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La pubblicità politica per le midterm ha superato il record delle presidenziali del 2024
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La pubblicità politica per le midterm ha superato il record delle presidenziali del 2024

Secondo AdImpact la spesa per gli spot elettorali supera di poco quella delle presidenziali del 2024. La TV tradizionale resta il canale principale, le sfide per il Senato pesano di più.

Le midterm del 2026 sono diventate le elezioni americane con la spesa in pubblicità politica più alta di sempre. Tra spot già trasmessi e spazi prenotati, il ciclo elettorale 2025-2026 ha raggiunto 11,21 miliardi di dollari, poco più degli 11,20 miliardi spesi in tutto il ciclo delle presidenziali del 2024. Il sorpasso è arrivato a una settimana dal voto del 3 novembre, secondo i dati diffusi lunedì da AdImpact, una società che monitora gli investimenti pubblicitari delle campagne elettorali.

Le midterm sono le elezioni di metà mandato: si rinnovano la Camera, una parte del Senato e molti governatori, ma non si vota per il presidente. Le cifre di AdImpact non tengono conto dell'inflazione e comprendono anche gli spazi pubblicitari già prenotati per i prossimi giorni, non solo gli spot andati in onda finora.

Nel 2022, l'ultima volta in cui si è votato per le midterm, la pubblicità politica si era fermata a 8,9 miliardi di dollari. La spesa di quest'anno ha già superato quella cifra di oltre 2,3 miliardi.

La televisione tradizionale resta il canale che incassa di più, anche se le campagne puntano sempre di più sullo streaming e sulle piattaforme digitali per raggiungere gli elettori che hanno smesso di guardare la TV classica. Nel terzo trimestre dell'anno, tra luglio e settembre, sono andati in onda spot politici per 3 miliardi di dollari: il 51 per cento è finito alla televisione tradizionale e il 15 per cento alle piattaforme digitali. La TV connessa, cioè i contenuti in streaming visti su televisori collegati a internet, ha raccolto il 23 per cento. Le percentuali vengono dall'ultimo rapporto trimestrale di AdImpact e riguardano solo quei tre mesi, non la ripartizione finale dell'intero ciclo.

A giugno AdImpact aveva previsto che la spesa complessiva sarebbe arrivata a 11,6 miliardi di dollari alla fine del ciclo. Di questi, 5,6 miliardi, il 48 per cento del totale, sarebbero andati alla televisione tradizionale, 2,7 miliardi (il 23 per cento) alla TV connessa e 1,6 miliardi alla pubblicità digitale.

A far crescere la spesa sono soprattutto le sfide più combattute per il Senato e per i governatori. Nelle previsioni di giugno la pubblicità per le elezioni al Senato era stimata in 3,4 miliardi di dollari, contro i 2,8 miliardi di una stima precedente. Quella per le elezioni dei governatori era salita da 1,9 a 2,4 miliardi.

Per le televisioni locali l'ondata di spot è particolarmente importante: nei mercati dove le sfide sono più in bilico, le campagne dei candidati e i gruppi esterni, che in queste midterm hanno raccolto somme enormi, si contendono un numero limitato di spazi pubblicitari. La domanda fa salire i prezzi e porta entrate preziose a emittenti che perdono pubblico e vedono in difficoltà la loro pubblicità ordinaria.

Il guadagno è però temporaneo. Dopo il voto gli spot politici spariranno e le televisioni locali torneranno a fare i conti con la difficoltà di attirare inserzionisti e spettatori in un mercato televisivo sempre più frammentato.

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