Le vendite al dettaglio negli Stati Uniti sono diminuite dello 0,6% a luglio, il risultato peggiore da oltre un anno e molto distante dal +0,1% previsto dagli analisti. La flessione non dipende soltanto dalle componenti tradizionalmente più volatili: escludendo stazioni di servizio e concessionarie, infatti, le vendite sono comunque arretrate dello 0,3%. Il settore delle auto e dei ricambi ha perso l'1,8%, quello dei carburanti lo 0,9% e i negozi di elettronica ed elettrodomestici lo 0,5%. Alcuni comparti hanno però continuato a crescere: l'abbigliamento ha registrato un aumento dell'1,9%, i prodotti per la salute e la cura della persona dello 0,7% e la ristorazione dello 0,5%. Rispetto a un anno prima, le vendite restano comunque più alte del 5%.
A indebolire il dato ha contribuito anche il calendario. Amazon ha anticipato il Prime Day rispetto all'anno scorso, concentrando a giugno gli acquisti promozionali che in precedenza erano stati effettuati a luglio: questo spiega una parte consistente del calo del 2,2% delle vendite online. Un effetto analogo è arrivato dal Mondiale di calcio, disputato quasi interamente a giugno, che ha anticipato una quota della spesa legata all'evento e ha fatto apparire luglio più debole di quanto non fosse realmente.
A luglio gli americani hanno speso meno, e ora si aspettano che i prezzi corrano più degli stipendi
Le vendite al dettaglio sono scese dello 0,6%, il calo più forte da maggio 2025. Non è solo un effetto delle voci più volatili: anche l’aggregato che entra nel calcolo del PIL si è ridotto, e la fiducia dei consumatori è tornata a scendere.
In valore assoluto le vendite si sono fermate a 763,6 miliardi di dollari, il 5,0% in più di un anno fa.
In entrambi i casi lo scarto fra la previsione e il dato reale è di 0,7 punti percentuali. Le stime di maggio e giugno sono state riviste al ribasso.
Scendono l’online e le auto, tiene l’abbigliamento
Variazione delle vendite a luglio rispetto a giugno, per tipo di esercizio. Tocca il cerchietto accanto ad alcune voci per leggere la nota.
Ad agosto la fiducia dei consumatori torna a scendere
Indice dell’Università del Michigan, rilevazione preliminare di agosto. Gli analisti si aspettavano 54,5.
A peggiorare non è il giudizio sulle finanze personali, calato solo di poco, ma la fiducia nell’economia in generale. Le attese sull’inflazione restano invece ferme: 4,3% a dodici mesi, 3,3% a cinque anni.
In venti mesi si sono più che dimezzati. È la quota di americani ormai rassegnata a vedere il proprio reddito crescere meno del costo della vita.
Si indebolisce la componente che più alimenta il PIL
Anche al netto di questi fattori, però, il quadro rimane fiacco. Il cosiddetto gruppo di controllo delle vendite al dettaglio, l'aggregato utilizzato per stimare i consumi nel calcolo del PIL, è diminuito dello 0,4%, mentre gli analisti prevedevano un aumento dello 0,3%. Nel secondo trimestre la spesa delle famiglie aveva fornito 2,1 punti percentuali alla crescita del PIL, compensando il contributo negativo del resto dell'economia. Se anche questo motore rallenta, restano pochi altri fattori capaci di sostenere l'espansione.
"Il debole rapporto sulle vendite al dettaglio di luglio mostra che i consumatori si sono presi una pausa dopo l'esuberante ondata di spesa della prima metà dell'anno", ha scritto Kathy Bostjancic, capo economista di Nationwide. "La contrazione della spesa nel gruppo di controllo, unita alle revisioni al ribasso dei due mesi precedenti, indica che all'inizio del terzo trimestre i consumi reali hanno meno slancio di quanto si pensasse", ha aggiunto.
Crollano le aspettative sull'economia
Anche la fiducia dei consumatori si è deteriorata. Nella rilevazione preliminare di agosto, l'indice dell'Università del Michigan è sceso dell'8%, passando dai 55,2 punti di luglio a 51, contro i 54,5 attesi dagli analisti. L'indicatore tornava così a diminuire dopo due mesi consecutivi di crescita, pur restando al di sopra dei minimi raggiunti in primavera, durante l'impennata dei prezzi della benzina. Il peggioramento non riguarda tanto la valutazione delle finanze personali, diminuita solo marginalmente, quanto le prospettive generali: le aspettative sull'economia sono crollate dell'11% nel breve periodo e del 17% nel lungo. Sono rimaste invece invariate le attese sull'inflazione, al 4,3% per i prossimi dodici mesi e al 3,3% nell'orizzonte di cinque anni.
Il calo più marcato si registra tra gli elettori repubblicani, il cui indice di fiducia è ora inferiore del 19% rispetto ai livelli precedenti alla guerra con l'Iran ed è sceso al punto più basso dalle elezioni del 2024. "Sebbene l'indebolimento registrato all'inizio del mese sia stato diffuso tra i diversi gruppi demografici, le riduzioni più consistenti hanno riguardato i consumatori anziani, quelli a basso reddito e quelli privi di una laurea", ha spiegato Joanne Hsu, responsabile dell'indagine del Michigan. "Sono categorie particolarmente vulnerabili a qualsiasi erosione del potere d'acquisto provocata dall'inflazione." Soltanto l'8% degli americani si aspetta che nei prossimi dodici mesi il proprio reddito cresca più rapidamente dei prezzi, contro il 18% del dicembre 2024.
Il debole rapporto sull'occupazione della scorsa settimana e due dati relativamente contenuti sull'inflazione consentono intanto alla Federal Reserve di attendere prima di valutare un eventuale ulteriore rialzo dei tassi in autunno. Il mercato azionario continua a salire e la disoccupazione rimane bassa: per ora nulla indica ancora un vero arretramento dei consumi. I dati di luglio mostrano sicuramente però che la spinta della prima metà dell'anno si è esaurita e che l'economia continua a dipendere da famiglie ormai sempre più rassegnate a vedere i propri redditi crescere meno del costo della vita.
