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Per gli elettori Dem l'aborto non è più una priorità
Adam Fagen, 2016, Flickr, CC BY-NC-SA 2.0
Politica interna 4 min di lettura

Per gli elettori Dem l'aborto non è più una priorità

Chi difendeva il diritto all'aborto ha perso le primarie e gli spot sul tema sono meno di un terzo di due anni fa: contano economia e costo della vita. Le organizzazioni però spendono più che mai

Diana DeGette, tra le più note sostenitrici del diritto all'aborto al Congresso americano, ha perso all'inizio del mese la primaria democratica per il suo seggio alla Camera in Colorado contro Melat Kiros, dell'ala socialista-democratica del partito. In Maine, a giugno, Matt Dunlap ha vinto la primaria democratica nel secondo distretto nonostante gli avversari avessero costruito gran parte della campagna sul suo passato antiabortista. Sono gli esempi più recenti di quanto l'aborto sia arretrato come tema elettorale nel 2026, dopo essere stato al centro delle campagne democratiche del 2022 e del 2024.

Da gennaio a metà luglio del 2024 negli Stati Uniti sono andati in onda più del triplo di spot elettorali legati all'aborto rispetto allo stesso periodo del 2026, con una spesa quasi doppia, secondo un'analisi del sito di giornalismo politico NOTUS su dati di AdImpact, una società che traccia la pubblicità elettorale. I sondaggi di questo ciclo mostrano che gli elettori si preoccupano soprattutto di economia e costo della vita, mentre l'aborto è sceso nella lista delle priorità.

Nel 2022 i democratici avevano evitato l'ondata repubblicana alle elezioni di metà mandato concentrando la campagna sulla decisione della Corte Suprema di cancellare la Roe v. Wade, la sentenza del 1973 che garantiva l'accesso all'aborto in tutto il Paese. Nel 2024 la stessa strategia non ha funzionato: i repubblicani hanno neutralizzato gli attacchi e Donald Trump, oggi presidente, ha dichiarato formalmente che il partito non sosteneva un divieto federale di aborto.

L'aborto "è importante come prima, ma nel 2022, con la decisione della Corte Suprema, le persone ne sentivano gli effetti immediati, mentre ora sentono l'aumento del costo della vita, dall'affitto alla spesa", ha detto a NOTUS la deputata democratica della California Nanette Barragán. Susie Lee, deputata del Nevada, uno dei tre Stati dove a novembre si voterà anche una misura per inserire la tutela dell'aborto nella costituzione statale, si aspetta che il tema pesi nella sua corsa, "ma penso che nella vita di tutti i giorni l'economia sia una questione molto più grande per le persone".

Un deputato democratico eletto in un distretto in bilico ha detto a NOTUS che l'abbandono del tema è un bene per il partito: se a novembre dell'anno scorso si fosse chiesto agli americani quali questioni contassero di più, avrebbero risposto costo della vita, immigrazione, tasse, criminalità e sanità; alla domanda su cosa spingessero i democratici, avrebbero risposto diritto all'aborto e diritti LGBTQ. "Perdevamo per questo, perché non parlavamo delle cose di cui parlava la gente", ha detto.

Le organizzazioni per il diritto all'aborto, al contrario, investono più che mai e consigliano ai candidati di legare il tema al costo della vita. Reproductive Freedom for All, una delle principali associazioni del settore, ha annunciato una campagna da 23,5 milioni di dollari, la cifra più alta mai spesa dal gruppo per delle elezioni di metà mandato. Planned Parenthood, la più grande rete americana di cliniche per la salute riproduttiva, ne spenderà oltre 47 per battere i repubblicani che hanno votato per toglierle i fondi federali con la One Big Beautiful Bill, la grande legge di bilancio voluta dal presidente. Angela Vasquez-Giroux, vicepresidente per la comunicazione del braccio elettorale dell'organizzazione, ha detto che gli elettori "hanno preoccupazioni che riguardano sì la spesa, sì la benzina, sì la sanità, sì l'aborto" e che nessuna può essere messa da parte.

Le sconfitte di DeGette e Baldacci si spiegano anche con l'ondata di sfidanti progressisti, alimentata dalla rabbia contro l'establishment, che attraversa le primarie democratiche di quest'anno. "L'elettorato è pieno di rabbia", ha detto a NOTUS la deputata del Vermont Becca Balint, che ha promosso alcune delle principali proposte di legge sul diritto all'aborto: "Chiunque sia in carica può esserne colpito, perché le persone sono disperate, non riescono a permettersi la casa e le cure". Uno stratega democratico ha spiegato che un solido curriculum sul tema non basta più a difendere gli uscenti, perché sostenere l'accesso all'aborto è ormai un principio scontato nel partito: sia Kiros sia DeGette vogliono trasformarlo in legge federale, così gli elettori hanno cercato "qualcuno che sia percepito più come un combattente che come un tattico legislativo".

DeGette ha detto a NOTUS che l'aborto "non è stato davvero un tema nella mia corsa" e che gli elettori pensano soprattutto al costo della vita e all'opposizione a Trump, ma resta una discriminante verso i repubblicani, "una porta d'ingresso per decidere se sostenere qualcuno oppure no". Ayanna Pressley, che con DeGette presiede il gruppo dei parlamentari democratici per il diritto all'aborto, ha attribuito la sconfitta della collega alla voglia di cambiamento dentro il partito e ha respinto l'idea che il tema abbia perso peso: "È una questione economica. Quando si dice che le persone tengono al costo della vita e ai problemi concreti, al centro di tutto c'è l'autonomia sul proprio corpo".

In Maine l'aborto era stato al centro degli attacchi di Joe Baldacci contro Dunlap. Sostenuto da Reproductive Freedom for All, Baldacci lo aveva attaccato con uno spot per un voto del 2003 su una proposta che avrebbe obbligato i medici a informare le pazienti, almeno 24 ore prima dell'intervento, sui rischi e sulle alternative; la proposta non diventò mai legge. Dunlap ha risposto con uno spot in cui si definiva favorevole al diritto di scelta e liquidava Baldacci come un "burattino bugiardo di proprietà dei capi aziendali di Washington". La presidente di Reproductive Freedom for All, Mini Timmaraju, ha detto a NOTUS che l'attacco era legittimo e convincente, "ma è stato il tema principale a decidere quell'elezione? No".

Il tema potrebbe pesare di più nella corsa per il Senato del Maine dopo il ritiro del candidato democratico Graham Platner. Troy Jackson, ex presidente del Senato statale che punta a prenderne il posto, deve già rispondere del suo passato sostegno a proposte antiabortiste e, se otterrà la nomina, sfiderà la repubblicana Susan Collins, che ha una lunga storia di voti a favore del diritto all'aborto; in uno spot recente Jackson ha detto che "l'aborto è assistenza sanitaria" e che lo difenderà "ogni giorno della settimana". Brad Schneider, deputato dell'Illinois, continua comunque a citare il tema in ogni discorso elettorale anche se non è più in cima ai pensieri degli elettori: "Nessuno me lo chiede. Si aspettano solo che io ci sia".

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