi giorni prima delle presidenziali del 2024. In quell'intervista Keul aveva accusato Trump di averla baciata e palpeggiata contro la sua volontà, ma aveva detto di essere riuscita a fermarlo, senza denunciare uno stupro. A Newsweek ha spiegato la differenza sostenendo di aver ricevuto minacce e di aver avuto paura. Ha aggiunto che i mezzi d'informazione le avevano chiesto una versione attenuata del racconto a causa delle diffide legali.
Gli autori del rapporto individuano analogie fra la sua testimonianza e quelle di altre donne, che descrivono il concorso come un "terreno di caccia" per Trump ed Epstein. Fra i casi citati c'è quello della ex modella Stacey Williams, che all'epoca frequentava Epstein: secondo il suo racconto, Trump l'avrebbe palpeggiata in presenza del finanziere e, mesi dopo, le avrebbe inviato una cartolina per invitarla a Mar-a-Lago. Per i democratici, le promesse e i successivi tentativi di contatto rivelerebbero un metodo comune ai due uomini.
Le accuse al Dipartimento di Giustizia e le smentite
Jamie Raskin, il principale esponente democratico della Commissione Giustizia della Camera dei Rappresentanti, accusa il Dipartimento di Giustizia di aver chiuso le indagini, nascosto deliberatamente prove e, attraverso Todd Blanche, impedito a Maxwell di parlare di una sopravvissuta la cui testimonianza chiamava in causa Trump. "Il Dipartimento di Giustizia di Trump sembra voler coprire questi crimini per proteggere il presidente", ha dichiarato.
Blanche, oggi Procuratore Generale, aveva interrogato Maxwell per due giorni in Florida nel luglio 2025, quando era vice procuratore generale. Poco dopo, la donna era stata trasferita in un carcere di minima sicurezza in Texas. Il rapporto accusa inoltre il Dipartimento di Giustizia dell'Amministrazione Trump di aver trattenuto documenti sul caso Epstein che, secondo i democratici, la legge imponeva di pubblicare.
La Casa Bianca ha definito il documento "un tentativo disperato di democratici impazziti per distrarre gli americani dal crescente slancio dei repubblicani". "Il presidente ha cacciato Jeffrey Epstein dal suo club di Mar-a-Lago perché era un tipo viscido, ed è stato completamente scagionato da qualsiasi accusa legata a Epstein", ha affermato Bis.
Il Dipartimento di Giustizia ha invece parlato di "un ultimo tentativo dei democratici della Commissione di ingannare l'opinione pubblica". Sostiene di aver rispettato l'Epstein Files Transparency Act pubblicando quasi tre milioni di documenti e di aver offerto ai membri del Congresso anche la possibilità di consultare gli atti senza omissis. Aggiunge che gli investigatori avevano già esaminato le accuse e che l'indagine della procura federale di Manhattan, alla quale aveva lavorato la procuratrice Maurene Comey, non aveva trovato elementi per procedere con ulteriori incriminazioni.
L'Epstein Files Transparency Act, ovvero la legge che ha imposto la pubblicazione dei documenti sul caso, è stato approvato quasi all'unanimità dal Congresso e firmato da Trump il 19 novembre 2025. Comey, che aveva lavorato ai procedimenti contro Epstein e Maxwell, era stata licenziata dal Dipartimento nel luglio dello stesso anno. Trump ha sempre negato qualsiasi illecito legato a Epstein. Il caso resta però al centro della campagna per le elezioni di metà mandato del 3 novembre.
