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Trump agita lo spettro dell'impeachment per invogliare i suoi elettori a votare
Donald Trump parla con i giornalisti dopo aver votato anticipatamente a West Palm Beach, in Florida, il 24 ottobre 2026. Credito: Joyce N. Boghosian / The White House — fotografia ufficiale della Casa Bianca, opera del governo degli Stati Uniti.
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Trump agita lo spettro dell'impeachment per invogliare i suoi elettori a votare

A una settimana dalle midterm le email di raccolta fondi avvertono che con una vittoria dei Dem il presidente finirebbe per essere cacciato dalla Casa Bianca. Per rimuoverlo però servono i voti di due terzi del Senato, mentre i rivali guardano ormai già al 2028.

"Non costringetemi a dirvi addio": è l'oggetto di un'email di raccolta fondi inviata ai sostenitori di Donald Trump in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Il messaggio, spedito sabato 24 ottobre, riporta come oggetto "Farewell President Trump", cioè "Addio, presidente Trump", ed è accompagnato da un'immagine del presidente che saluta dalla porta di un treno. "Tra appena una settimana potremmo doverci dire addio per sempre", avverte il testo, lasciando intendere che una sconfitta repubblicana al Congresso potrebbe costringerlo a lasciare la Casa Bianca.

L'email, finanziata dall'organizzazione politica conservatrice Never Surrender, è consultabile nell'archivio Political Emails. "Dal primo giorno i democratici presenteranno per la terza volta i capi d'accusa per il mio impeachment", si legge nel messaggio. "Ma questa volta potrebbero avere i voti per sbattermi fuori dalla Casa Bianca e buttare via la chiave".

Una vittoria democratica, però, non comporterebbe automaticamente la rimozione del presidente. Per metterlo in stato d'accusa basta infatti la maggioranza semplice alla Camera. Per condannarlo e destituirlo occorre invece il voto dei due terzi dei senatori presenti al processo: 67, se partecipano tutti e 100. Conquistare la maggioranza in entrambe le Camere non equivale quindi ad avere i numeri necessari per allontanare Trump dalla Casa Bianca. Inoltre, il mandato dei parlamentari eletti a novembre comincia il 3 gennaio successivo, non subito dopo il voto.

Ad oggi, nemmeno gli strateghi democratici più ottimisti prevedono una vittoria tanto ampia da consentire al partito di raggiungere quella soglia al Senato in autonomia. Anche per questo i dirigenti restano cauti sull'ipotesi di avviare un nuovo procedimento di impeachment e nei loro piani per il prossimo Congresso hanno evitato di assumere impegni in tal senso.

Una raccolta fondi fondata sulla paura della sconfitta

L'email di sabato fa comunque parte di una serie di questo tipo: già il 4 ottobre un messaggio diffuso a nome di Trump aveva prospettato una fine anticipata del mandato in caso di vittoria democratica: "Queste potrebbero essere le mie ultime quattro settimane da presidente". Il testo conteneva anche una "riflessione cruciale", nella quale il presidente raccontava di aver pregato per l'esito delle elezioni nel Giardino delle Rose della Casa Bianca.

Nell'archivio statunitense Political Emails, che raccoglie i messaggi delle campagne e delle organizzazioni politiche, negli ultimi tre giorni compaiono oggetti come "Questa potrebbe essere la mia ultima settimana da presidente", "Questo potrebbe essere l'ultimo messaggio che vi mando da presidente" e "Hanno già scritto l'articolo sul mio impeachment".

Non ci sono prove che Trump scriva personalmente questi testi, ma i messaggi riflettono un tentativo sempre più disperato di spingere la base repubblicana alle urne, prospettando persino la fine della presidenza se i sostenitori del presidente restassero a casa. "Se la nostra gente non va a votare, è finita. Non ci sarà una seconda possibilità", si legge nell'email di sabato.

La stessa preoccupazione, secondo il quotidiano, spiega i comizi del presidente in Stati tradizionalmente repubblicani come Texas, Kansas e Ohio. Nel partito cresce però il timore che il calo della popolarità di Trump e il caro vita, legato alla guerra ancora in corso con l'Iran, alimentino un forte divario nella propensione a votare: da una parte i democratici, determinati a presentarsi alle urne e dall'altra gli elettori repubblicani sempre più delusi.

Dopo le midterm, la corsa alla successione

Il quadro politico attorno a Trump cambierà comunque rapidamente dopo le elezioni, anche per le mosse dei potenziali candidati repubblicani alle presidenziali del 2028. Il vicepresidente JD Vance lascia intendere da quasi un anno che discuterà delle proprie ambizioni con Trump dopo le midterm, mentre il presidente non ha ancora deciso se sostenerlo.

Anche il Segretario di Stato Marco Rubio si sta preparando a una possibile candidatura. Un segnale in tal senso sarebbe il discorso pronunciato il 7 ottobre sulla collina della Pnice, ad Atene, con l'Acropoli sullo sfondo. In quell'occasione Rubio ha rivendicato la scelta di perseguire la potenza nazionale senza doversene scusare e ha criticato una società che, a suo giudizio, tiene le eccellenze "ostaggio di ciò che è nella media, ordinario, mediocre".

Tra i possibili candidati alla presidenza figura inoltre Pete Hegseth, Segretario alla Difesa, che potrebbe persino accogliere con favore eventuali indagini democratiche sul proprio operato, sfruttandole per presentarsi come l'erede più autentico del movimento MAGA.

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