Negli Stati Uniti le elezioni suppletive, organizzate durante tutto l’anno per riassegnare i seggi rimasti vacanti al Congresso e nelle assemblee statali, sono diventate uno degli indicatori più affidabili del clima politico. Un’analisi dell’analista indipendente Marsha Kessler, pubblicata dal Downballot, il sito che da quasi un decennio raccoglie i risultati di queste consultazioni, mostra che con gli strumenti statistici adeguati è possibile individuare quasi in tempo reale i cambiamenti nell’orientamento dell’elettorato. Possono bastare appena cinque elezioni.
Dal 2017 il Downballot confronta il margine ottenuto dai candidati nelle suppletive per la Camera dei Rappresentanti e per le assemblee statali con quello registrato nell’ultima elezione presidenziale negli stessi distretti. Se il candidato democratico migliora quel risultato, si parla di "sovra performance". L’analisi prende in considerazione soltanto le consultazioni nelle quali democratici e repubblicani raccolgono insieme più del 90% dei voti: 438 elezioni in quasi dieci anni.
Dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump, i democratici hanno ottenuto in media risultati migliori di 14 punti rispetto alle presidenziali negli stessi distretti. A marzo, per esempio, in Pennsylvania si è votato per un seggio statale in un distretto che nel 2024 Trump aveva conquistato con 33 punti di vantaggio. La repubblicana Andrea Verbosh ha battuto il democratico Caleb McCoy di appena 12 punti: una sovra performance democratica di 21 punti.
Scarti di queste dimensioni, tuttavia, non sono eccezionali. Durante le presidenze Trump è accaduto 77 volte che i democratici superassero di almeno 20 punti il risultato presidenziale di riferimento. Per rientrare nel 5% dei risultati più estremi serve invece una sovra performance di almeno 34 punti. È quanto avvenuto a febbraio in Louisiana, dove la democratica Chasity Martinez ha difeso un seggio della Camera statale ottenendo il 56% contro il 43% in un distretto conservatore nel quale Trump aveva raccolto il 62%: uno scarto di 37 punti rispetto alla base presidenziale.
Bastano cinque elezioni per capire dove va l’America
Dieci anni di suppletive per la Camera e le assemblee statali, sette fasi statistiche: così una svolta dell’elettorato si vede in poche settimane, mesi prima dei sondaggi.
nelle suppletive dall’inizio del secondo mandato di Trump, rispetto alle presidenziali negli stessi distretti. E il clima è fermo lì da un anno e mezzo.
Dieci anni, sette fasi
Vantaggio medio dei democratici sulla loro base presidenziale, in punti. Seleziona una fase per i dettagli.
- 1. Gen 2017 – fine 2017+12
- 2. MeToo, fine 2017 – mar 2018+25
- 3. Mar 2018 – gen 2021+4
- 4. Presidenza Biden, 2021 – mag 2022−9
- 5. Sentenza Dobbs, mag 2022 – nov 2023+7
- 6. Nov 2023 – mar 2024≈0
- 7. Ritorno di Trump, gen 2025 – oggi+14
Quando lo scarto diventa notizia
Cosa significa, in pratica, una sovra performance.
Non è un caso isolato: durante le presidenze Trump i democratici hanno superato la base di almeno 20 punti 77 volte.
Tra i risultati più estremi del decennio: il seggio resta democratico in un distretto profondamente conservatore.
Sovra performance: differenza tra il margine democratico nella suppletiva e quello dell’ultima presidenziale nello stesso distretto. Sette fasi individuate con il controllo statistico dei processi (confidenza di almeno il 99%), su gare in cui democratici e repubblicani superano insieme il 90% dei voti.
Fonte: Marsha Kessler, The Downballot (2017–2026)
Da MeToo alla sentenza sull’aborto
Un singolo risultato, per quanto clamoroso, non basta però a dimostrare che l’intero clima politico stia cambiando. Per distinguere gli episodi isolati dalle tendenze reali, Kessler ha applicato alle elezioni le tecniche del controllo statistico dei processi, nate nell’industria manifatturiera per individuare rapidamente quando una produzione si allontana dai parametri abituali.
Il metodo divide gli ultimi dieci anni di suppletive in sette fasi distinte, ognuna identificata con un livello di confidenza statistica di almeno il 99%. Il primo mandato di Trump si apre con i democratici in vantaggio di quasi 12 punti rispetto alle loro basi presidenziali. Verso la fine del 2017 lo scarto balza improvvisamente a 25 punti, inaugurando una fase durata appena quattro mesi e 27 elezioni, coincisa con l’esplosione del movimento MeToo. Dalla fine di marzo 2018 il vantaggio democratico scende invece a 4 punti e rimane sostanzialmente invariato fino al termine del mandato, attraversando anche le elezioni di metà mandato del novembre 2018.
Con l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca il quadro si capovolge. Pochi mesi dopo il suo insediamento, i democratici scivolano in media 9 punti sotto i risultati presidenziali di riferimento: l’unica fase negativa individuata dall’analisi. A invertire la tendenza è la sentenza Dobbs, con cui il 24 giugno 2022 la Corte Suprema cancella il diritto federale all’aborto riconosciuto quasi mezzo secolo prima dalla Roe v. Wade. Lo spostamento comincia in realtà già all’inizio di maggio, quando la bozza della decisione viene pubblicata dalla stampa.
Dopo la sentenza, i democratici tornano sopra la base presidenziale di 7 punti in media. Durante quell’estate il partito ottiene cinque risultati consecutivi particolarmente positivi nelle corse per il Congresso, compresa la conquista di un seggio nell’Alaska profondamente repubblicana. Le elezioni di metà mandato di novembre, che si annunciavano molto difficili per i democratici, si concludono così quasi in parità.
Da un anno e mezzo non cambia nulla
L’effetto della sentenza Dobbs, tuttavia, si esaurisce gradualmente. Alla fine del 2023 le sovra performance democratiche quasi scompaiono, per poi tornare a crescere dalla fine di marzo 2024, sette mesi prima delle presidenziali. Il metodo avrebbe individuato entrambi i movimenti nel giro di poche settimane: il calo cominciato alla fine di novembre 2023 sarebbe diventato statisticamente riconoscibile entro il 9 gennaio 2024; il rimbalzo iniziato il 26 marzo sarebbe stato rilevato entro il 30 aprile, dopo appena cinque settimane e cinque consultazioni.
Il ritorno di Trump alla Casa Bianca ha aperto la settima fase, tuttora in corso, nella quale i democratici superano in media di 14 punti i loro risultati presidenziali di riferimento. Nonostante le turbolenze del secondo mandato, dal gennaio 2025 il metodo non ha rilevato alcun nuovo punto di svolta. Il clima politico appare dunque stabile da un anno e mezzo e potrebbe rimanere tale fino alle elezioni di metà mandato di novembre, o anche oltre.
Queste indicazioni sono particolarmente importanti per le campagne elettorali e per i donatori, perché possono anticipare di mesi le tendenze che emergeranno nei sondaggi. Inoltre, non dipendono soltanto dal partito che controlla la Casa Bianca. Come dimostrano il movimento Me Too e la battaglia sull’aborto, uno shock improvviso o un tema capace di imporsi al centro del dibattito può modificare rapidamente il comportamento degli elettori. Con una quarantina di consultazioni all’anno in tutto il Paese, le elezioni suppletive costituiscono il flusso di dati elettorali più continuo per accorgersene.
