L'ex direttore dell'FBI James Comey è stato accusato di aver trasmesso illegalmente informazioni sulla difesa nazionale e di aver cospirato per divulgarle. L'atto d'accusa, depositato in segreto il 5 ottobre presso il tribunale federale di Washington, è stato reso pubblico ieri. È il terzo procedimento penale avviato contro Comey durante la seconda Amministrazione Trump.
Il presidente considera Comey un nemico da quando lo licenziò, nel maggio 2017, mentre l'FBI indagava sulle interferenze russe nelle elezioni del 2016 e sui possibili legami con la sua campagna elettorale. Da allora Trump ha chiesto più volte che fosse processato, definendolo un "poliziotto corrotto" e una "persona malata". Le nuove accuse riguardano un articolo pubblicato dal New York Times il 5 ottobre 2016, quando Comey era ancora alla guida dell'FBI.
Secondo l'accusa, Comey voleva correggere alcune informazioni contenute in un articolo pubblicato il giorno precedente da Reuters. Avrebbe quindi incaricato alcuni collaboratori di parlare con Charlie Savage, giornalista del Times, per chiarire i punti che riteneva inesatti. Così facendo, sostiene però il procuratore Dustin Farahnak nel documento reso pubblico ieri, avrebbe trasmesso illegalmente informazioni classificate.
La controversia sulla prescrizione
Gli avvocati di Comey sostengono che il procedimento non possa proseguire perché il termine di prescrizione è scaduto senza che l'accusa abbia ottenuto l'atto richiesto dalla legge. Secondo la loro ricostruzione, entrambi i capi d'accusa si fondano esclusivamente su una presunta divulgazione avvenuta il 5 ottobre 2016, esattamente dieci anni prima del deposito delle nuove contestazioni.
Il punto controverso riguarda il tipo di atto presentato. Il Dipartimento di Giustizia ha depositato una criminal information, con cui i procuratori formulano direttamente le accuse, senza l'approvazione di un gran giurì. La difesa sostiene invece che, entro il termine decennale, fosse necessario ottenere un indictment, cioè un atto d'accusa approvato da un gran giurì. La disposizione sulla prescrizione applicabile ai reati contestati menziona espressamente l'indictment.
Un portavoce del Dipartimento ha però spiegato che la procedura è stata scelta proprio per impedire la scadenza dei termini, descrivendola come una prassi ampiamente riconosciuta nei tribunali federali. I procuratori ritengono dunque di aver agito in tempo e contestano l'interpretazione della difesa. Gli avvocati di Comey hanno chiesto di chiudere il procedimento una decina di giorni prima che diventasse pubblico.
Patrick Fitzgerald, legale di Comey, ha ricordato che l'articolo del Times era già stato esaminato da due diversi gruppi di procuratori durante il primo mandato di Trump e che entrambi avevano deciso di non incriminare nessuno. "Ora, dieci anni dopo la pubblicazione dell'articolo, il governo ha depositato contro Comey un atto che non è stato approvato da un giudice né emesso da un gran giurì", ha dichiarato Fitzgerald. L'avvocato ha accolto con favore la decisione di rendere pubblico il caso e ha assicurato che Comey "combatterà queste accuse con determinazione e alla luce del sole".
L'ex direttore dell'FBI ha risposto con un video pubblicato su Substack. "Sono tornati. Sarebbe quasi divertente, se non fosse un abuso così vergognoso del dipartimento di Giustizia, al quale non possiamo abituarci", ha detto.
"Per quanto mi riguarda, non è cambiato nulla. Sono ancora innocente, continuo a non avere paura di queste persone e credo ancora nell'indipendenza della magistratura federale".
Tre procedimenti in poco più di un anno
Il primo procedimento, avviato nel settembre 2025 in Virginia, riguardava le accuse di aver mentito al Congresso e di averne ostacolato i lavori. Due mesi dopo, una giudice federale ha però annullato l'incriminazione perché Lindsey Halligan, la procuratrice che l'aveva ottenuta, era stata nominata illegittimamente. Il Dipartimento di Giustizia ha impugnato la decisione. Fitzgerald ha inoltre ribadito che, secondo la difesa, il testo definitivo dell'atto d'accusa di quel procedimento non era stato sottoposto al gran giurì.
Il secondo procedimento è stato invece avviato il 28 aprile 2026 in North Carolina. Comey è accusato di aver minacciato il presidente pubblicando la fotografia di alcune conchiglie disposte a formare il numero "8647": nello slang americano "86" può significare "sbarazzarsi di qualcuno", mentre Trump è il quarantasettesimo presidente degli Stati Uniti. Comey ha negato qualsiasi intenzione violenta e respinto le accuse.
