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I repubblicani hanno più soldi dei democratici per le midterm, ma non stanno ottenendo molto
Daniel Torok, White House, 2026, Flickr, Opera del governo USA
Elezioni 4 min di lettura

I repubblicani hanno più soldi dei democratici per le midterm, ma non stanno ottenendo molto

Le midterm 2026 saranno le più costose della storia. I repubblicani hanno più soldi, ma i sondaggi non si muovono e devono difendere seggi che credevano sicuri.

Le midterm di quest'anno saranno le più costose della storia americana, eppure nessuno dei due partiti pensa di avere abbastanza soldi. Secondo i documenti depositati questa settimana, nelle prime due settimane di ottobre la campagna elettorale è costata un miliardo di dollari. Il record precedente per delle elezioni di metà mandato era quello del 2022, che a sua volta aveva superato il 2018 e il 2014. I repubblicani partivano con un grande vantaggio economico e hanno ancora milioni da spendere, ma secondo un'analisi di David A. Graham pubblicata sull'Atlantic quei soldi non stanno spostando i sondaggi: le sfide restano in equilibrio oppure si spostano ancora di più verso i democratici.

Elettori democratici e repubblicani, che oggi non sono d'accordo quasi su nulla, concordano almeno su un punto: in politica girano troppi soldi. I dirigenti e i candidati dei due partiti la pensano in modo opposto. I democratici sono abbastanza fiduciosi di riconquistare la Camera e sempre più ottimisti sul Senato, ma temono di non avere fondi sufficienti per sfruttare l'occasione. Lunedì Michael Bloomberg, ex sindaco di New York, miliardario ed ex candidato alla presidenza, ha annunciato che darà 80 milioni di dollari per aiutare i democratici prima del voto.

Le principali organizzazioni repubblicane, nonostante la loro disponibilità di denaro, hanno dovuto smettere di spendere nelle sfide che sembrano perse. Il Senate Leadership Fund è il principale super PAC repubblicano per le elezioni al Senato: i super PAC sono comitati che possono raccogliere e spendere somme illimitate, a patto di non coordinarsi direttamente con i candidati. La settimana scorsa non ha comprato nessuno spot televisivo per Mike Collins, il candidato repubblicano in Georgia, che secondo le previsioni perderà contro il senatore democratico Jon Ossoff. In precedenza il gruppo aveva già smesso di sostenere Michael Whatley in North Carolina, dove è in svantaggio contro il democratico Roy Cooper. Martedì il presidente Trump ha tenuto un comizio con Whatley a Greenville e dal palco ha detto che Cooper "diventerà il vostro senatore, ed è una follia".

Con il peggioramento della posizione politica di Trump, che trascina con sé i candidati del suo partito, alcune elezioni che sembravano già decise sono diventate competitive e i due partiti devono coprire una mappa più ampia del previsto. Il Senate Leadership Fund ha spostato parte dei fondi dal North Carolina al Kansas, uno Stato dove un democratico non vince un'elezione per il Senato dal 1932. Lì il democratico Adam Hamilton è diventato una minaccia concreta per il senatore repubblicano Roger Marshall. I democratici, al contrario, temono di non avere abbastanza soldi per approfittare di tutte le occasioni che si sono aperte.

Anche il gerrymandering si sta rivelando una scelta costosa per i repubblicani. Il gerrymandering è il ridisegno dei collegi elettorali per favorire un partito: prima di queste elezioni i repubblicani hanno spinto alcuni Stati a cambiare i confini dei collegi per conquistare più seggi alla Camera. Molti dei collegi che pensavano di vincere facilmente sono però finiti in bilico. Secondo la testata Punchbowl News, dei 14 nuovi collegi i repubblicani ne hanno cinque al sicuro, mentre negli altri nove i loro candidati e i super PAC hanno speso quasi 100 milioni di dollari in spot dal primo settembre.

Alcuni candidati democratici hanno raccolto cifre enormi: James Talarico, che corre per il Senato in Texas, ha raccolto 64 milioni di dollari solo nel terzo trimestre dell'anno, il totale più alto mai ottenuto da un candidato in quel periodo. Il Texas ha molti elettori e molti mercati televisivi diversi, per questo fare campagna elettorale lì è particolarmente caro. Il suo avversario repubblicano, Ken Paxton, ha invece relativamente pochi soldi a disposizione.

I comitati del Partito Democratico e i suoi principali super PAC sono invece in una situazione molto più difficile, perché raccolgono molto meno dei candidati più popolari. In parte dipende dal fatto che il partito del presidente in carica è sempre avvantaggiato nella raccolta fondi. Ma molti donatori sono anche delusi dai democratici: contestano le scelte strategiche che hanno portato alla sconfitta alle presidenziali del 2024, la gestione caotica del Comitato nazionale democratico (l'organo che guida il partito a livello federale) negli anni successivi e una classe dirigente che non li entusiasma.

Nel campo repubblicano la situazione è opposta: i candidati hanno pochi soldi, ma i comitati e i super PAC hanno ancora molte risorse. Gran parte di questi fondi passa per i gruppi di spesa indipendente, cioè organizzazioni come i super PAC che fanno campagna senza essere legate formalmente a un candidato. Secondo un'analisi del Brennan Center for Justice, un centro studi che si occupa di democrazia e sistema elettorale, questi gruppi hanno speso 2 miliardi di dollari fino alla fine di settembre, in larga parte a favore dei repubblicani. Il principale donatore è Elon Musk, che a metà ottobre aveva già speso 366 milioni di dollari in questo ciclo elettorale. Questi gruppi hanno però uno svantaggio: per gli spot pagano tariffe più alte rispetto ai candidati.

A questo punto della campagna i soldi dei repubblicani rendono poco. È troppo tardi per costruire strutture sul territorio, come le reti di volontari che bussano porta a porta. Il denaro può comprare ancora molta pubblicità, ma gli spazi televisivi sono già esauriti oppure costano di più. I repubblicani, inoltre, hanno già riempito televisioni, siti internet e cassette della posta con i loro messaggi, senza ottenere grandi risultati nei sondaggi.

Per Graham i candidati repubblicani sono fermi perché gli elettori sono scontenti per i prezzi alti, soprattutto quelli del carburante, e non apprezzano un presidente che sminuisce le loro preoccupazioni sul costo della vita, si distrae con progetti di vanità ed è impantanato in una guerra in Iran impopolare e che fa salire l'inflazione. Il super PAC di Trump ha ancora 164 milioni di dollari da spendere, ma per Graham nessuna somma basta a far cambiare idea agli elettori su questi temi.

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