Per i giornali americani la notte di martedì è stata soprattutto una sconfitta personale di Donald Trump, prima ancora che una vittoria dei democratici. Il Washington Post parla di una bocciatura "storica" che non si vedeva dal 1974, l'anno successivo al Watergate. Il New York Times stima che i democratici siano avviati a vincere il voto popolare per la Camera con il margine più ampio degli ultimi cinquant'anni. Sul fatto in sé quasi nessuno ha dubbi: i democratici hanno conquistato Camera e Senato, dove arrivano ad almeno 54 seggi. Le letture divergono invece sulle cause e soprattutto su che cosa succederà adesso.
La tesi più diffusa è che il presidente abbia sprecato in due anni il capitale politico con cui era tornato alla Casa Bianca. Il Wall Street Journal apre la sua analisi scrivendo che raramente un presidente ha perso così tanto consenso in così poco tempo. Secondo il quotidiano economico la guerra in Iran e i dazi hanno tradito due promesse centrali della campagna del 2024, quella di tenere gli Stati Uniti fuori dai conflitti e quella di abbassare i prezzi. Anche il Washington Post insiste su questo punto: a differenza di molti presidenti del passato, penalizzati da recessioni o eventi fuori dal loro controllo, il calo di Trump nei sondaggi deriva da scelte sue, dai dazi alla guerra fino all'opposizione alla pubblicazione dei documenti sul caso Epstein.
Il secondo filone riguarda i candidati. La CNN dedica un intero capitolo dei suoi punti chiave agli "errori di reclutamento" del presidente. In Texas Trump ha appoggiato Ken Paxton, il procuratore generale dello Stato coinvolto da anni in scandali, al posto del senatore uscente John Cornyn. In South Carolina ha voluto Darline Graham, sorella del defunto senatore Lindsey Graham e al suo primo incarico politico. In Georgia ha spinto Mike Collins contro un'alternativa più moderata sostenuta dal governatore Brian Kemp. In Ohio ha lasciato campo libero a Vivek Ramaswamy, che ha poi diffuso uno spot con la madre della sua avversaria, con cui la candidata democratica ha da tempo rotto i rapporti.
Tutti e quattro hanno perso. Per il New York Times, molti analisti ritenevano che Cornyn avrebbe battuto il democratico James Talarico senza troppi problemi.
Il presidente rifiuta questa lettura. In un'intervista telefonica al Wall Street Journal ha ammesso che la guerra in Iran è stata "una parte" della sconfitta, ma ha detto di non pentirsene e che la rifarebbe. Secondo lui il problema principale è stato l'aumento del prezzo della benzina, non il conflitto in sé. A Fox News ha ripetuto più volte di non considerare il risultato una sconfitta personale perché non era sulla scheda, dopo aver chiesto per due mesi ai suoi elettori di votare come se lo fosse. Il Washington Post ha contato almeno 41 volte in cui il presidente ha pronunciato quell'invito durante i comizi. Su Truth, il suo social network, Trump ha poi attaccato il governatore del Texas Greg Abbott e ha annunciato che diventerà un "commentatore politico" per spiegare perché i candidati repubblicani hanno vinto o perso.
Dentro il Partito Repubblicano è già cominciata la ricerca dei colpevoli. Il Washington Post riporta che in diretta su Fox News il conduttore Bret Baier ha chiesto a Sean Hannity, uno dei commentatori più vicini al presidente, se senza la guerra in Iran la serata sarebbe stata diversa. Gli esponenti dell'ala "America First" hanno subito accusato i "neocon", cioè i sostenitori dell'intervento militare. Tom Rath, ex membro del comitato nazionale repubblicano, ha definito il risultato "una carneficina totale" parlando con il Wall Street Journal. Un ex alto funzionario repubblicano della Camera ha scritto al Washington Post che i deputati sopravvissuti dovranno chiedersi quanto restare legati a Trump ora che il partito è in minoranza.
