Più della metà degli elettori americani non cerca le notizie politiche: le incontra per caso, scorrendo i social, oppure le evita del tutto. È il risultato di una ricerca di Priorities USA, organizzazione che aiuta i Democratici a investire nella comunicazione online, presentata dalla sua direttrice Danielle Butterfield nella newsletter FWIW. Secondo Butterfield questi elettori sono i più facili da convincere e i partiti, chiusi in una bolla di persone molto informate, continuano a parlare a chi segue già la politica.
Il 46 per cento degli elettori sono "cercatori attivi" di notizie. Sono più anziani, più istruiti e più coinvolti nella politica. Quando leggono di politica lo fanno per scelta. Il restante 54 per cento è formato da consumatori passivi o da persone che evitano le notizie: sono meno interessati alla politica e la incontrano soprattutto per caso. Il 12 per cento degli elettori evita attivamente le notizie, un comportamento diffuso in particolare tra le donne nell'età in cui si crescono i figli.
Butterfield scrive che non si tratta di elettori poco informati nel senso tradizionale. Passano ore online ogni giorno, ma saltano, silenziano o superano con un gesto del dito tutto ciò che somiglia alla politica o all'informazione classica. Per i Democratici sono il gruppo più prezioso, perché hanno meno probabilità di essere elettori di parte convinti, hanno più spesso opinioni miste o contraddittorie e possono essere influenzati da nuove informazioni.
L'elettore indeciso come lo immaginano molti strateghi, cioè una persona che segue le notizie ed è davvero combattuta tra i due partiti, è invece sempre più raro. Nei sondaggi di Priorities USA corrisponde a questa descrizione appena il 3 per cento degli elettori registrati. Secondo Butterfield la quota reale tra chi va a votare è probabilmente ancora più bassa.
Il tempo davanti allo schermo degli elettori passivi è dominato dal video, cioè dalle piattaforme di streaming e da YouTube. Priorities USA ha studiato la cronologia di YouTube di alcune centinaia di adulti e ha trovato due mondi separati. I cercatori attivi usano la piattaforma per il commento politico, con programmi come The Daily Show o canali come MeidasTouch. I consumatori passivi guardano soprattutto musica, contenuti sulla cultura pop e video di lifestyle.
Le notizie arrivano a questi elettori attraverso l'algoritmo. Aprono le app per rilassarsi, divertirsi o imparare qualcosa di utile, ed evitano i contenuti che sembrano negativi o stressanti. La politica li raggiunge tramite i contenuti suggeriti dalle piattaforme, le clip condivise dagli amici o i creatori di contenuti che non si occupano di politica. Per questo sono più presenti sulle piattaforme di video brevi: il 47 per cento degli elettori meno coinvolti ha usato TikTok nell'ultima settimana, contro il 39 per cento dei cercatori attivi. Snapchat è stato usato dal 31 per cento dei primi e dal 24 per cento dei secondi.
Butterfield sostiene che i Democratici abbiano sempre cercato di raggiungerli spendendo nei canali politici tradizionali e che per riuscirci debbano spostare i soldi verso ambienti non politici e basati sul video, con contenuti che si inseriscano in modo naturale nei feed che queste persone guardano già.
Priorities USA ha messo alla prova questa idea in Ohio. L'obiettivo erano gli elettori meno coinvolti tra i giovani uomini che su YouTube guardano video di sport, videogiochi e fitness, cioè nicchie popolari e lontane dalla politica. Gli spot sono stati costruiti per assomigliare a quei contenuti: uno di questi, pensato per andare in onda prima di una clip di videogiochi, a prima vista non sembra nemmeno un messaggio politico. Gli spot collegavano il senatore repubblicano Jon Husted all'aumento dei costi dell'energia e allo scandalo di corruzione legato a FirstEnergy.
Secondo Priorities USA la disapprovazione di Husted tra i giovani uomini raggiunti è aumentata di oltre il 5 per cento e le ricerche su Google che associavano Husted a FirstEnergy sono cresciute del 224 per cento. Butterfield scrive che il test e le altre piccole scommesse fatte nel 2026 non servono solo per le elezioni di metà mandato, ma per capire come i Democratici debbano comunicare con un elettorato che si allontana dall'informazione.
La vecchia strategia dava per scontato che il messaggio con i risultati migliori nei test sarebbe arrivato a destinazione. Con lo streaming, i molti schermi e una soglia di attenzione più bassa, però, anche il messaggio migliore serve a poco se le persone lo scorrono senza guardarlo. Butterfield ricorda che il mondo politico vive su Substack e Bluesky, così come quello conservatore vive su Truth Social, mentre la maggior parte degli elettori non li frequenta. Anche il 2024, raccontato come "l'elezione dei podcast", secondo lei ha parlato soprattutto a persone già appassionate di notizie.
Nell'ultima settimana gli inserzionisti politici americani hanno speso circa 45,5 milioni di dollari in pubblicità sulla TV connessa a internet, 21,5 milioni su Google e YouTube e 10,3 milioni su Facebook e Instagram. Il gruppo repubblicano Senate Leadership Fund ha iniziato a fare pubblicità su Snapchat, piattaforma usata finora soprattutto dai Democratici: la spesa è ancora contenuta, ma potrebbe indicare che i Repubblicani stanno provando a convincere gli elettori più giovani nella sfida per il Senato in Maine.
Per Butterfield, se i Democratici non costruiranno una strategia per il 54 per cento degli elettori che ignora le notizie, rinunceranno proprio a chi decide le elezioni. Questi elettori non andranno a cercare i partiti: saranno i partiti a dover entrare nel loro mondo.
