Il partito dell'ex capo di stato maggiore dell'esercito israeliano Gadi Eisenkot ha superato il Likud di Benjamin Netanyahu in diversi sondaggi nazionali, a poco più di due mesi dalle elezioni parlamentari israeliane del 27 ottobre. Yashar!, il partito centrista che Eisenkot ha fondato l'anno scorso (il nome si può tradurre con "Onesto!"), è nato dal malcontento per come il primo ministro ha gestito l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e la guerra a Gaza che ne è seguita.
La campagna di Eisenkot è passata da Karmiel, una città del nord del paese abitata soprattutto da famiglie di reddito medio-basso, che è una roccaforte del Likud. Lo racconta un reportage di Politico firmato da Jan Philipp Burgard, corrispondente da Tel Aviv dell'Axel Springer Global Reporters Network, la rete che mette in comune i giornalisti delle testate del gruppo editoriale tedesco a cui Politico appartiene. Davanti a circa trecento persone nell'auditorium comunale, l'ex generale ha detto: "La campagna contro di me è cominciata. Netanyahu attacca i suoi avversari sempre allo stesso modo, sostenendo: solo Netanyahu può garantire la sicurezza". Poi ha aggiunto: "Abbiamo visto come è andata a finire il 7 ottobre".
Eisenkot chiede una commissione d'inchiesta statale indipendente sui fallimenti dell'esercito, dei servizi di intelligence e dei vertici politici attorno all'attacco del 2023, in modo che a risponderne sia anche il primo ministro. Il governo finora si è opposto a istituirla. "Se non ci sarà una commissione d'inchiesta, resterà sospesa sulla società israeliana come una maledizione", ha detto Eisenkot, che pronuncia i suoi attacchi con tono calmo, quasi monotono.
Netanyahu risponde provando a rivoltare contro lo sfidante il suo principale punto di forza, la credibilità sulla sicurezza. "Eisenkot voleva arrendersi. Netanyahu combatte!", ha dichiarato il primo ministro in un video della campagna elettorale. In uno spot il Likud prende in giro l'inglese imperfetto dell'ex generale, cresciuto in una famiglia modesta, mentre Netanyahu si è formato negli ambienti intellettuali e nelle università d'élite americane.
Il primo episodio che ha mostrato la distanza tra i due risale al marzo 2016, quando due palestinesi armati di coltello attaccarono alcuni soldati israeliani in Cisgiordania ferendone uno. I militari aprirono il fuoco uccidendo uno degli assalitori e lasciando l'altro ferito a terra. Diversi minuti dopo un soldato di 19 anni, Elor Azaria, armò il fucile e gli sparò alla testa, dicendo poi di essersi sentito minacciato. Un tribunale militare lo condannò per omicidio colposo. Eisenkot, allora capo di stato maggiore, difese la decisione di processarlo, sostenendo che sparare a un assalitore già neutralizzato non era compatibile con i valori dell'esercito israeliano. Netanyahu si schierò con il soldato e ne chiese la grazia. Dieci anni dopo i sostenitori di Eisenkot citano quel caso come prova dei suoi standard morali, mentre gli alleati del primo ministro lo usano per descriverlo come troppo morbido e troppo spostato a sinistra.
Per buona parte degli ultimi trent'anni la politica israeliana è stata dominata dal nazionalismo di destra di Netanyahu e dalla sua linea dura sui rapporti con i palestinesi e con i paesi vicini. Il primo ministro porta il peso di un processo per corruzione ancora in corso, mentre lo sfidante è considerato un uomo di integrità non comune. Eisenkot non è un oratore brillante né una figura carismatica, ma trasmette affidabilità.
Eisenkot è nato nel 1960 a Tiberiade, figlio di ebrei immigrati dal Marocco, ed è cresciuto a Eilat, località balneare sul Mar Rosso all'estremità meridionale del paese. Nell'esercito è passato da semplice fante della brigata Golani, una delle unità di fanteria più note delle forze armate israeliane, a capo di stato maggiore, nominato proprio da Netanyahu. Se vincesse sarebbe il primo capo di governo israeliano di origini ebraico-marocchine.
Il 7 dicembre 2023 il figlio di Eisenkot, Gal Meir, di 25 anni, è morto in un'operazione per recuperare i corpi di due israeliani rapiti a Gaza il 7 ottobre e uccisi: mentre si avvicinava all'imboccatura di un tunnel è esploso un ordigno. Nella guerra a Gaza sono morti anche due suoi nipoti. Eisenkot non usa il lutto come argomento elettorale, ma quasi tutti in Israele sanno cosa ha perso la sua famiglia. Il figlio di Netanyahu, Yair, è invece rimasto in Florida mentre Israele richiamava circa 360.000 riservisti dopo l'attacco di Hamas, cosa che gli è stata rimproverata da chi era tornato dall'estero per prestare servizio. Il primo ministro lo ha difeso dicendo che negli Stati Uniti faceva volontariato e aiutava a procurare materiale per l'esercito e per i servizi di emergenza.
