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La sinistra progressista americana vince solo nelle roccaforti Dem
Conlan Houston, 2025, Flickr, CC BY-SA 4.0
Elezioni 4 min di lettura

La sinistra progressista americana vince solo nelle roccaforti Dem

Quasi un terzo delle primarie senza uscenti nei collegi più democratici, meno del 20% sul totale e nessuna vittoria nei collegi in bilico con l'appoggio di Justice Democrats o dei socialisti

I candidati sostenuti dai gruppi della sinistra progressista hanno vinto quasi un terzo delle primarie democratiche senza un parlamentare uscente in corsa nei collegi dove Kamala Harris nel 2024 aveva preso almeno due terzi dei voti. Fuori da quelle aree non hanno quasi mai vinto.

Nelle primarie senza un uscente democratico il 23% è stato conquistato da candidati appoggiati dai Democratic Socialists of America o da Justice Democrats. Un altro 8% è andato a candidati sostenuti da Our Revolution ma non dai due gruppi più a sinistra. Il restante 69% è finito ad altri democratici. Sono i numeri di un'analisi pubblicata sul New York Times, che ha classificato i candidati in base a quali organizzazioni della sinistra li hanno appoggiati.

Our Revolution è l'organizzazione nata dalla campagna presidenziale di Bernie Sanders e appoggia di regola il candidato più a sinistra in corsa. Justice Democrats è il gruppo che ha portato in Parlamento Alexandria Ocasio-Cortez e alcuni suoi colleghi. I Democratic Socialists of America riuniscono i socialisti democratici dichiarati, da Zohran Mamdani a Ocasio-Cortez.

Le vittorie della sinistra progressista sono quasi tutte concentrate nelle zone urbane più istruite e più democratiche del paese, quelle dove Harris ha ottenuto i risultati migliori. Nei collegi in bilico e in quelli repubblicani non è quasi mai passata. Dove ci è riuscita lo ha fatto con candidati bianchi, uomini, populisti di estrazione operaia, sul modello di Graham Platner (prima del suo ritiro dalla corsa) e di John Fetterman nel 2022, non con i giovani socialisti democratici che sembrano inarrestabili a New York o che sono cresciuti in Colorado.

Sull'insieme delle primarie senza un uscente dove i democratici partono favoriti o competitivi a novembre, la sinistra progressista ha vinto meno del 20% delle gare. Nei collegi in bilico hanno vinto solo tre candidati appoggiati da questi gruppi. Nessuno dei tre si definisce socialista democratico ed erano tutti sostenuti da una sola organizzazione, Our Revolution, che appoggia il candidato più a sinistra anche quando non fa parte del nuovo attivismo progressista. James Talarico, che corre per il Senato in Texas, ha ricevuto proprio quel sostegno. In collegi ancora più repubblicani sono passati altri due progressisti, anche loro populisti di estrazione operaia.

Justice Democrats e Democratic Socialists of America sono gli unici due gruppi che riservano il proprio appoggio soltanto a questo tipo di candidato. Con questo criterio più stretto, nessun esponente della sinistra progressista ha vinto finora in un collegio o in uno Stato in bilico.

Finché non vince fuori dalle aree più democratiche, la sinistra progressista resterà una corrente ampia e rumorosa del gruppo democratico alla Camera, niente di più. Gli Stati repubblicani e quelli in bilico non rappresentano la base del partito, però di solito decidono il controllo del Congresso e la scelta del candidato alla presidenza.

Il Michigan ha votato martedì per scegliere il candidato democratico al Senato, il Wisconsin voterà l'11 agosto per quello alla carica di governatore. Nei sondaggi della vigilia Abdul El-Sayed in Michigan e Francesca Hong in Wisconsin erano largamente in vantaggio. Una loro vittoria colpirebbe l'idea che i candidati della sinistra progressista non possano competere su scala nazionale nel 2028.

Entrambi hanno giocato una partita favorevole. In Michigan l'establishment democratico ha puntato su Haley Stevens, una candidata dichiaratamente filoisraeliana, in uno Stato dove gli attivisti progressisti sono particolarmente mobilitati contro la condotta di Israele a Gaza. In Wisconsin l'establishment ha faticato perfino a trovare un candidato.

Definire chi appartiene davvero a questa area politica è complicato. Al centro ci sono i socialisti democratici dichiarati, ma il gruppo non si esaurisce con loro. El-Sayed non usa quell'etichetta pur avendo poche differenze programmatiche con Ocasio-Cortez o con Sanders. Allo stesso tempo definirsi "progressista" non basta: i progressisti vincono da anni e molte delle vittorie di questo ciclo sono arrivate contro deputati iscritti al Congressional Progressive Caucus, il gruppo parlamentare della sinistra del partito, che si definiscono progressisti e sostengono l'estensione dell'assicurazione sanitaria pubblica a tutta la popolazione.

La novità di questo ciclo è il successo di un tipo diverso di progressista: giovane, populista, sostenuto dalle organizzazioni di attivisti, socialista democratico oppure indistinguibile da uno sui temi. Gli appoggi dei gruppi restano comunque un indicatore approssimativo. Non tutti i candidati con posizioni di sinistra li ottengono e a volte le organizzazioni scelgono di sostenere un candidato relativamente moderato in un collegio moderato.

In molte gare non c'è alcun candidato appoggiato dalla sinistra progressista. Può essere il segno di una debolezza ancora più profonda, di un movimento così concentrato nelle città da non riuscire a reclutare candidati altrove. Oppure può voler dire che i progressisti hanno scelto di costruire forza nei collegi solidamente democratici, il che lascerebbe aperta la possibilità di risultati migliori nei collegi in bilico quando presenteranno una campagna competitiva.

Nel complesso i democratici moderati hanno vinto la maggior parte delle primarie di quest'anno. Pesa il fatto che quasi tutti i parlamentari uscenti sono moderati e che chi è già in carica vince quasi sempre. Non è però solo questo: i moderati hanno prevalso anche nelle gare senza un uscente, sia nei seggi in mano ai repubblicani sia nei collegi lasciati liberi da deputati democratici che si ritirano.

Un precedente in Michigan e in Wisconsin esiste: Sanders vinse in entrambi gli Stati alle primarie presidenziali del 2016. Da allora la sinistra progressista, compreso lo stesso Sanders nel 2020, non è più riuscita a ottenere quel consenso tra gli elettori democratici bianchi della classe operaia. Una vittoria di El-Sayed e di Hong non dimostrerebbe che i socialisti democratici sono ormai maggioritari nell'America in bilico né che vinceranno le primarie presidenziali del 2028: restano due gare. Mostrerebbe però che la nuova sinistra sostenuta dagli attivisti può vincere fuori dai collegi più democratici, almeno in condizioni favorevoli. Finora non c'era riuscita.

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Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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