I candidati repubblicani al Congresso stanno ignorando la formula che il presidente Donald Trump aveva indicato come la strada sicura per vincere le elezioni di metà mandato: comportarsi come se fosse lui sulla scheda e promettere agli elettori un assegno da 5.000 dollari. A una settimana dalla convention repubblicana di Dallas, un'analisi del Washington Post su oltre un milione di messaggi pubblicati sui social dai politici americani mostra che quasi nessuno ha raccolto l'indicazione. I candidati repubblicani stanno portando avanti i propri messaggi e non quelli del presidente, mentre affrontano un contesto politico sempre più difficile, segnato dai prezzi al consumo alti, dalla guerra con l'Iran che si trascina e da un tasso di approvazione presidenziale che resta basso.
All'inizio dell'anno i politici repubblicani nominavano Trump o il movimento MAGA in circa un post o podcast su sei. I quaranta politici filo-Trump che sono poi saliti sul palco della convention lo nominavano ancora più spesso, in circa un quinto dei loro messaggi. Con il passare dei mesi queste percentuali si sono quasi dimezzate. Alcuni candidati repubblicani hanno tolto i riferimenti a Trump dai propri siti internet e in molte delle sfide più contese i candidati hanno scelto di non partecipare alla convention. Gli unici che continuano a parlare di Trump in modo consistente dopo la convention sono i democratici, che questa settimana lo stanno nominando in circa il 20 per cento dei loro post.
La proposta principale del presidente, l'impegno a inviare 5.000 dollari a ogni cittadino americano se i repubblicani manterranno la maggioranza in entrambe le camere del Congresso, aveva attirato molta attenzione durante e dopo il discorso del 10 settembre dal palco di Dallas. Ma a discuterne sono stati soprattutto i democratici, che nella maggior parte dei casi l'hanno attaccata definendola una promessa irrealizzabile e corrotta. Il deputato Jesús García, dell'Illinois, ha scritto su X che chi crede davvero a quei 5.000 dollari è disposto a comprare qualsiasi cosa gli venga venduta, mentre la deputata Chellie Pingree, del Maine, ha definito la proposta "palesemente illegale e pateticamente disperata".
Anche molti dei repubblicani che sono intervenuti sul tema lo hanno fatto per criticarla. Il deputato Eric Burlison, del Missouri, ha detto a una radio del suo Stato che l'idea degli assegni "è per definizione socialismo". Da allora la promessa è quasi scomparsa dai profili social dei politici.
Lo speaker della Camera Mike Johnson, della Louisiana, che alla convention aveva parlato, si è tenuto sul vago nelle sue dichiarazioni pubbliche e non ha mai rilanciato la misura sui propri account X. Martedì ha detto ai giornalisti che i parlamentari hanno bisogno di più tempo per "elaborare" il piano da 5.000 dollari. "Ci vuole molto tempo per costruire un consenso attorno a queste cose. E quella è un'idea grossa che richiederà un lungo processo", ha detto, aggiungendo che il lavoro è cominciato e che aveva parlato con Trump lunedì sera. Johnson aveva già ricordato che senza un voto del Congresso gli assegni non possono partire.
La proposta ha colto di sorpresa anche i senatori repubblicani. Il leader della maggioranza al Senato John Thune, del South Dakota, ha detto lunedì di non essere stato avvisato prima del discorso del presidente. Il senatore Rand Paul, del Kentucky, ha detto di non capire come l'assegno possa essere presentato come un "dividendo" mentre il governo federale accumula deficit enormi. "Un dividendo lo si dà se si hanno soldi in utile", ha detto ai giornalisti. "Non c'è nessun utile. C'è una perdita da 2.000 miliardi di dollari ogni anno. Non so come si possano dare soldi che non si hanno."
Il senatore John Kennedy, della Louisiana, che siede nella commissione Bilancio, ha detto di riservarsi il giudizio finché non saprà come la Casa Bianca intende finanziare la misura. "Non sono favorevole a indebitarsi per 1.200 miliardi di dollari per poter firmare gli assegni", ha detto, pur dicendosi convinto che l'Amministrazione troverà un modo per coprire il programma.
Secondo Chris Saxman, operatore politico repubblicano di lungo corso in Virginia ed ex deputato dell'assemblea statale, l'idea è difficile da portare in campagna elettorale perché contraddice i princìpi di base del conservatorismo e perché peggiorerebbe l'inflazione. "Abbiamo 40.000 miliardi di dollari di debito. Non è così che si paga il problema dell'inflazione che abbiamo davanti", ha detto al Washington Post, esprimendo dubbi sulle possibilità che la misura venga approvata. Dall'altro lato, ha aggiunto, il solo fatto che il presidente abbia lanciato l'idea la mette in testa alle persone e potrebbe attirare abbastanza elettori in difficoltà economica da ribaltare le sfide più equilibrate. "Al di là dell'efficacia della politica, la politica in sé è piuttosto forte", ha detto.
Qualche repubblicano ha invece sposato la proposta. Il senatore Bernie Moreno, dell'Ohio, si è impegnato a scrivere una legge per attuare l'idea del presidente e ha detto ai giornalisti lunedì che intende presentare il testo "il minuto dopo la fine delle elezioni". Moreno vuole chiamare gli assegni da 5.000 dollari "Trump dividend of success", con la sigla TDS, le stesse tre lettere che il presidente e altri repubblicani usano per "Trump Derangement Syndrome", cioè l'idea che i critici di Trump siano mossi da un'ostilità irrazionale verso di lui. Ha affermato che la sua legge non costerebbe nulla ai contribuenti e che potrebbe perfino ridurre il deficit, senza spiegare in che modo.
Sui tempi Moreno è rimasto vago e ha insistito sul fatto che non avrebbe i voti per far passare la misura entro il giorno del voto, perché il Congresso fino ad allora è troppo impegnato. "I democratici che si agitano per questa cosa fanno quasi ridere, perché sono le stesse persone che dicono: votate i democratici e vi diamo la sanità gratis", ha detto Moreno. "Votate i democratici e vi cancelliamo i debiti universitari. Votate i democratici e arrivano gli assegni per il covid." Due dei tre assegni distribuiti durante la pandemia furono approvati nel primo mandato di Trump.