"Ci sono momenti nella storia in cui, dopo un leader molto carismatico e dominante, le persone scelgono deliberatamente qualcuno meno carismatico, semplicemente perché vogliono pace e tranquillità", ha detto a Politico Shai Bazak, ex diplomatico israeliano che è stato consigliere per la comunicazione di Netanyahu durante il suo primo mandato da primo ministro. "Non vogliono più tutto quel dramma". Secondo Bazak, Eisenkot "non è estremo" né "particolarmente divisivo" e questo rende più facile lo spostamento verso di lui degli elettori che tradizionalmente votano a destra.
La posizione internazionale di Israele è cambiata dopo il 7 ottobre 2023, quando Hamas uccise circa 1.200 persone e ne prese 251 in ostaggio. Secondo il ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, da allora sono state uccise più di 73.000 persone tra civili e combattenti, una cifra considerata attendibile dalle agenzie delle Nazioni Unite e da esperti indipendenti. All'inizio di quest'anno i vertici militari israeliani hanno indicato di concordare su un totale intorno ai 70.000 morti. Nel 2025 l'esercito ha detto di aver ucciso più di 22.000 miliziani a Gaza e ha riconosciuto che, pur avendo cercato di ridurre le vittime civili, per ogni miliziano ucciso sono morti due o tre civili.
In Europa le critiche sono cresciute soprattutto in Spagna e in Francia per l'uso della forza militare considerato eccessivo nella risposta agli attacchi di Hamas e Hezbollah, che ha devastato larga parte di Gaza e ha portato all'occupazione di una vasta area del Libano meridionale. I rapporti con l'Unione europea si sono deteriorati al punto che il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar il 18 giugno 2026 ha interrotto ogni contatto con Kaja Kallas, l'Alta rappresentante per la politica estera dell'Unione, dopo che era emerso che durante una visita in Messico a maggio Kallas aveva paragonato il trattamento riservato ai palestinesi al sistema dell'apartheid sudafricano.
Netanyahu e il presidente Donald Trump hanno condotto insieme attacchi militari contro l'Iran per impedire al regime di Teheran di dotarsi di un'arma nucleare, ma il rapporto tra i due si è comunque incrinato. "Che cazzo stai facendo?", avrebbe chiesto il presidente al primo ministro a giugno, a proposito dell'offensiva israeliana contro Hezbollah in Libano. Trump finora non lo ha appoggiato pubblicamente per la rielezione.
Negli Stati Uniti il sostegno a Israele è calato per effetto della guerra a Gaza e del conflitto con l'Iran, soprattutto nell'ala sinistra del Partito Democratico e in una parte della coalizione MAGA che sostiene il presidente. Il dibattito su Israele è così diventato un tema politico interno per entrambi i partiti in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.
Molti israeliani vorrebbero affidare di nuovo il paese a una figura paterna e rassicurante come fu Yitzhak Rabin. Anche Rabin era stato capo di stato maggiore e aveva comandato l'esercito nella guerra dei Sei giorni prima di entrare in politica. Fino al suo assassinio, nel 1995, era la grande speranza di pace in Medio Oriente. Secondo un'analisi dell'Israel Democracy Institute, un centro di ricerca israeliano, circa due terzi degli ex capi di stato maggiore sono poi entrati nella politica nazionale. Quasi tutti hanno fallito. Ehud Barak diventò primo ministro, ma la sua coalizione cadde dopo venti mesi. Più di recente Benny Gantz, anche lui ex capo di stato maggiore e centrista, che era stato il principale rivale di Netanyahu, ha visto crollare i consensi del suo partito e rischia di non rientrare nella Knesset, il parlamento israeliano.
Le forze armate sono gerarchiche mentre la politica richiede compromessi e quindi una particolare capacità di trattare con le persone, competenze che l'esercito non insegna. "Nell'esercito Ehud Barak, un esempio estremo di politico fallito con un passato militare, poteva urlare ai suoi sottoposti se non gli obbedivano", ha detto a Politico Danny Orbach, storico militare all'Università Ebraica di Gerusalemme. "In politica le persone semplicemente se ne vanno".
Orbach considera Eisenkot un caso diverso: "È molto coscienzioso e profondamente patriottico. Ha buone intenzioni. Senza il fardello di Netanyahu potrebbe essere in grado di ricostruire i rapporti con l'Unione europea e con alcuni settori del Partito Democratico negli Stati Uniti". Lo storico è però critico sulla scarsa esperienza politica dell'ex generale, entrato in parlamento solo quattro anni fa, e sulle posizioni che ha preso da membro del gabinetto di guerra, l'organo ristretto che ha guidato le decisioni militari dopo il 7 ottobre. "Se fosse dipeso da Eisenkot, avrebbe ceduto alle pressioni delle famiglie degli ostaggi e avrebbe messo fine alla guerra", ha detto Orbach. "Oggi saremmo senza i risultati che abbiamo ottenuto: il 60 per cento di Gaza sotto il nostro controllo e Hamas indebolita e isolata".
Eisenkot ha replicato che si tratta di un'alternativa falsa, perché Israele avrebbe potuto chiudere un accordo per riportare a casa gli ostaggi e riprendere più tardi la campagna contro Hamas. Nei suoi comizi, intanto, dagli altoparlanti esce una vecchia canzone di pace israeliana, "Andrà tutto bene".