Le analisi dei dati concordano su un punto: lo spostamento verso i democratici ha riguardato quasi ogni gruppo e quasi ogni zona del paese. Secondo il New York Times le contee in cui la maggioranza degli abitanti è ispanica si sono spostate di oltre 22 punti verso i candidati democratici al Senato rispetto alle presidenziali del 2024, più di qualsiasi altro gruppo. Le contee a maggioranza bianca senza laurea, il cuore della coalizione di Trump, si sono spostate di oltre 15 punti. Politico nota che le contee vinte da Trump e quelle vinte da Kamala Harris due anni fa si sono mosse in media della stessa misura, circa 8 punti verso sinistra.
Il sondaggio NORC citato dal Washington Post aggiunge che i democratici hanno vinto di 12 punti tra chi indicava l'economia come prima preoccupazione, un gruppo che nel 2024 aveva scelto Trump con 20 punti di vantaggio.
Molti commentatori sottolineano anche che il denaro non è bastato. Le midterm del 2026 sono state le elezioni più costose della storia americana, con più di 5 miliardi di dollari spesi in pubblicità da ciascuno dei due partiti. Elon Musk ha investito quasi mezzo miliardo per sostenere i repubblicani, oltre 200 milioni solo in Texas, dove Talarico ha vinto con circa 11 punti di vantaggio. Il New York Times osserva che è la seconda elezione nazionale consecutiva in cui perde il partito che ha speso di più. Musk ha commentato su X con una battuta: "Guess my election-interfering space lasers didn't work this time", cioè "a quanto pare stavolta i miei laser spaziali per manipolare le elezioni non hanno funzionato".
Una parte della stampa invita però a non leggere il risultato come un'adesione convinta ai democratici. Il Wall Street Journal cita un grande sondaggio sugli elettori delle midterm secondo cui il 53% di chi ha votato ha un'opinione negativa del Partito Democratico, sei punti in più di chi ne ha una positiva. Gli elettori, scrive il giornale, hanno respinto i repubblicani più di quanto abbiano premiato gli avversari. Resta aperta la domanda se lo spostamento durerà oltre la presidenza Trump.
Lo stesso dubbio riguarda la direzione del partito. Il New York Times descrive la vittoria di Abdul El-Sayed in Michigan come un banco di prova: i progressisti la considerano il modello per il futuro, i centristi ricordano che la notte è stata ottima anche per candidati moderati come Adam Hamilton in Kansas. Secondo un sondaggio di Politico, due elettori democratici su tre vogliono che la Camera si concentri sull'opposizione a Trump anche a costo di approvare meno leggi.
Per i mercati la reazione è stata più fredda. Il Financial Times riporta che i futures sulle borse americane erano scesi durante la notte per il timore di nuove regole sul settore dell'intelligenza artificiale, prima di risalire mercoledì mattina. Gli investitori, scrive il quotidiano, si sono detti rassicurati dal fatto che un risultato così netto abbia evitato lo scenario peggiore, quello di un presidente che contesta la legittimità del voto. Trump ha infatti detto al New York Times di essere "assolutamente disposto ad accettare" i risultati, dopo che nelle settimane precedenti si era preparato a contestarli.
Anche all'estero il voto è stato letto soprattutto come un giudizio su Trump. Il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez ha commentato che gli americani hanno votato contro "le politiche che impoveriscono", collegando il risultato alle elezioni spagnole di fine mese. Il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha scritto che gli americani hanno detto "no alla guerra". In Israele, dove sono in corso le trattative per il nuovo governo, l'opposizione ha usato la sconfitta del presidente americano contro Benjamin Netanyahu, che aveva spinto Trump ad attaccare l'Iran. La Cina si è limitata a definire le elezioni un affare interno degli Stati Uniti e a ribadire la volontà di collaborare con Washington.
Lo sguardo di molti giornali è già rivolto al 2028. Il Washington Post riporta che Trump si è rifiutato di indicare un successore e ha lasciato aperta la possibilità di primarie repubblicane competitive. Sul fronte democratico, i governatori Josh Shapiro e JB Pritzker sono stati rieletti con ampi margini e Pritzker ha alluso alle sue ambizioni dicendo di aver scalato "una montagna" e di trovarsi ai piedi di un'altra. La vittoria di Keisha Lance Bottoms in Georgia, osserva il Washington Post, lascia a Jon Ossoff e Raphael Warnock la libertà di candidarsi alla presidenza: se uno dei due lasciasse il Senato, il sostituto lo nominerebbe una governatrice democratica.
